Guerrino Tramonti. Regesto storico-critico

di Josune Ruiz de Infante

   1915

   Guerrino Tramonti nasce a Faenza il 30 giugno 1915, da Sante Tramonti e Cesira Giacchini; fa appena in tempo a conoscere il padre, che muore durante la guerra. “(…) Poi mi parla di suo padre, un tipografo, morto durante la prima guerra mondiale col grado di aiutante di battaglia (...)”. Cfr. ZANASI, Dario, Le immagini fermate nell’argilla. Vita del ceramista Tramonti, uomo dal volto caravaggesco, in: «Il Resto del Carlino», Bologna, 10 settembre 1954, p. 3.

   Dopo la morte del padre, Tramonti abita in Via Cavour, presso l’Istituto Tecnico “Alfredo Oriani”, dove Cesira Giacchini lavora come custode. In una sala dello stesso Istituto, il giovane Tramonti allestirà il suo primo studio di pittura dove, incoraggiato dalla mamma, realizzerà le prime opere d’arte. “(…) egli si considera un autodidatta mentre afferma che fin da bambino voleva fare lo scultore”. Cfr. PLACCI, Emma, Guerrino Tramonti: pittore, scultore, ceramista. Romagnoli si nasce, in: «La Ceramica», Faenza, n. 6, giugno 1971, p. 211.

   1927

Ottobre

   Il giovane Guerrino si iscrive alla Scuola Comunale di Disegno Industriale e Plastica per gli Artigiani “T. Minardi”, frequentandola per quattro anni. “(...) È da quando sua madre, avendo intuito il talento d’artista innato del figlio, pensò di iscriverlo, attorno all’età di dieci anni alla Scuola di Arte e Mestieri di Faenza. Occorre dire, senza farne qui la storia, che questa Scuola era stata dal XIX secolo la fucina, il vivaio delle migliori energie artistiche di Faenza. La generazione nata nell’ultimo quinquennio circa del secolo scorso – non a caso – vi si era formata in una visione, in un approccio globale alle arti, da quelle del disegno alla pittura, alla plastica, alle arti cosiddette decorative e applicate. In quel vivaio erano fioriti, fra i numerosi altri, i talenti di Domenico Baccarini, Domenico Rambelli, Francesco Nonni, Pietro Melandri. (...) A Domenico Baccarini, alla sua versatilità nelle arti, alla sua precocità d’espressione, al ruolo avuto dalla madre, alle povere origini, a questi ed alti motivi ancora è possibile avvicinare la personalità di Guerrino Tramonti. Nell’approccio a uomini e situazioni, nell’istintiva e insieme coltivata vocazione all’arte che ne spiega il rigore di giudizio, il suo ardore si stempera nel pudico ricordo della madre, nella sua costante “presenza” e tanto più di quanto egli non esprima. Testimonia direttamente l’artista: “Alla fine del corso serale alla Minardi mia madre chiese al direttore se avessi le capacità per intraprendere la professione artistica. Secco le rispose che cambiassi mestiere. Ma il fatto più clamoroso fu che pochi anni dopo, nel 1931 al Premio Rimini, mi fu assegnato il II Premio per la scultura e quel professore fu scartato. Questo è l’inizio della mia tormentata carriera di artista. (...)”. Cfr. BOJANI, Gian Carlo, Guerrino Tramonti, o della Ceramica–Ceramica, in: «Keramikos», Milano, n. 14, aprile 1990, p. 74.

   1928

Ottobre

Tramonti si iscrive alla Regia Scuola di Ceramica di Faenza (l’attuale Istituto Statale d’Arte per la Ceramica “G. Ballardini”), nella prima classe della sezione “aprendisti”, dopo avere sostenuto un esame in “disegno”. Frequenterà i tre anni scolastici che costituiscono il corso di Decorazione Ceramica, sotto la guida di Anselmo Bucci, ottenendo il diploma nel 1931. Tra gli insegnati che diventeranno un punto di riferimento per il futuro artistico del giovane, spicca la figura di Domenico Rambelli. L’allievo frequenta pure il secondo anno di studi presso la Scuola Comunale di Disegno Industriale e Plastica per gli Artigiani “T. Minardi”.

  

1929

Tramonti inizia la frequentazione dello studio dell’amico pittore Franco Gentilini; qui nascono i primi due quadri del giovane artista. “(…) La consuetudine, la stessa matrice culturale, determina talvolta nei due giovani (ma Gentilini ha qualche anno di più) una consonanza di temi, una stessa visionarietà surreale. Ma molto presto Gentilini lascia la sua città e Tramonti rimane. E Faenza (ma complici – bisogna pur dirlo – le necessità della vita) si propone al futuro dell’artista con la sirena suadente della sua tradizione. (…)”. Cfr. LUISI, Luciano, Tramonti. Ceramica–Ceramica, in: Tramonti. Antologica Ceramica-Ceramica, catalogo della mostra, Faenza, Palazzo delle Esposizioni, 1990. Faenza, Litografica Faenza, 1990.

Settembre

Il giovane Guerrino Tramonti si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Ravenna che, non trovando corrisposte le sue aspettative, abbandonerà poco tempo dopo. “(…) Faentino, usciva quattordicenne dall’Istituto d’Arte per la Ceramica, e non ci fu verso di mandarlo più a scuola. Alla scuola di ceramica c’era però Domenico Rambelli a insegnare, il quale, anche fuori dalle aule scolastiche teneva d’occhio il ragazzo. E, da Rambelli, Tramonti apprese molte cose: capì che la strada dell’arte è ardua, faticosa, bisogna lavorare, patire, non perdersi mai d’animo. Con lui ha le prime rivelazioni. La mente comincia a caricarsi di quel bagaglio che solamente gli artisti conoscono: gli scoraggiamenti, gli entusiasmi, i tormenti che, anche da adulti, ricorderanno. Ma Rambelli non sta fisso a Faenza. Viaggia. Ha molti lavori fuori via. Come si può tenere un ragazzo sempre in giro? La mamma pensa di mandarlo a Ravenna all’Accademia. “Bene, bene”, dice, contento, Tramonti che crede di trovare colà uno studio di Rambelli più in grande, con maestri che insegnano anche quando portano gli allievi a spasso, svelandosi fanciulli a te fanciullo. (…) Io voglio fare così. No. Bisogna stare alle regole. Devi fare questo bassorilievo. No. Lo faccio a tutto tondo invece, e non lo copio: che ve ne viene? Non cascherà mica l’Accademia! Litiga, e dopo un mese e ne va via. Eccolo in giro di nuovo per Faenza. Ricapita alla scuola di ceramica. Dipinge paesaggi, nature morte. Ma gli piace Rambelli che scolpisce grande, monumentale, che fa poderose statue per le piazze. Dipinge, ma gli piace la scultura. Dipinge perché costa meno ed è più facile fare qualche baiocco. In quei giorni è di passaggio a Faenza il Conservatore del Museo di Stoccolma. Gli stranieri sono curiosi. Vede i lavori del ragazzo. Dice che gli sembrano opere dei Giacomo Ensor. (…) Fa un blocco per il suo museo (…)”. Cfr. PASQUINI, Luigi, Tramonti scultore dell’aurora, in: «Il lavoro fascista», Roma, 10 giugno 1941.

Ottobre

Tramonti si iscrive al secondo anno della sezione “aprendisti” presso la  Regia Scuola di Ceramica di Faenza.

   1930

   Luglio

   Forlì, Mostra Regionale di Forlì. Il giovane artista partecipa ad una delle sue prime mostre collettive.

Ottobre

Tramonti si iscrive al terzo corso della sezione “aprendisti presso la  Regia Scuola di Ceramica di Faenza.

   1931

Giugno

Ferrara, I Mostra d’Arte Moderna. Nella collettiva, Tramonti espone diversi ritratti scultorei.

Faenza, Regia Scuola di Ceramica, Mostra didattica degli allievi della Scuola (dal 5 al 7 giugno). Tramonti espone insieme agli allievi del terzo corso di Decorazione Ceramica: Carlo Zoli, Giovanni Santandrea e Umberto Barchetti che, secondo le parole di un giornalista,“tutti dimostrano un alto grado di perfezione tecnica”. Cfr. La Mostra Didattica alla R. Scuola di Ceramica, in: «Corriere Padano», Ferrara, 5 giugno 1931, p. 5.

Luglio

Faenza, Scuola “T. Minardi”. Guerrino Tramonti ottiene la licenza presso la Scuola Comunale di disegno industriale e plastica per gli artigiani. Tra i colleghi figurano Germano Belletti, Antonio Cacciari, Rosanna Casadio, Domenico Matteucci, Melisanda Lama, Roberto Pedri, Emilio Spada e Aldo Zannoni.

   1932

   Aprile

   Faenza, Sala del Palazzo Zacchia, I Mostra d’Arte dei G.U.F. Romagnoli (dal 17 al 30 aprile). La mostra collettiva di pittura, scultura e xilografia è presentata dal discorso inaugurale di Lorenzo Viani. Espongono, tra gli altri, Franco Gentilini, Serafino Campi, Domenico Liverani e il giovane Guerrino Tramonti, che presenta diversi dipinti, tra nature morte e paesaggi, oltre ad un saggio tridimensionale dal titolo “L’Ariete” (Due erculei uomini che trasportano un fascio littorio). Carlo Savoia elogia il “(…) giovanissimo, vergine d’ogni grigiore di scuola: Guerrino Tramonti. Egli dimostra chiaramente che la pittura, pur essendo soprattutto colore, è anche forma e volume. Belle le sue nature morte colle mele; coloratissime e plasticissime. Anche la sua scultura, intitolata l’Ariete, è un buon saggio di plastica, condotta con sicura mano e con una larga visione dei piani e del moto. (…)”. Cfr. SAVOIA, Carlo, La Mostra dei G.U.F. Romagnoli a Faenza, in: «L’Assalto», Bologna, aprile 1932.

Giugno

Faenza, Sala del Palazzo Zacchia, Mostra d’Arte e dell’Artigianato (dal 26 giugno al 10 luglio 1932). La collettiva, organizzata dalla “Settimana Faentina”, propone al pubblico le novità della ricerca artistica cittadina. Il giovanissimo Tramonti espone tre dipinti ad olio intitolati, “Testa di ragazzo”, “Paesaggio”, “Natura Morta”, ed una scultura dal titolo “Testa di Vecchio”, che, come osserva Giancarlo Polidori in un articolo pubblicato sul «Corriere Padano»,“rivela delle qualità di modellatore attento ed energico”. Alla mostra partecipano Giovanni Romagnoli, Giovanni Guerrini, Ercole Drei, Giuseppe Golfieri, Franco Gentillini, Domenico Rambelli, Francesco Nonni, Orazio Toschi, Giuseppe Ugonia, Alfredo Morini, Papiani, Ennio Golfieri, Anselmo Bucci, Gatti, Melandri-Cornacchia e Neo Massari.

   Agosto

Rimini, I Concorso d’Arte Premi Rubicone. Tramonti vince il Primo Premio per la Scultura.

Rimini, Concorso Premi Rimini di Pittura e Scultura. La giuria del concorso, composta da Giovanni Guerrini, Domenico Rambelli ed Anacleto Margotti, riconosce a Guerrino Tramonti il Secondo Premio per la scultura (ex-aequo con Alfredo Ricci), mentre il primo premio è assegnato a Gaetano Brighi. Tra i pittori premiati si trovano M. G. Dal Monte, Achile Lega, Franco Gentilini. Cfr. L’assegnazione dei “Premi Rimini” di pittura e scultura, in: «Corriere Padano», cronaca di Faenza, 18 agosto 1932, p. 7.

Ottobre

Forlì, Scuola “Rosa Maltoni Mussolini”, II Mostra Sindacale d’Arte della Emilia-Romagna (dal 30 ottobre). La mostra collettiva, curata da Giovanni Guerrini, ospita centodue artisti dell’Emilia-Romagna, selezionati da Bruno Saetti, Giuseppe Graziosi e Gianni Vagnetti. Alla mostra partecipano docici artisti faentini, tra cui Nonni, Gentilini, Ugonia, Melandri, Campi, Bulgarelli, Matteucci, Sella, Ricci e Tramonti. In una recensione, Orio Vergani segnala la “Testa di Ragazza” del “giovanissimo Tramonti, uno scultore diciassettenne di fine senso lirico”, accanto all’imponente torso per il monumento ai Caduti presentato da Domenico Rambelli.

   1933

Piacenza, Tramonti vince il concorso per la realizzazione di una statua alta tre metri per la Casa del Balilla.

   Maggio

   Firenze, Prima Mostra Nazionale Sindacato Belle Arti. In contemporanea sono allestite le mostre dedicate allo scultore ottocentesco Lorenzo Bartolini e a Libero Andreotti. Nella rassegna sono presenti, tra gli altri, Arturo Martini, Francesco Wild ed Angelo Biancini. Tramonti partecipa con la scultura intitolata “Ritratto di giovane”, ottenendo grandi consensi. “Chi voglia soffermarsi sulle opere di scultura contemporanea: la constatazione, cioè, di un convinto e pressoché generale ritorno a forme create col vero rispetto di quei valori che hanno stabilito in eterno le leggi fondamentali dell’arte plastica; un complesso che riprende (…) il linguaggio dei nostri maggiori (…). Fuor da ogni esoso ninnolismo e dalla vana elaborazione di concezioni oramai inonoratamente sepolte, i giovani scultori riprendono dunque a marciare, (…), su più sicure vie: sulle vie che videro le ansie, le lotte, i trionfi degli uomini che hanno dato all’arte italiana la luce di una gloria imperitura”. Cfr. B., G., Le opere di scultura alla Mostra Nazionale del Sindacato delle Belle Arti in Firenze, in: «Il Popolo d’Italia», Milano, 11 maggio 1933.

   Ravenna, Mostra Sindacale d’Arte, collettiva.

   Giugno

Ferrara, Palazzo di Sant’Anna, III Mostra d’Arte Moderna (dal 4 giugno al 27 luglio). La mostra collettiva è promossa dal Sindacato Emiliano-Romagnolo di Belle Arti, in occasione del centenario ariosteo. La commissione per la selezione è composta da Funi, Tosi, Drei, Rambelli e Bertocchi. La rassegna include le personali dei pittori ferraresi Funi e De Pisis e del futurista Tato. Tramonti partecipa alla mostra con diverse sculture, tra cui una “Testa di ragazzo” (un autoritratto) ed un busto di “Ragazza” in gesso patinato “che si intonano perfettamente con la pittura d’avanguardia di Funi e di De Pisis”. Cfr. PADOVANI, Corrado, La pittura e la scultura italiana del ‘900,  in: «Corriere Padano», Ferrara, 4 giugno 1933, p. 3. Alberto Neppi considera “(…) di franca tendenza novecentesca, senza eccessi però, il faentino Tramonti (Autoritratto e Testa di Ragazza) e a tutti di gran lunga superiore, anzi in grado di dare filo da torcere a scultori arrivati (…)”. Cfr. NEPPI, Alberto, Sindacali d’arte contemporanea. La terza Mostra del Sindacato d’Emilia e Romagna, in: «Il Lavoro Fascista», Roma, 14 giugno 1933.

Luglio

   Rimini, Sale dell’Asilo Baldini, La Mostra Interprovinciale d’Arte e i Premi Rubicone  di pittura scultura e bianco-nero (da luglio a settembre). La rassegna  e il concorso sono organizzati dalla rivista  “Il Rubicone” di Rimini. Guerrino Tramonti vince il Primo Premio per la Scultura, ex-aequo con Piero Bagli e Angelo Biancini. L’opera premiata dalla giuria, composta da Domenico Rambelli, Achille Lega e Gino Marzocchi, s’intitola “Pastore che dorme”. Tra le opere esposte si trovano diversi ritratti, di cui alcuni studi realizzati per le statue della mostra ferrarese; secondo il recensore,  la “Ragazza che ride”“è la cosa migliore di tutta la mostra”. Cfr. BOCCHINI, Ettore, La Mostra Interprovinciale d’Arte e i Premi Rubicone  di pittura scultura e bianco-nero, in: «Il Rubicone», Rimini, a. II, n. 8-9-10, agosto-settembre-ottobre 1933. L’artista faentino partecipa anche con diversi dipinti. Infatti, “(…) dipingendo la mascherina sorniona di Oggetti [Ojetti?], il Tramonti ha pensato alle macabre e tragiche maschere di Ensor forse più che al simbolo della commedia, ma nel forte ritratto di Giovane e nella sintetica Natura morta, che è fra le composizioni più squisite della mostra, afferma la sincerità dei suoi propositi. È antica tradizione italiana di essere ad un tempo pittori e scultori, qui ne danno esempio Tramonti, Bagli, Melandri. (…)”. Cfr. PADOVANI, Corrado, Premi Rubicone. Una mostra sindacale d’arte a Rimini, in: «Corriere Padano», Ferrara, 8 agosto 1933, p. 3. Tra i colleghi artisti presenti nella mostra spiccano le figure di Pietro Melandri, Ercole Drei, Ettore Bocchini e Franco Gentilini. Secondo la critica dell’epoca, “I diciotto anni di Guerrino Tramonti sono la più bella garanzia delle sue qualità. Questo giovanissimo dalla bella sensibilità artistica non deve tuttavia commettere un peccato che è un poco solito ai giovani i quali si fermano al primo successo, convinti già di aver raggiunto l’apice della loro capacità. Noi a Tramonti vogliamo dire il “bravo” affettuoso che lo deve incoraggiare, che deve convincerlo a non fare pause nel suo lavoro, a non disdegnare lo studio e a temere la fatica: le sue qualità sono spiccate e nobilissime, il suo buon gusto è di un’evidenza che deve persuadere anche gli scettici; (…). Con i sei lavori che Tramonti ha portato a Rimini ha dato prova di affermarsi subito. È un giovane che ha delle grandi e nobili sensibilità; è capace di fare della strada perché i suoi nervi sono forti e sono tesi. Tre pitture e tre sculture: sei lavori insomma che meritano di essere considerati i migliori della Mostra. C’è particolarmente “Il pastore dormiente”che è un grande lavoro: sembra persino impossibile che un giovane come il Tramonti abbia una forza sensitiva ed una potenza di concezione così espressiva. Tramonti è destinato ad un bel successo: basta che la sua arte non abbia delle pause!… Cfr. Guerrino Tramonti. Faentini alla Mostra di Rimini, in: «Corriere della Sera», Milano, luglio- agosto-settembre 1933.

Settembre

   Ravenna, Mostra Sindacale d’Arte. La collettiva è organizzata dal Sindacato Interprovinciale delle Belle Arti.

   1934

   Tramonti vince il Premio di incoraggiamento della Reale Accademia d’Italia.  

Maggio

   Ravenna, Sala di Via Mariani, I Mostra Provinciale d’Arte. La collettiva è organizzata dal Sindacato Interprovinciale delle Belle Arti e curata da Carlo Pini ed Ettore Bocchini. La giuria di selezione è composta da Vittorio Guaccimanni, da Franco Dani e da Roberto Pinzauti. Tramonti espone un disegno dal titolo “Studio di Testa”, oltre a due sculture in terracotta: “Testa di Ragazza” e “Ragazza”. Anacleto Margotti afferma che l’attività di pittore “(….) non può essergli che di un secondario aiuto alla sua opera di scultore, capace di ampie modellature, di una plastica eficace, piena di sostanza e di vita. (…)”. Cfr. MARGOTTI, Anacleto, La Mostra Sindacale d’arte a Ravenna, in: «Il Popolo d’Italia», Milano, maggio 1934. Alla rassegna partecipano, tra gli altri, Giuseppe Ugonia, Renato Signorini, Ettore Bocchini, Alberto Salietti, Roberto Sella, Giovanni Maioli e Orazio Toschi. In un articolo pubblicato su «Il Resto del Carlino», le opere di Guerrino Tramonti sono considerate tra le “più belle presentate” nella mostra. “Lo studio di Testa di Guerrino Tramonti costituisce un nuovo capolavoro di questo giovanissimo artista che non ancora ventenne si è già creato una personalità. I suoi recenti successi di Ferrara, le sue affermazioni in diverse altre località ove è apparso in tutta la sua energia, lontano dal creare in lui le facili e mediocri pretese dell’artista già arrivato lo hanno costretto a creare opere solide. La scultura di Tramonti è di un’armonia ben definita. Costruzione veramente forte, l’opera di Tramonti rimane tra le più espressive della prima sala (…). Ancora Guerrino Tramonti ha nella terza sala due opere il cui pregio si manifesta tanto più espressivo in quanto le terrecotte di altri scultori sono ben lontane dal valore delle opere del faentino. Tramonti, bisogna dirlo senza inutili ambagi, s’impone all’attenzione degli osservatori. Egli è forse il più giovane degli espositori ma è certo fra quelli che dicono più intense parole di vita, e di freschezza. Il suo è un lavoro pieno di un fascino particolare: tutto luminoso di una verità espressiva e grande: è una personalità che ha superato in maniera trionfante il periodo dei tentativi per affermarsi completamente”. Cfr. La mostra provinciale d’arte a Ravenna. Il brillante successo degli artisti faentini, in: «Il Resto del Carlino», Bologna, maggio 1934.

   Agosto

   Rimini, Kursaal, II Concorso d’arte premi Rubicone (dal 1 agosto al 30 settembre). Tramonti vince il “Primo Premio per la Scultura” al concorso bandito dalla rivista «Il Rubicone» di Rimini, indirizzato agli artisti dell’Emilia Romagna. La giuria è composta da Cipriano Efisio Oppo, Bruno Santi e Arturo Martini. Tra gli artisti in gara si trovano Saetti, Bianchi, Toschi, Graziosi, Zamboni, Brancini, Magnavacca, Ilario Rossi, Gherlinzoni, Ruffini e Minguzzi. Gli scultori selezionati dalla giuria sono soltanto cinque. Il giovane Tramonti presenta sei lavori, tra cui “Busto di Alfredo Oriani”, “Busto di Ragazza”, “Maschera” e la composizione in bassorilievo, ispirata al tema del lavoro: “(…) (un fabbro che picchia sull’incudine e un garzone che tira il mantice) ha dei buoni particolari, specialmente il braccio del forgiatore (…)”. Cfr. B. V., I “Concorsi Rubicone”, in: «Corriere della Sera», Milano, 1-2 agosto 1934. “(…) Tramonti è anche pittore e lo si sente pittore anche quando modella questo grande bassorilievo – patinato in verde – con l’uomo che banga e la madre col bimbo al petto e nel fondo stanno tronchi nodosi e case. (…)”. Lo scultore presenta pure le “Figurette nude del Balilla (che ornano la casa del Balilla a Piacenza), anche queste patinate in verde, vi è una ricerca di moto nella parte superiore e una scioltezza nel gesto delle braccia alzate che è ricca di promesse”. Cfr. PADOVANI, Corrado, La mostra dei “Premi Rubicone”, in: «Corriere Padano», Ferrara, 8 agosto 1934. La critica mette in risalto la figura dello “(…) scultore Guerrino Tramonti, giovane e notissimo ormai per i successi riportati in manifestazioni nazionali, il quale presenta sei lavori improntati a quella caratteristica personale che lo distingue. Tutti i lavori sono molto belli, ma particolarmente va citato il “Balilla”, eseguito dal Tramonti per la Casa del Balilla di Piacenza, che si può considerare e che si può considerare fra le opere più pregevoli presentate alla mostra. Modellato con un gusto particolarissimo, pieno di vita e di freschezza, il Balilla del Tramonti sintetizza brillantemente tutta la virilità e l’entusiasmo della generazione odierna. Altro lavoro pregevole dello stesso Tramonti è il busto di Alfredo Oriani, opera veramente forte e virile che dimostra una volta ancora le eccezionali qualità del giovanissimo artista. Vanno annoverati poi un busto di ragazza, una maschera ed altri due busti. Di questo giovane, bisogna apprezzare le qualità eccezionali, il gusto, la forza e la briosità che lo collocano certamente in primo piano, non più come una promessa. (…)”.  Cfr. Artisti faentini alla Mostra “Premio Rubicone”, in: «L’Assalto», Bologna, agosto, 1934. In seguito al concorso,  il giovane artista è invitato da Arturo Martini a seguirlo nel suo studio di Milano. “(…) Riferirsi a quell’incontro con Martini potrebbe già porre in un’indicazione critica, non puramente episodica. Un incontro che ebbe d’altronde a ripetersi lungo quel decennio. Alla base tuttavia della sapiente costruzione plastica delle terrecotte, nella semplificazione rigorosa dei loro volumi, nella sorprendente acribia tattile della levigazione dei piani e superfici in dialettica composizione con le masse fra luci ed ombre riportate; alla base di tutto questo, più che una piena consapevolezza critica dell’attualità di quel Maestro e del suo superamento dei dettami novecentisti, era semmai una disponibilità istintiva (…) coniugata con una fondamentale attenzione ai classici dell’arte. (…)”. Cfr. BOJANI, Gian Carlo, Guerrino Tramonti, in occasione di una antologica, in: «La Faenza», bollettino del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, a. LXXLI, 1990, n. III-IV, p. 135.

1935

Novembre

Roma, la rivista “Augustea” pubblica, sulla copertina del numero di novembre, il bozzetto del  Balilla realizzato per la casa del Balilla di Piacenza”.

1936

Settembre

Ravenna, Casa Oriani, II Mostra d’Arte Moderna (dal 13 al 30 settembre). La rassegna collettiva è organizzata dal Sindacato Fascista delle Belle Arti della Provincia di Ravenna, in occasione delle celebrazioni dantesche. La giuria di accettazione è composta da Giovanni Romagnoli, da Ettore Bocchini e da Domenico Rambelli. Tra i pittori si trovano Giovanni Guerrini, Franco Gentilini e Alfredo Morini, mentre la scultura è rappresentata da Angelo Biancini, da Domenico Rambelli e dal giovane Guerrino Tramonti, “che in una serie di teste si rivela ottimo modellatore”. Anacleto Margotti afferma che “(…) la scultura, molto egregiamente rappresentata, ha opere che vanno dall’originalissimo e vigoroso Domenico Rambelli (…) al giovane Guerrino Tramonti”(…), di cui  propone un busto di “Ragazza” tra “i lavori principali” della mostra. Cfr. MARGOTTI, Anacleto, La II Mostra Sindacale di Ravenna nella “Casa Oriani”, in: «Il Popolo d’Italia», Milano, 13-30 settembre 1936. Nel catalogo della mostra sono segnalate tre opere del giovane scultore faentino, tra cui una testa femminile in terracotta, intitolata “Maschera”.

   1938

L’attività di Tramonti, durante l’intero anno, è documentata in Liguria, presso la manifattura  “La Casa d’Arte” di Albisola Capo (Savona), dove il “noto scultore” di Faenza “ha modellato per la Casa d’Arte di Albisola interessanti e artistici pezzi ceramici”. Cfr. Tramonti Guerrino, in: Enciclopedia biografica e bibliografica italiana. Serie XLI Ceramisti, a cura di Aurelio Minghetti, Milano, Istituto Editoriale Italiano Bernardo Carlo Tosi, 1939,  p. 404. “(…) nel 1938 cominciò a lavorare come modellatore ad Albisola; un’attività che si rivelò assai proficua per gli sviluppi futuri delle sue espressioni artistiche, nonché fonte di continui contatti con i grandi scultori contemporanei in particolare Arturo Martini, Aligi Sassu e Lucio Fontana. La produzione di quegli anni si adeguò agli intenti monumentali e celebrativi dell’epoca (eravamo in pieno Fascismo) prediligendo bassorilievi dedicati al tema del lavoro, alla maternità … con un occhio sempre attento al “classicismo” dell’epoca. Il successo ottenuto come scultore e il talento pittorico, apparvero a Tramonti strumenti indispensabili per un nuovo approccio con la ceramica. (…)”. Cfr. GIUDRINETTI, Elisabetta, Guerrino Tramonti: artista aristocratico, in: «L’Italo americano», Milano, 6 luglio 1995,  p. 6.

   Giugno

   Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, I Concorso Nazionale della Ceramica (dal 26 giugno al 10 luglio). L’artista vince il IV Premio al concorso faentino con una “Testa di Fanciulla” in terracotta con smalti policromi, realizzata dalla Manifattura La Casa d’Arte di Albisola Capo (di Agino e Barile) su modello di Guerrino Tramonti. L’opera, passata alle collezioni del Museo, sarà distrutta durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale.

   Luglio

   Spotorno (Savona), Mostra Bagutta, collettiva.

   Ottobre

   Savona, V Mostra Sindacale, collettiva. L’atista faentino è presente come scultore, assieme ad Agenore Fabbri, Mario Raimondi e Zanini.“(…) Guerrino Tramonti ci presenta una “Niobe” che forse è il pezzo migliore dei suoi esposti. C’è in essa un senso di disperato, incontenibile dolore, che appare dalla lieve apertura della bocca, troppo chiusa perché possa uscirne un grido profondo, ma teso invece nell’abbandono ormai di ogni volontà reattiva, che appare negli occhi smagati e fissi, mentre i cadenti capelli paiono accompagnare questo senso di dolore ormai vinto. Notevole ancora del Tramonti “L’Annunciazione”, nella quale però dobbiamo notare una certa freddezza di movimenti, specialmente nella figura della Vergine: d’altra parte la composizione rivela buon senso costruttivo e armonia complessiva di linee. C’è piaciuto invece di più la terracotta della “Attesa”, che rappresenta un busto nudo di giovinetta: un senso di fragilità nell’attaccatura e nella modellatura esile delle spalle, un senso di tremore pudico e pure nel tempo stesso sensualmente ardito. Mi pare che Tramonti abbia rivelato qui buone possibilità artistiche, che siamo certi saprà meglio sfruttare, quando una maggiore pratica della materia gli consentirà una più precisa realizzazione dei propri fantasmi artistici”. Cfr. RAIMONDI, Piero, Gli scultori alla V Mostra Sindacale, in: «Lavoro», Savona, 2 novembre 1938.

   1939

   Giugno

   Faenza, Ex Convento di S. Maglorio, II Concorso Nazionale della ceramica (dal 25 giugno al 15 luglio). L’artista partecipa al concorso “a soggetto libero”, riservato ai giovani ceramisti. Il gruppo scultoreo “Gli amanti” di Guerrino Tramonti è segnalato tra le opere non premiate meritevoli di singolare menzione. Il “Premio Faenza” è assegnato a Pietro Melandri.

   Faenza, Ex Convento di S. Maglorio, VII Mostra Interprovinciale Faenza D’Arte Faenza (dal 25 giugno al 9 luglio), mostra collettiva organizzata dal Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti Emilia-Romagna, Sezioni di Ravenna-Forlì-Ferrara. Angelo Biancini, Ettore Bocchini, Roberto Sella, Luigi Servolini e Cafiero Tutti allestiscono 248 opere di pittura, scultura, disegno e decorazione in sette sale del Ex-Convento di San Maglorio. Nella nostra “Vi incontriamo quasi tutti i più bei nomi delle tre province. Ecco Achille Funi trionfatore con due suoi stupendi cartoni per affresco; ecco Filippo De Pisis con una sua deliziosa natura morta, che con pochi tocchi e con l’evidenza di alcune melagrane ed un fiaschetto ci innalza in un mondo di poesia; ecco Domenico Rambelli che con tre sui gustosissimi disegni a colori ci conferma il senso vasto e vero e panico della sua arte (…)”. Cfr. CAMPANA, Michele, Fra le 248 opere della Mostra d’arte delle province di Ferrara, Forlì e Ravenna, in: «Corriere Padano», Ferrara, 8 luglio 1939, p. 3.  Tra i pittori presenti si trovano anche Giovanni Maioli, Orazio Toschi, Pietro Casadio, Francesco Nonni, Alberto Salietti, Giordano Severi e Luigi Servolini; tra gli scultori spiccano le figure di Angelo Biancini, Giuseppe Tampieri, Elio Morri, Giuseppe Casalini, Ettore Lotti e Gaetano Brighi. Guerrino Tramonti partecipa con cinque opere realizzate in terracotta: “Madonna con bambino”, “Vestale”, “Ritratto di ragazzo”, “Cristo” e “Cantilena”, definite “di un gustoso sapore romantico” con le quali, secondo Camillo Rivalta, l’artista “dà prova della sua genialità e del suo entusiasmo giovanile”. Cfr. RIVALTA, Camillo, Concorsi speciali in margine alla VII Mostra  d’arte, in: IX Settimana Faentina. 25 giugno – 9 luglio 1939-XVII, Faenza, F.lli Lega, 1940, p. 36.

   Faenza, Ex Convento di S. Maglorio, Concorsi speciali in margine alla Mostra d’arte. Tramonti partecipa al concorso promosso dall’Accademia di Belle Arti di Ravenna, per la realizzazione di un busto in terracotta intitolato al “Conte Vittorio Guaccimanni”.

1940

Aprile

   A. Albonetti pubblica sul «Meridiano di Roma” una testimonianza, poi riportata sul “Corriere Padano”, dell’incontro con il giovane scultore nello studio di Faenza: “Nello studio di Tramonti a Faenza intere famiglie di teste, di figure, di corpi mutilati si affacciano ai miei occhi in attesa di una amicizia. (…) Tramonti mi guarda fermo seguendomi con occhio sornione: una grande distanza mi separa dal suo mondo da favola, ma presto la distanza si riempie di parole attese che commentano e individuano con passione gli eroi impassibili e freschi della sua fantasia, che prendono vita all’appello, venendomi davanti con tutta l’innocenza degli occhi di gesso o la bocca di terracotta. Caso per caso ogni volto si muove, guarda respira parla dentro la carezza della mano dello scultore che liscia le gote, pettina i capelli, appiana i drappi sul seno alle giovinette scoperte. (…) Certe sue frasi sono immagini delle sue sculture e certe sculture sono immagini della sua persona con i gesti caratteristici, gli atteggiamenti lo sguardo, quasi le parole. (…) un’aria curiosa si muove e colora le sculture ipnotizzate dall’artista, tutto si presta attraverso le parole, al suo gioco di ipnotizzatore magico che passa con la cresta attraverso la realtà di un mondo, e a cavallo della fantasia, crea il fantasma lirico ed eterno dei suoi soggetti di giovani e vecchi, donne e bambini, personaggi senza storia, vivi solo attraverso un ermetismo plastico originale lucido puro quasi mitico. È certo che ogni lavoro, uscito dal tempo, è vivo con una verginità di anima e di materia, e figlio dei sogni dello scultore in linea esatta e precisa di fantasia solare. Per questo forse ogni ritratto, visto come comprensione di amichevole sincerità, ha un candore una fiducia una novità una freschezza una confidenza un’emozione che non si possono dimenticare. Volti di atleti, di guerrieri, ritratti virili, e marcati sembianti di pastori caduti in meraviglia, visi di giovinette stupite, sognanti o melanconiche, tutto è nato e pensato e fatto con mano semplice e sicura guidata da un’ispirazione interiore operante in perfetta lucidità spirituale. Un fuoco bianco è nell’aria: Tramonti lo respira e lo vive chiuso ormai in una vocazione personale sicura. Oggi a venticinque anni egli non somiglia più a nessuno. (…) Un clima mediterraneo solare protegge le sue creazioni da lui difese con tutta la sua anima, un’aria serena di fede copre le sue figurazioni da lui pensate con sincerità ideale di gioia e di festa: questo giovane artista, libero in una libertà intellettuale, riconduce a trovare la linea di sangue della nostra maggior pienezza artistica in certi purismi scultorei, chiari e lucidi di un lirismo nuovo, limpido. (…) Così  piace, e certi visi attoniti di giovani acerbi che guardano con gli occhi di pietra, non si dimenticano e certe bocche sommesse di gesso che parlano serene non si scordano, perché sono i volti vivi dei nostri fantasmi segreti, i volti delle persone del nostro mondo chimerico che ci guardano e ci parlano per dirci oggi con innocenza le parole magiche di eterna poesia, le parole millenarie della nostra arte. (…) Le sue modellature intelligenti restano fermate di originalità, perché nessuna gli è nata da un’immaginazione convenzionale. Tutto di lui riposa dentro un clima classico, “sul filo della latinità” anche se l’impulso rinnova spesso un modo d’intendere il ritmo. Ogni scultura resta sempre l’ultima esperienza della sua vita, della sua arte, libera da ogni equivoco di forme e di gusto. Tramonti oggi è questo: e certe sue sculture migliori sono già all’avanguardia del tempo e vive, vive sulla ninfa della più bella fantasia della nostra solarità artistica”.  Cfr. ALBONETTI, A., Incontro con Guerrino Tramonti, «Meridiano di Roma», Roma, 7 aprile 1940.

Ottobre

Ravenna, Casa del Mutilato. Tramonti espone i due “artistici bronzi” raffiguranti “Il Sovrano e il Duce”, le stesse opere che saranno allestite all’interno del Palazzo degli Uffici di Faenza.  Cfr. Il Sovrano e il Duce, in: «Corriere Padano», Ferrara, 23 ottobre 1940, p. 5.

Dicembre

Faenza, Torre del Palazzo degli Uffici, 8 dicembre 1940. Il “Busto di Alfredo Oriani” realizzato dallo scultore Tramonti è inaugurato e collocato in una nicchia sotto la Torre del Palazzo degli Uffici intitolata al Precursore (2100) Alfredo Oriani. All’interno del Palazzo, nella sala delle udienze della R. Pretura, sono allestite diverse opere d’arte di Tramonti, Rambelli e Casadio: “Fra le belle sculture raffiguranti il Re Imperatore e il Duce, opere del Tramonti, a dominare la sacramentale leggenda “la legge è uguale per tutti”, eseguita con lettere in ceramica, è stato posto un bellissimo crocefisso, opera del ceramista Emilio Casadio”. Cfr. Il nuovo Palazzo degli Uffici che Donna Rachele inaugurerà a Faenza, in: «Il Resto del Carlino», Bologna, 4 dicembre 1940, p. 4. La scultura susciterà numerose polemiche. In un articolo pubblicato sul «Corriere Padano”, Aglauco Casadio afferma: “(…) Si parla tuttora, con un fervore insolito per gli ambienti intellettuali di provincia, del busto ad Oriani che Tramonti ha scolpito per il Palazzo dello Stato, in Faenza: Ho ascoltato molti di “quelli che capiscono” dire e ridire che non assomiglia. Niente di più, niente di meno: non assomiglia! Ed ecco che se l’artista avesse fatto il ritratto dei lineamenti del Precursore, copiandoli (dico copiandoli) dalle fotografie, tutti sarebbero stati unanimi ad estasiarsi (…). Bisogna anzitutto pensare che il Tramonti ha dovuto seguire un ordine armonico con il posto assegnato all’erma. E così molti elementi della figura dell’Oriani hanno dovuto subire  un processo interpretativo, duttile a necessità decorative. La barba del Pensatore. Ecco il guaio per “quelli che capiscono”. Caspita! Oriani aveva una barba ampia, fluttuante al vento come i suoi pensieri oltreumani. E Tramonti gli ha fatto una barba dura come ai preti assiri. (…) I difetti di questa scultura sono invece degli altri, e Tramonti stesso ce gli spiega: ma se egli avesse avuto una libertà di movimenti nella sua opera avrebbe indubbiamente fatto una cosa del tutto scompagna e di molto più grande valore artistico. Prova sia il ritratto di Oriani, di proprietà del dott. Lino Celotti, tutto pervaso da un tormento interno, tutto proteso nella conquista della sua luce, dagli occhi pieni di rivolta ideale, mentre gli leggi, scritta nella fronte, la profezia politica che oggi sta per dare il frutto supremo. (…)”. Cfr. CASADIO, Aglauco, Guerrino Tramonti scultore del tempo, in: «Corriere Padano», Ferrara, 14 marzo 1941, p. 4.

1941

Tramonti continua il suo lavoro di scultore, sformando numerose opere in terracotta: “(…) Nei volti dei suoi protagonisti è uno stupore commosso, quasi che i loro occhi fossero urtati da un mondo nuovo, tutto invaso da girandole multicolori, in una notte intensa come un lago sotterraneo. Ecco “Cantilena”: viso soffuso dalla visione di un orizzonte senza scosse, ecco “La Vestale”, acquistato recentemente dalla Galleria d’Arte Moderna di Faenza, ruvida nei tratti, dove il velo concorre, in una rigidezza di alleanze, ad isolare lo sguardo contro un punto lontano, che niente può essere se non la presenza sicura della divinità. Poi “San Giovannino”, “Cristo”, “La Madonna col Bambino”, dove le linee purissime, ritrovato l’accento vergine della primitiva violenza, sono inebriate da un misticismo rude, sacro come le leggende che ne regolano il ritmo. (…) Gli ultimi lavori di Guerrino Tramonti sono un ritratto di Costanzo Ciano ed uno di Michele Campana, che dimostrano le qualità fortissime del giovane romagnolo. (…)”. Cfr. CASADIO, Aglauco, Guerrino Tramonti scultore del tempo, in: «Corriere Padano», Ferrara, 14 marzo 1941, p. 4.

Giugno

   Faenza, Dopolavoro Montuschi della Casa Littoria, Ventuno artisti faentini (dal 29 giugno). La mostra collettiva, inaugurata in occasione del III Concorso nazionale della ceramica di Faenza, è organizzata dal pittore Roberto Sella. Nelle quattro sale della Casa Littoria sono esposte 109 opere di pittura, scultura e bianco e nero. Tra i partecipanti si trovano le pittrici Boschi, Savoia, Patriossi, Graziani e Minghetti, i pittori Nonni, Morini, Sella, Melandri, Castellini, Bucci, Albonetti, Campi, Novelli, Ortolani, Ossani, Sintoni e gli scultori Fenati, Matteucci, Tampieri, Tramonti e Zauli. Cfr. La solenne inaugurazione odierna del III Concorso nazionale delle ceramiche, in: «Corriere Padano», Ferrara, 29 giugno 1941, p. 5. In una recensione della mostra, un giornalista afferma: “(…) Il trionfatore della mostra è, senza dubbio, Guerrino Tramonti, lo scultore tanto discusso e per ciò tanto originale. Egli presenta otto sue opere, alcune delle quali erano già conosciute. Ma è interessante rivederlo insieme, per comprendere meglio il carattere di questo singolare artista, che partendo da una base indubbiamente classica, sa ottenere espressioni e forme nuove, in armonia con i tempi nostri. In un ritratto in cera del giornalista Michele Campana testimonia con quanta precisione sappia modellare e quanto spirito sappia trasfondere nel suo lavoro pur curando in modo sorprendente la somiglianza. Ricorderemo una deliziosa testa di bimba che canta, un Cristo di grande potenza, una donna in contemplazione e poi due statuette deliziose, raffiguranti una Madonnina e un Orfeo che canta estasiandosi; ed infine una originalissima ceramica decorativa. (…)”. Cfr. I ventuno artisti faentini alla mostra della Casa Littoria, in: «Corriere Padano», Ferrara, 4 luglio 1941, p. 2. La realizzazione del ritratto di Michele Campana, mentre in giornalista vanga la terra nel suo orto faentino, è testimoniata da Luigi Pasquini: “(…) M’avevano detto che c’era lo scultore Guerrino Tramonti intento a fargli il ritratto. Volevo vederli all’opera. (…) Per ogni opera che intraprende a scolpire lo spirito di Tramonti si trasforma e si adegua. Lavora di pensiero per mesi e mesi prima di por mano alla stecca. Il soggetto quindi può benissimo camminare su e giù per lo studio ed anche andare al cinematografo se ne ha voglia quando ha deciso di concretarlo in solida materia. La vita, il pensiero, l’anima del soggetto li ha in sé. (…) Sotto l’albero Campana vanga ancora (…)”.  Cfr. PASQUINI, Luigi, Tramonti scultore dell’aurora, in: «Il lavoro fascista», Roma, 10 giugno 1941.

Ottobre

   Forlì, Salone d’Arte del Dopolavoro Provinciale, Mostra di Artisti Romagnoli (da ottobre a novembre). Nella collettiva, organizzata da Luigi Servolini e dai Sindacati Provinciali Belle Arti di Forlì e Ravenna, Guerrino Tramonti presenta una terracotta intitolata “Ritratto femminile”, che secondo Aglauco Casadio è il “pezzo migliore” della mostra. Cfr. CASADIO, Aglauco, Una mostra di artisti di Romagna, in: «Meridiano di Roma», Roma, a. VI, n. 48, 30 novembre 1941, p. V. In un articolo pubblicato nella rivista «Domus», Luigi Servolini afferma: “Sull’arte di Guerrino Tramonti è stato scritto già molto. (…) Voglio ignorare, ripeto, quello che la critica di ogni tendenza ha scritto di Tramonti, di questo geniale autodidatta, miracolosamente fattosi scultore dopo avere appresa la tecnica della ceramica nell’istituto della sua città di Faenza. Non so, per tal modo, se la critica abbia messo nel dovuto rilievo quello che secondo me, giova dirlo subito, è il requisito più originale, il timbro caratteristico insomma dell’espressione artistica del giovane scultore, voglio dire quel senso solenne, eroico, della sua opera plastica. (…) Che conosca alla perfezione il mestiere nessuno può metterlo in dubbio. Senso volumetrico, ampiezza di concezione e di taglio, maestria di modellato si ritrovano in tutte le sue opere, specie in quelle che potremmo chiamare formative della sua vigorosa personalità: dai ritratti del Re e del Duce, efficacissimi ed arditi nella sintesi ma ancora preoccupati nella resa naturalistica, all’espressivo busto di Oriani, saldamente modellato, la cui barba denota tuttavia certo tormento formalistico, alla testa di Costanzo Ciano, la cui granitica impositura non evita, nondimeno, la ricerca stilizzatrice. L’arte del Tramonti, si capisce, non è volta in questa direttiva. Può darsi che il mio parere sia in antitesi con molti dei giudizi critici già espressi: ma io mi sono proposto di dire allo scultore faentino il mio schietto pensiero, perché ho troppa stima nella sua arte. Tramonti non è un giovane qualunque. Scrivo di lui con gioia e con convinzione: so che egli fa eccezione tra i giovani scultori d’oggi, tutti incamminati in ben distinti solchi di maestri. Del grande scultore conterraneo Domenico Rambelli, egli ha voluto accogliere soltanto la parola generosa d’incitamento. Tramonti ha saputo intuire da sé una sua strada: ne ha percorsa una buona tappa e la percorrerà tutta sino in fondo. (…) Tramonti è un giovane che, se ha già detto molto, il più ha ancora da dire. Perciò non gli va rimproverata l’altra sua episodica tendenza, che lo porta a certe stilizzazioni morfologiche che talora riecheggiano note forme martiniane. Comunque, non si tratta mai di imitazione, ma d’intensa ricerca emotiva ed espressiva, la quale trova sovente accenti nuovi: come nella terracotta “Orfeo”, piena di ritmo e di antiche rimembranze pagane; come nella “Maternità” intera, pervasa di un sapore arcaico casto ed ieratico; come nella “Madonna”, ove un senso di astrazione metafisica e di sereno misticismo investe la resa realistica. Ho parlato così, senza volere, di due “maniere” di Tramonti, indipendentemente dalla rigida cronologia delle sue opere. È giusto, allora, che io dica della terza delle sue tendenze plastiche, la quale, a mio vedere, dà la più felice fisionomia dalla travagliata ed ispirata arte di questo giovane, uno dei pochi e quasi il solo che sia giunto oggi alla più audace e sana modernità, mercè la ripresa spirituale profonda, (…), della nostra grande tradizione classica. La testa di “Vecchio”, modellata con rara bravura, meravigliosamente espressiva e colta negli elementi essenziali, può essere ricollegata ancora ad un filone impressionistico che non si è in lui del tutto spento; ma il “Cristo” e la “Vestale” ed un interessantissimo gruppo di ritratti virili e muliebri ci conducono in pieno nel vero mondo espressivo di Guerrino Tramonti. Una purezza di linguaggio, una sensibilità così acuta delle forme, una rudezza emotiva ed una semplicità di mezzi che incantano! Qualche testa la assegneremo volentieri al più felice momento della scultura romana; altri efficaci e rozzi ritratti all’arte etrusca più schietta o a certe plastiche di Giovanni Pisano. Guerrino Tramonti sente e si esprime, appunto, con la forza, il candore e l’impeto dei primitivi, dai quali ha derivato quel senso rude di poesia, che distingue la sua opera. Ed è questo il vero “suo” linguaggio, che scaturisce direttamente dalla sua anima candida, che ha riscontro nella sincerità del suo operare. Nulla di magico, di mirabolante nelle sue figure e nei suoi ritratti, il cui atteggiamento polemico deriva appunto dal linguaggio primordiale, aggressivo dei primitivi. Molti, troppi hanno oggi bisogno, per darla ad intendere, di studiare il modo più acconcio di scimmiottare gli arcaici e di rimpolpettare brandelli carpiti qua e là: ma il Tramonti procede per naturale impulso e trova, così, la forza eroica delle sue sculture. Opera, ripeto, come sente, in diretto colloquio col proprio mondo interiore. Il senso di stupore, di trasognata realtà che subito avvertiamo nei suoi marmi e nelle sue terrecotte dipendono, appunto, dalla realizzazione immediata e istintiva. Ed è qui la sua grande forza, quella che rende facile la previsione del suo “caso” e che mi fa lieto di avere additato oggi, in Guerrino Tramonti, una promessa certa della nuova scultura italiana”.  Cfr. SERVOLINI, Luigi, Uno scultore. Guerrino Tramonti, in: «Domus», Milano, a. XIX, n. 163, luglio 1941, pp. 40-41.

Settembre

Tramonti inizia la sua attività critica che lo porterà, come a tanti suoi colleghi pittori e scultori, a collaborare saltuariamente con diversi giornali nella recensione di mostre e nella presentazione di artisti. Il primo articolo, in cui prende in esame il Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza, è pubblicato sulla rivista milanese «Domus». “La terza edizione della grande manifestazione ceramica, che giustamente avviene nella città che nei secoli diede tanto lustro a questa italianissima arte, anche quest’anno appare in posizione di ascesa rispetto alle precedenti, sebbene di debba notare l’assenza di alcuni dei ceramisti più quotati come Porsen, Cantagalli, Morelli oltre che di quasi tutti gli albisolesi. Ciò ci fa pensare a qualche regola che bisogna assolutamente modificare, perché in un prossimo anno questa manifestazione abbia più affluenza di partecipanti e riesca meglio per qualità di opere. I temi sono nove. Al tema “La madre del Legionario”, statua a tutto rilievo di grandezza naturale, tre sono i concorrenti: nessuno però ha saputo concepire la statua nel suo commovente significato denso di tanti significati morali ed eroici. Quelli di Corvi-Casadio, Guarnieri-Marabotti sono di un verismo crudo, freddo, troppo illustrativo; quella di Bianchini-Trerè artisticamente è la più riuscita pur mancando anch’essa di quell’espressività che il tema proponeva. Nel tema: “Servizio da tavola per 12 persone”, quattro sono i concorrenti: Bucci, Mazzotti, Trerè e Bontempo. Il Bucci ci conferma ancora una volta la sua perfezione tecnica; il suo servizio bianco e pennellate in verde è il migliore. Un poco di meraviglia ci fa il Mazzotti, uno dei primi in Italia ad applicare il futurismo alla ceramica. Si presenta con un servizio ad imitazione “Savona”, che oggi non risponde più alle nostre esigenze di gusto e di ambiente. Quelli di Trerè e di Bontempo sono di un sapore un po’ troppo vecchio e rustico. Nel tema: “Centro da tavola”, il ceramista Angelo Ungania, presenta un grande piatto a “craquelè” molto indovinato e moderno, con varie specie di frutta a tutto tondo, riflessate e perfette come tecnica. Molto indovinato è pure il gruppetto del Piombanti che rappresenta capricciosi puttini che giocano, concepiti con gustosa originalità. Nello svolgimento del tema: “Vaso”, è presente il maestro della ceramica italiana Pietro Melandri. I suoi due vasi sono belli ed originali specialmente quello bianco con conchiglie a rilievo dorato, che si distacca nettamente dagli altri come finezza di gusto e senso artistico. Ceramista completo, perché a nessuno ricorre, tutto fa da solo, ha un suo stile, una sua tecnica originale, inconfondibile, inarrivabile. Un suo oggetto anche di scultura è sempre pieno di armonia e soprattutto di una poesia calda che sembra donata dalla natura. È l’unico fra tanti che faccia della vera ceramica ed è quindi giusto che anche quest’anno l’opera sua sia stata valutata e posta nella luce che merita. Angelo Ungania, Antonio Gordini, Emilio Casadio, sembra abbiano preso passione ad imitare cose antiche, specialmente metalli che paiono di scavo, deviando così da ciò che dovrebbe essere ceramica. Il Gordini è sforzato, ha cercato di creare due vasi a riflesso metallico di pretese, che invece è caduto su vecchi e assai sfruttati motivi; anche nelle forme non si fa vedere nulla di nuovo. Ungania ha tre vasi pure a riflesso che si assomigliano troppo fra loro come pattina, mentre come forma sono abbastanza nuovi. La sua boraccia si fa notare per i toni caldi e per il motivo abbastanza nuovo. Una cosa vorremmo consigliare al giovane Ungania: non cerchi di imitare il tono dei metalli, ma guardi di fare della ceramica; le qualità non gli mancano e ne fanno fede le altre opere presentate alla mostra, le quali, sono veramente degne di lode. I tre vasi del Casadio, in quanto a patina e tecnica, rassomigliano molto a quelli dello Ungania e non sappiamo chi dei due, anzi dei tre, perché anche quelli del Gordini sembrano della stessa famiglia, sia l’imitatore l’uno degli altri. Anselmo Bucci si presenta con tre vasi in grès che confermano le doti di bravo tecnico; egli è uno dei pochi che si distacca della massa mantenendo una linea decorativa sua propria. Al tema del “Piatto” partecipano Ungania, Bevilacqua, Casadio, Gordini, Petraroli, tutti con opere di mediocre importanza. Nella “Plastica ornamentale” ci piace ricordare per primo Bruno Baratti con due piastrelle fra le tante esposte: “Le quattro stagioni”, La Primavera”, dove si rivela buon dipintore maiolicaro per finezza di toni e gusto artistico. L’Ungania ha diverse piastrelle che rappresentano fiori, paesaggi e nature morte di buona fattura e nuove come tecnica. Le madonne francamente non ci piacciono, perché di modellatura troppo comune; le statuette invece sono belle, specie negli smalti. Emilio Casadio ha due bassorilievi riflessati uno dei quali la “Scena biblica” è cosa originale come composizione e come modellazione. L’altro è troppo puerile come concezione, così pure il caminetto che è di gusto orribile. Il Piombanti si riconosce fra tutti per l’originalità ed il senso caricaturale della sua statuetta; il Gordini ha una madonna, modellata dal Matteucci, che si ricollega alla nostra tradizione pur guidata da un certo spirito di modernità. Pacetti sopravanza tutti nel tema “Servizio da piccola colazione”. L’8° tema “La tazza da Sarto” [Parto] è originale. Riesuma una vecchia tradizione italianissima come già il noto critico e artista Luigi Servolini ha illustrato in numerosi suoi scritti. L’esito però non è stato soddisfacente sia per l’esiguità dei concorrenti sia per la poca genialità delle opere presentate. Nello svolgimento dell’ultimo tema, riservato ai giovani di non più di ventisei anni, si fanno notare il Belletti ed il Vascelli: il primo con un trittico a bassorilievo assai originale; il secondo con un bellissimo pesce a riflessi. La mostra dei fuori concorso è molto numerosa di pezzi e di concorrenti e da questo bisogna forse pensare che i ceramisti non amino il tema obbligato, bensì desiderino essere liberi di scapricciarsi a loro agio: Melandri, Ungania e Gatti sono i migliori esponenti. Il primo ha una serie di pezzi meravigliosi come forma, toni e modellatura; particolarmente si distingue una piastrella dipinta e riflessata con un melanconico Orfeo, molto nuovo come composizione e con un vaso sempre a riflessi in nero con fiori dorati. Ungania espone certe statuette con smalti preziosi e una decina di cammei fra i quali alcuni bellissimi. Gatti rispetto agli altri anni si presenta con un complesso di opere notevoli: il gruppo “Le Tre Grazie”, il vaso in bruno e la “Venere” sono pezzi di molto carattere. Casadio, Zama, Gordini, La Zima non ci fanno vedere nulla di nuovo rispetto gli anni precedenti. La Ginori e la Laveno sono sempre riconoscibili per la finezza e la perfezione tecnica delle loro opere. La Scuola di Civita Castellana, la R. Scuola di Parma, l’Istituto di Venezia e la R. Scuola industriale di Bologna hanno opere che fanno loro poco onore. Le ceramiche di Rodi si mantengono sulla tradizione. Anche quest’anno il primato tocca ai ceramisti di Faenza col gruppo Melandri, Ungania, Bucci, Gatti, Belletti, Trerè, Gordini, Casadio e Zama. Bisogna però che tutti i ceramisti italiani, fatta eccezione per pochissimi, cerchino di capire che oggi (…), anche l’arte del fuoco, come tutte le altre, ha bisogno di essere rinnovata ed adeguata al nostro tempo. Evoluzione, rinnovamento, queste sono le mete che i ceramisti italiani dovrebbero da oggi imporsi. Cfr. TRAMONTI, Guerrino, Rassegna del III Concorso Nazionale della Ceramica d’Arte a Faenza, in: «Domus», Milano, a. XIX, n. 165, settembre 1941, pp. 28-30.

   1943

Gennaio

Forlì, Salone d’Arte del Dopolavoro Provinciale, Mostra di artisti romagnoli e lombardi (da gennaio a febbraio). La mostra collettiva, che vede a confronto una selezione di artisti lombardi (Mancini, Sala, Micheli, Paggiola ed altri) e romagnoli (Nonni, Margotti, Sella, Golfieri, Pasquini ed altri) è curata da Sante Ghelfi. Tramonti presenta due sculture in bronzo: “Testa” (conosciuta anche col titolo “Cantilena”), che ritrae un volto di giovane donna, e “Michele Campana”, vale a dire il ritratto del noto giornalista faentino. Nella presentazione del catalogo, Cesare G. Marchesini afferma: “piene di sostanza sono le sculture del Tramonti”. Cfr. MARCHESINI, Cesare G., Catalogo della mostra di artisti romagnoli e lombardi, catalogo della mostra, Forlì, Salone d’Arte del Dopolavoro Provinciale, 1943. Forlì, Stabilimento Tipografico Valbonesi, 1943, p. 14.

Febbraio

Faenza, Ex-convento di San Maglorio, Studio Morini e Tramonti, allestimento di uno studio temporaneo. Un giornalista del “Corriere Padano” ci ha lasciato la testimonianza della visita: “La saletta d’ingresso alla Mostra della Settimana Faentina nell’antico convento di San Maglorio è stata temporaneamente concessa in uso dal Municipio al pittore Alfredo Morini ed allo scultore Guerrino Tramonti. I due artisti hanno, con prontezza e genialità, trasformato in “Studio” originale e significativo quella luminosa stanza (…). Ci siamo recati a visitare proprio nell’ora  fin cui li sapevamo impegnati in una suggestiva creazione: un nudo di donna. La modella è là in fondo sopra un vecchio divano. (…) Il pittore Alfredo Morini, quasi accanto alla porta d’ingresso, ne ritrae le forme sopra una tela. (…) Lo scultore Guerrino Tramonti è ritto, un poco più addentro alla sala, accanto ad una sua candida statua di donna a grandezza naturale, già modellata nel gesso e quasi ultimata. Guarda anch’egli a lungo la modella e poi si piega sulle ginocchia nervosamente a ritoccare la creta di una figura, appena abbozzata, riproducente a grandezza naturale una giovane che dorme. Plasma, ritocca, aggiunge, corregge, sempre nervosamente per contenere il tormento moderno in una linea di bellezza classica. Ma quanto lavoro hanno già creato qui intorno in poche settimane! Alle pareti figurano alcune delicate “nature morte” del Morini (…). Anche il Tramonti ha costellato le pareti e gli angoli della stanza di sue opere. Vi sono due assi, con una fila di quelle sue caratteristiche ed inconfondibili teste, riprodotte in terracotta; che dicono la felicità nuova di questo artista che ha ormai una sua maniera originale di cogliere forme ed anime. Tra queste teste ecco in primo piano il suo autoritratto (…), forte, sereno, quasi ispirato. Poi c’è anche una statuetta di donna, che ci sembra un gioiello, pieno di grazia e di verità. Tramonti, lasciando ormai dietro le stravaganze di sperimenti d’avanguardia, si sofferma e si consolida sempre di più in una maniera di tipo classico. Un sintomo? Insomma i due artisti lavorano sul serio. Questo è ciò che conta. (…)”. Cfr. Una visita al nuovo studio del pittore Morini e dello scultore Tramonti, in: «Corriere Padano», Ferrara, 2 giugno 1943.

   Maggio

   Roma, Palazzo delle Esposizioni, IV Quadriennale di Roma (da maggio a luglio), mostra collettiva curata da Cipriano Efisio Oppo. Nella rassegna sono presenti otto artisti faentini: Domenico Rambelli, Angelo Biancini, Guerrino Tramonti, Franco Gentilini, Francesco Nonni, Ercole Drei, Giovanni Guerrini e Orazio Toschi. Tramonti espone al piano superiore del palazzo (sala XLI), nella sezione “Scultura”, assieme a Lulla, Guzzi, Girelli, Biancini, Ferrini, Messina, Peccini, Morbiducci, Drei, Guerrisi, Ruggeri, Martinez ed altri. La scultura in gesso proposta dal giovane scultore è “(…) una di quelle teste così suggestive, che si impongono subito all’attenzione per originalità e per profondità, di concetti e di segni. Tale testa porta per titolo: “La Ballerina” (…). Aggiungiamo che essa è stata notata da molti critici che non hanno mancato di metterne in evidenza la originalità e la bellezza. (…)”. Cfr. Otto artisti faentini alla Quadriennale di Roma,  in:  «Corriere Padano», Ferrara, 18 giugno 1943, p. 2.

  1944

  Tra il 1944 e il 1947, Tramonti si trasferisce a Venezia assieme all’amico scultore e ceramista  Domenico Matteucci; nella città lagunare frequenta lo studio di De Pisis. Come testimonianza dell’amicizia tra i due pittori resta il ritratto di Guerrino eseguito dal ferrarese nel 1944. Questi anni sono definiti dall’artista come “periodo veneziano”, in cui Tramonti si trova “a  contatto con pittori di grande rilievo come Felice Carena e Filippo De Pisis. Segno di questo periodo sono gli stessi ritratti dell’artista eseguiti da Filippo De Pisis, Zoran Music, Bruno Saetti, Bernardino Palazzi. (…). Cfr. BOJANI, Gian Carlo, Guerrino Tramonti, in occasione di una antologica, in: «La Faenza», cit., p. 136.

1946

Novembre

Tramonti scrive un articolo per recensire la mostra del pittore brisighellese Giuseppe Ugonia, tenutasi presso la sede degli “Amici dell’Arte” di Faenza: “Su questo artista che ben poco io conobbi in vita, non farò un discorso retorico-biografico come di solito si usa fare, ma parlerò della sua opera brevemente, tenendo conto di quello che ho visto della sua attività, che è stata all’infuori da ogni sfera opportunistica e che solo rispondeva alle esigenze del suo gusto e del suo fine e sensibile temperamento. Era un artista, un piccolo maestro sincero come oggi difficilmente si può incontrare. E si è rivelato evidente nelle sue opere che sono un richiamo, un colloquio amoroso con la natura che lo circonda e che lo affascina. L’arte di Ugonia non sta racchiusa in cerebralismi e nei tanti “ismi” di moda oggi come al tempo della sua formazione, e non è la sua opera tesa ad arrivismi e non c’è compromesso. L’Ugonia si accontenta di quello che il suo istinto gli suggerisce, di quello che i suoi occhi sognatori vedono nello specchio del suo amore per la natura. È un onesto e a questa parola poche di qualche senso ne possono seguire per definire il suo operato. Nelle diverse litografie esposte in questa mostra agli “Amici dell’Arte”, molte conosciute, molte nuove per me, predomina di tutte, una fine personalità tesa, che incidentalmente qualche volta si avvicina ad un gusto giapponese. Ho detto incidentalmente perché ripeto sono convinto e credo nella sincerità “assoluta” dell’autore. Il suo segno, i toni tenui, soffusi nei colori sensibili, amorosi, ci portano in un mondo sognato ed anche sofferto, pieno di malinconia, velato qualche volta di tristezza. C’è un canto nei suoi paesaggi, un amore che è un devoto omaggio alla natura, un colloquio con la “sua” compagna ed amica. Tutti i paesaggi, le opere migliori di questa mostra, quelle più espressive che interpretano ogni stagione ogni ora del giorno e della notte della “sua” Brisighella sono compresi, penetrati, capiti, sentiti in un clima poetico suo, che la sua mano ha esaltati per il tempo, e nel tempo rimarranno documenti di una realtà trasognata e fiabesca piena di un vero soffio d’arte, di un linguaggio semplice e puro. Ugonia è un onesto, ripeto, romantico, sentimentale, mistico solo di fronte alla natura, alla bellezza di un secolare cipresso melanconico e stanco nel tempo, di un monte brullo, di un pesco fiorito, di una casa indorata dal sole, della tristezza desolante di un paesaggio coperto dalla neve. La natura sola è per lui una ispiratrice, sola gli muove e gli fa cantare le colorate matite sulla pietra il suo personale semplice poetico canto. È un artista Ugonia e tutti i giovani credo – rispettosi davanti alla sua opera ed alla sua memoria – qualcosa hanno da cogliere e da imparare: l’onestà, l’amore, la fede nell’arte”. Cfr. TRAMONTI, Guerrino, Omaggio a Ugonia, in: «Bandiera Rossa», Faenza, 9 novembre 1946.

   1947

   Agosto

   Ravenna, Guerrino Tramonti. Pittura, mostra personale. Come afferma Angelo Morelli, mentre delinea un profilo d’artista”, Tramonti continua a dedicarsi alla pittura “(…) con passione, dimostrando sensibilità, serietà d’intenti, probità (…)”. Cfr. MORELLI, Angelo, Guerrino Tramonti, in: «Bandiera Rossa», Faenza, 2 agosto 1947.

   Dicembre

   Faenza, Istituto “A. Oriani”, Mostra dei maestri faentini contemporanei, collettiva. Nella mostra sono esposte 54 opere degli artisti faentini Bucci, Casadio, Dal Monte, Gatti, Gentilini, Giacometti, Golfieri, Liverani, Matteucci, Monti, Neri, Orsini, Ortolani, Italia Patriossi, M. Grazia Pozzi, Romagnoli e Tramonti.

   1948

   L’artista si trasferisce per un periodo a Vado Ligure e ad Albisola per ritornare alla sua attività di ceramista, mentre continua ad esporre le sue pitture in diverse mostre personali.

   Maggio

   Ravenna, Casa Oriani, Guerrino Tramonti. Mostra di Pittura (dal 22 al 28 maggio). Nella personale sono esposte una trentina di “belle e vibranti opere del pittore e scultore faentino”. “Pittura di uno stile essenziale e deciso, aliena di pentimenti come priva di tristezza, che sgorga da una corrente indubbiamente sana. (…) Le ben impostate e potenti strutture indicano vaste possibilità e una sensibilità ora per ora affinata (…). Negli astrusi paesaggi invece, la sua pittura non si avvale di altrui esperienze come ingiustamente si vorrebbe rimproverare di risentire troppo direttamente di esterne non certo lusinghiere influenze, poiché ovviamente, non è Tramonti che depisizza, ma De Pisis che sta … tramontizzando… Nulla quindi di ciò, seppure il suo spirito eminentemente eclettico (…), sembra risentire di un gusto decorativamente superficiale. Ad ogni modo Guerrino Tramonti, qui dignitosamente rappresentato dall’altezza del suo Ideale, privo di pecche tali da infirmarne e la potente espressività e le davvero magistrali risorse, appare in questa mostra più positivo nella concezione, più profondo nello studio e assai più rigoroso nella sintassi”. Cfr. MAGNAVACCHI, Walter, Pittura di Tramonti a Ravenna, in: «Bandiera Rossa», supplemento dell’«Eco di Romagna», Faenza, 22 maggio 1948, p. 4.

Luglio

Faenza, Galleria di Corso Matteotti, Pittura di Tramonti, personale (da luglio a settembre). Attraverso la mostra, Tramonti fa conoscere al pubblico della sua città la sfaccettatura meno nota della sua personalità artistica, vale a dire quella di pittore. Nella mostra sono esposte una serie di “nature morte marine”. In una recensione pubblicata sul “Giornale dell’Emilia” si legge: “(…) Ceramista prima, scultore poi, da pochi anni soltanto ha preso a dipingere. Non occorrono molte cognizioni su De Pisis per convincersi che Tramonti ha subito e subisce tuttora (…) il fascino del notissimo pittore ferrarese. Non per nulla ha soggiornato anni fa a Venezia e frequentato lo studio di De Pisis. Sta di fatto che, ora, assimilatore abile, ne segue, suggestionato (…), la maniera. Con quel colore (che soprattutto colore) efflorescente, di toni grigi, ora incupiti, ora smorzati e accesi. Quello che fu definito il mistero orfico delle nature morte marine di De Pisis è ripreso con approssimazione ma con disinvolta e fresca pennellata, francamente ci piace riconoscere. Vedete tra i pezzi che si possono classificare “di punta”, lembi di spiaggia desolata, orli di mare, cieli chiazzati, spiaggia sulla quale, per dirla col Brandi, come muti avanzi di naufragio, sono conchiglie, frutta, ostriche e altri minuscoli personaggi. (…)”. Cfr. Mostra di Tramonti, in: «Giornale dell’Emilia», Bologna, 8 luglio 1948, p. 2.

   Settembre

   Ravenna, IV Esposizione Interregionale d’Arte Contemporanea (dal 5 al 26 settembre). Tramonti partecipa con il dipinto ad olio intitolato “Natura morta”.

   1949

   Giugno

Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, VIII Concorso Nazionale della Ceramica (dal 26 giugno al 17 luglio). Tramonti ottiene una segnalazione, “Riconoscendone i valori”, per il “Complesso minimo di cinque opere diverse per forma e decorazione”. Tra i pezzi segnalati si trova la “Fiasca ovoidale” decorata con motivi plastici, smaltata e lustrata in toni marroni, conservata al MIC di Faenza.

   1950

   Agosto

Vicenza, Fiera, II Mostra–Concorso Nazionale di Vicenza (da agosto a settembre). Tramonti vince il IV Premio (ex aequo con Arnaldo Miniati) al “Concorso Città di Nove”.

Ottobre

   Milano, Centro Nazionale dell’Artigianato “Angelicum”, Mostra Premio “Angelicum” per la ceramica, collettiva.

  Novembre

  New York (U.S.A.), Brooklyn Museum, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 22 novembre 1950). Tramonti partecipa alla mostra collettiva itinerante, presentata in dodici musei americani, organizzata dal Governo italiano, dall’ECA e dalla Compagnia Nazionale Artigiana. La mostra è curata da Meyric Rogers, Charles Nagel, Walter Dorwin Teague e Ramy Alexander. Tra gli artisti presenti nella sezione ceramica spiccano i nomi di Afro Basaldella, Angelo Biancini, Luigi Broggini, Antonia Campi, Pietro ed Andrea Cascella, Pietro Consagra, Agenore Fabbri, Lucio Fontana, Guido Gambone, Riccardo Gatti, Franco Gentilini, Irene Kowaliska, Leoncillo, Giuseppe Mazzotti, Fausto Melotti, Gio Ponti ed Aligi Sassu.

   1951

   Tramonti diventa professore di Plastica presso la Scuola d’Arte di Civita Castellana (Viterbo). “Nel 1951 è insegnante di plastica alla Scuola d’Arte di Civita Castellana, alle porte di Roma. La vicinanza alla capitale gli consente la frequentazione di un cenacolo di artisti, letterati ed intellettuali cui viene introdotto dall’amico Gentilini. Conosce in questo periodo critici quali Libero de Libero e Leonardo Sinisgalli, e poi artisti quali Antonio Scordia, Alberto Burri, Toti Scialoja, Afro e Mirko Basaldella e Giuseppe Ungheretti, il poeta. Il soggiorno romano è breve, sufficiente tuttavia a gettare solide basi per il futuro. (…)”. Cfr. LIPPARINI, Micaela, Profilo biografico, in: Guerrino Tramonti: artista aristocratico, catalogo della mostra, Bologna 1994, a cura di A. Emiliani. Faenza, Circolo degli Artisti, 1994, p. 258.

   Nello stesso anno, lo scultore inaugura pure il suo studio a Faenza, in via Tolosano n. 10. Tra i suoi collaboratori si trova la giovane decoratrice Clara Casadio. “È forse l’esigenza di contenere la propria irrequietezza e di trovare qualche certezza economica che porta Tramonti ad indirizzare le proprie abilità in un’esperienza imprenditoriale. Ed è così che a Faenza nasce, tra il 1950 e il 1951, la sua prima bottega che, per qualche tempo, viene finanziata dal faentino Lino Celotti. Con l’arte però è difficilissimo concludere affari e dopo quattro o cinque anni Celotti si ritira dall’impresa. È in questo periodo che Tramonti, forse per rinnovate esigenze espressive, ma anche perché sensibile alle necessità produttive della bottega, rallenta la frequentazione della scultura per dedicarsi maggiormente alla pittura e alla decorazione su ceramica, indubbiamente più veloci da eseguirsi. Lo studio di Tramonti, anche se piccolo, assume i caratteri di un luogo di produzione e da quel tempo potrà contare su qualche saltuaria collaborazione e su quella lunghissima di Clara Casadio, durata ventitrè anni, fino al 1975. Sarà questa tenace donna a condurre la bottega nei periodi di assenza di Tramonti, imposti dalla sopraggiunta attività di docente. L’attività del laboratorio è sempre più fiorente, tanto da ricevere importanti commesse, quali le targhe per l’INA CASA. Un’insospettata capacità commerciale porterà Tramonti, a metà degli anni Cinquanta, ad avere per qualche tempo un negozio che, posto a Faenza sulla via Emilia, nei pressi di Porta Imolese, costituirà un ottimo punto di vendita della produzione realizzata nella vicina bottega. (…)”.  Cfr. MINGOTTI, Alberto, Guerrino Tramonti e la disciplina di un artista irrequieto, in: «La Faenza», bollettino del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, a. LXXIX, 1993, n. III-IV, pp. 135-136.

   Come aveva già fatto con la scultura e con la pittura, anche nel campo della ceramica “(…) Tramonti punterà alto: ai disegni, ai rilievi, ai colori, alle forme dovrà corrispondere una tecnica tirata a grande perfezione, anche nei costi degli innumerevoli scarti, e con l’apporto di abilissimi artigiani particolarmente selezionati dall’artista. Dalle “faenze dipinte e invetriate”, con ricerche sofisticate sull’uso di smalti come sulle invetriature date a spessore, ebbe a scorrere così il decennio degli anni Cinquanta. Sono ceramiche ove si ripresentano quei richiami dell’arcaismo mediato collegatisi stavolta anche alle semplificazioni compositive di un Pablo Picasso, e in un’ottica di riduzione post-cubista rivolta all’alto “decorativismo” di un Gorge Braque. Ma in questa mimesi primitivista dai suddetti maestri, Tramonti ben presto fa confluire l’arcaicismo della pittura medioevale catalana, da un viaggio epifanico che in quegli anni compiva in Barcellona assieme a Franco Gentilini. Di allora – ad iniziare dal 1953 – è l’ideazione delle prime grandi forme circolari, dove in forme quasi primeve s’innesta al segno cubista specie nelle figure antropomorfe la ieraticità della pittura catalana medievale con l’annullamento di ogni suggestione prospettica e quegli espressionisti tocchi di rosso alle guance, assieme – e qui è una soluzione della tecnica che trasmuta in linguaggio estetico – a quella grossa invetriatura cavillata che fa assumere alla ceramica inedite valenze illusionistiche come figure galleggianti in un acquario, con suggestioni da mosaici bizantini, da vetrate gotiche, da smalti “cloisonnés”. (…)”.   Cfr. BOJANI, Gian Carlo, Guerrino Tramonti, in occasione di una antologica, in: «La Faenza», cit., p. 136.

   Marzo

   Chicago (U.S.A.), Art Institute, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 7 marzo), seconda tappa della mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

   Giugno

   San Francisco, California (U.S.A.), De Young Memorial Museum, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 18 giugno), mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

   Settembre

   Portland, Oregon (U.S.A.), Portland Art Museum, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 5 settembre), mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

    Novembre

    Milano, Centro Nazionale dell’Artigianato “Angelicum”, III Mostra Nazionale Selettiva dell’Artigianato Artistico (dal 10 al 30 novembre), mostra collettiva. Tramonti vince il Premio “Angelicum” del Ministero Industria e Commercio. Tra le opere esposte si trovano le sculture “Madonna con Bambino” e “Cavaliere suonando il liuto”.

   Minneapolis, Minnesota (U.S.A.), Art Museum, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 27 novembre), quinta tappa della mostra collettiva itinerante negli Stati Uniti d’America.

   1952

    Tramonti conosce la giovane Arpalice Carlotta Babini, che diventerà sua moglie due anni più tardi. L’artista continua ad insegnare presso la Scuola d’Arte di Civita Castellana (Viterbo) e a frequentare l’ambiente artistico romano, come testimonia l’articolo di Luciano Luisi: “Non passano quindici giorni senza che Guerrino Tramonti scenda a Roma. Arriva fragorosamente, annunciandosi con molte telefonate agli amici, affacciandosi nei cafè frequentati dagli artisti, portando i suoi lunghi passi fra via del Babuino e via Marguta. Ve lo spingono ragioni di lavoro, perché in verità non ama i cenacoli e i salotti, e la sua voce roboante, le sue braccia che fendono l’aria per dare più vigore al discorso, e anche la sua chioma lunga e i baffi e il pizzo da cospiratore, celano un uomo quasi timido che ha fretta di lasciare le vie troppo affollate di gente per ritornare nella sua Faenza. Per comprendere questo basta guardarlo negli occhi chiari che sembrano, nella loro dolcezza, spaesati in una così aggressiva cornice. Quello che si vede a Roma è un Tramonti ufficiale, il “professor” Tramonti, che ha finito da poche ore di far lezione a Civita Castellana dove insegna, un uomo chiassoso ma raffinato, che veste di giacche sportive dai colori tenuissimi la sua allampanata figura. Qui viene a fare il punto, a comporre la copertina alla sua storia. Aveva appena sedici anni quando sotto la guida di Franco Gentilini, suo concittadino, Tramonti cominciò a disegnare e a dipingere. Nacque allora il suo amore per il colore, in una città dove non era quasi ammessa altra forma d’arte se non la ceramica. Ma Guerrino è sempre andato contro corrente, senza neppure cedere alla pigra abitudine provinciale della passeggiata vespertina sul corso nella stessa direzione. Anche se quel clima era in parte nei suoi primi dipinti egli tagliava la folla domenicale con la sua scoppiettante motocicletta. Ben presto le tele non gli bastarono più. Quelle sue grandi mani che apre come ali nell’aria, si sentivano legate a muoversi su un piano solo: dovevano stringere, esprimere con foga il sentimento che gli urgeva dentro e così divenne scultore. Lo scultore Tramonti uscì dal dilettantismo e si trovò poco  più che ventenne al centro di qualche attenzione critica. I ceramisti locali lo guardavano ancora con diffidenza mentre lui modellava accanitamente avendo in cuore Martini. Cominciò qualche fruttuoso pellegrinaggio fra Milano, Roma e Venezia e i suoi pezzi in bronzo crescevano di numero e in certo senso di fama, avendogli fatto vincere alcuni premi. Ora, ricco di queste esperienze, cominciò a guardare la ceramica con occhi nuovi. Al suo paese, prima o poi, si finisce tutti ceramisti. Vi sono, nel Museo internazionale di Faenza, dei pezzi di ceramica che meriterebbero un posto nella pittura tout court, e vi sono anche, accanto alle più antiche “fàiences” i famosissimi vasi di Picasso. Tramonti ha avuto modo di osservarvi il percorso di quest’arte attraverso le epoche, e ne ha tratto delle conclusioni che non potevano rimanere astratte. Ed ecco che un giorno i suoi concittadini lo hanno visto con stupore trafficare in una bottega che guarda su un giardino fiorito (…). Guerrino aveva aperto il suo studio di ceramista, ovvero la sua bottega. Un capannone con al centro un forno con un fuoco ardito che prometteva di non spegnersi. Calchi, statue, stracci, foto, cartoni, bicchieri, colori, creta, torni, cavalletti, gremivano lo stanzone dove Guerrino lavorava infaticabilmente. Le forme uscivano dalle sue mani abilissime e subito lo prendeva la smania del colore e del fuoco, degli smalti lucenti che sembravano essere il pregio più raro del piatto o del vaso. Ma quello non era che il frutto del neofita che voleva dimostrare di saper trarre dalla terra cotta le lucentezze dei più consumati artigiani. Più tardi Tramonti si accorse che la ceramica doveva tornare alla terra. Vi dovevano tornare le forme, i disegni, le decorazioni, rifacendosi alla grande lezione arcaica, la più alta, ma soprattutto vi doveva tornare il colore nella sua purezza, nella sua essenzialità. Tramonti si mise con foga su questa via. I suoi vasi ebbero un incanto nuovo sconosciuto, i suoi piatti sembravano scovati in qualche cantina sepolta, tramandati da chissà quante generazioni. Senza saperlo aveva gettato un ponte con le ere più lontane, e in un certo senso creato una mitologia della nostra epoca. Antichissimi e moderni, i suoi piatti, definiti “splendidi” dai critici più esigenti, lasciarono Faenza e cominciarono i loro viaggi trionfali. Guerrino no; lui rimaneva a Faenza, a lavorare alla bottega con un paio di aiutanti, a strombazzare per le vie con al motocicletta, a far risuonare la sua risata travolgente nei crocchi di ceramisti senz’ali. Lui le sue ali le aveva aperte e bene tanto che nel solo ’52 si è visto assegnare il 1. Premio Faenza, il 1. Premio a Pesaro, il 1. all’Angelicum di Milano [1951], il 1. ex-aequo a Messina e il 2. a Vicenza. Ora deve per forza prendere il treno e seguirle le sue ceramiche che divenute adulte camminano da sole. Ed ecco a Roma, il terracottaro più autentico, che sembra non avere età, come le sue opere, ragazzo forse troppo cresciuto, uomo rimasto all’entusiasmo e all’ingenuità dell’adolescenza. Non sa parlarvi che di progetti, di futuro, come un giovane che per la prima volta si affacci alla vita, è sempre sul primo gradino di un’alta scala senza sapere a quale piano sia arrivato. Non importa che Tullio Mazzotti sulla rivista “Ceramica” lo abbia accostato a Picasso e a Rouault fra i pochi allievi di una grande tradizione, non importa che all’estero aspettino i suoi pannelli con le sue madonne e gli angeli, con le ballerine e i clowns, i suoi bassorilievi, le teste, i piatti dai chiari disegni; per lui conta solo quello che deve fare domani. Per questo il suo passo è lungo da far fatica a camminargli accanto e nessun filo bianco macchia la sua chioma leonina. Gli amici tentano inutilmente di fargli perdere il treno di trattenerlo una notte di più in questa Roma che a sera gli sembra più bella (…). Tramonti deve partire perché nel suo capannone alcuni pezzi stanno asciugando o cocendo e una giornata in più potrebbe compromettere l’esito. Qui si sente svuotato, come privo di parola, le sue mani hanno bisogno della terra umida che si assoggetta docilmente ai loro impulsi, il suo cuore del fuoco che da vita ai colori. Deve partire. Fino a che il fuoco arde quelle ceramiche sono cose sue e lui le veglia con ansia perché l’immagine che le aveva plasmata prima dentro di sé si realizzi. Una crepa, una bolla, sono ferite per lui, dolorosissime. Ma quale gioia se i colori rispondono al suo desiderio e il pezzo intatto è quale lo aveva sognato! Per questo anche se arriva a Faenza di notte la prima visita è alla bottega.  Cfr. LUISI, Luciano, Guerrino Tramonti, in: «Il Popolo», Roma, 18 giugno 1953. 

   Febbraio

   Houston, Texas (U.S.A.), Museum of Fine Arts, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 13 febbraio), sesta tappa della mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

   Maggio

   St. Louis, Missouri (U.S.A.), City Art Museum, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 4 maggio), prosegue la mostra collettiva itinerante negli Stati Uniti di America.

   Giugno

   Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, X Concorso Nazionale della Ceramica (dal 29 giugno al 13 luglio). Guerrino Tramonti e il pittore Antonio Scordia vincono il “Premio Faenza” al X Concorso con il “Vassoio rettangolare con busto di donna” e il “Piatto con testa di donna”. Gli artisti presentano anche il grande pannello policromo “Bagnanti”. La giuria del concorso è composta da Franco Gentilini, Franco Merlini e Gino Frattani, i quali ritengono di scorgere “nella coppia Antonio Scordia-Guerrino Tramonti una definizione stilistica chiaramente raggiunta con semplicità di mezzi suscettibili di maggiori sviluppi e piena padronanza della tecnica ceramica”. Cfr. La X Mostra-Concorso Nazionale della Ceramica, in: «La Faenza», bollettino del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, a. XXXVIII, 1952, n. IV-V, p. 109. “Antonio Scordia di Roma e Guerrino Tramonti di Faenza i quali in collaborazione hanno realizzato un vassoio e un piatto che arieggiano sconsideratamente alla ceramica picassiana e un grande pannello decorativo, composto da 35 mattonelle, il quale sembra più un cartone per vetrata che un pannello in ceramica. (…)”. Cfr. LUPERINI, Cafiero, Il X concorso nazionale di Faenza, in: «La Ceramica», Milano, a. VII, n. 10, ottobre 1952, p. 26.

   Messina, Fiera,  Prima mostra della ceramica d’arte italiana (dal 21 giugno al 13 luglio), mostra collettiva. Oltre agli otto concorsi, la rassegna comprende le mostre personali di Fontana, Melotti e Parini, nonché la mostra di opere ceramiche di Picasso. La giuria è composta da Raffaelle De Grada, Michele Ballo, Giampiero Giani, Enzo Maganuco, Tullio Mazzotti e Adolfo Romano. Guerrino Tramonti, che vince il “Premio Mortelle” (ex-aequo con Franco Garelli ed Emilio Scanavino), “si distacca da molti per una brocca a riflessi metallici, di forma originale; il manico è costituito da un bel modellato faunetto e di vero pregio sono gli altri oggetti, dalle forme ai disegni con effetti cromatici gustosissimi”. Cfr. Gente di mare alla prima Mostra della Ceramica d’arte italiana, in: «L’Avvisatore Marittimo», Genova, 29 giugno 1952.

Agosto

   Pesaro, III Mostra Nazionale dell’artigianato e della ceramica (dal 3 al 24 agosto), mostra collettiva organizzata dalla Camera di Commercio. Tramonti vince il I Premio alla Mostra Nazionale della Ceramica di Pesaro nel concorso a tema sul “Piatto Decorativo”, con  il grande “piatto con pesce dorato su fondo azzurro”. Nella rassegna sono presenti, tra gli altri, Leoncillo Leonardi, Riccardo Gatti, Gian Battista Valentini, Agenore Fabbri, Aligi Sassu, Emilio Scanavino e Antonia Campi. La giuria del concorso è composta da Angelo Biancini, Tullio Mazzotti, Giancarlo Polidori e Gino Frattali. Con le opere presentate, Tramonti “riconferma la vivacità e l’ingegno di ceramista sensibile e multiforme, sia nelle fogge che nella partitura decorativa e nella concertazione coloristica”. Cfr. POLIDORI, Gian Carlo, La Mostra di Pesaro, in: «La Ceramica», Milano, a. VII, n. 7, luglio 1952, p. 16.

   La ceramica di Tramonti è parecchio apprezzata dalla critica, che dedica all’artista numerose recensioni sui giornali nazionali: “A Faenza, la malattia di fare la ceramica è nell’aria, da ormai mille anni, come ad Arras vi è quella di fare gli arazzi o a Burano i pizzi e i merletti: in tutte le case vi è stato, o vi è, qualcuno che è andato a imparare quest’arte famigliare, appena finite le prime scuole, in una fabbrica o in uno studio, alla bottega, come si dice là. In tempi passati vi furono degli artisti che ci rimisero la salute, a forza di studiare gli smalti, nei tentativi di ritrovare le formule esatte con le quali gli antichi maestri componevano, ad esempio, quel rosso di garanza che è la gloria misteriosa dello stile “garofano”, oppure il turchese di certi piatti fondi, che così smagliante com’è nei frammenti di ceramiche egiziane, nessuno è mai riuscito a fare. Un bel momento, per tutto l’800, la ceramica sostituì, a Faenza, la pittura, o meglio, i pittori faentini dipinsero quasi sempre sulla terracotta, ritratti e paesaggi, belli come dei bei Corot, o dei bei Constable, specialmente quelli di Farina e di Minardi due ceramisti che avrebbero dovuto avere un posto nella storia della pittura, importante come quello di un Boldini o un De Nittis; (…). Oggi, i pittori faentini hanno ricominciato a dipingere sulla tela e sui compensati, magari sulla faesite, proprio come dei bravi Rouault, o dei bravi Orozco, tuttavia quasi tutti sono passati dalle botteghe, o vi hanno fatto le ossa, compreso Franco Gentilini, che di essi è di gran lunga il più illustre, poi se ne sono andati e di ceramisti che contino qualche cosa ve ne sono quattro o cinque in tutto – Gatti, Matteucci, Melandri, Morelli, specialmente – che in tutte le altre fabbriche si attende ad una produzione commerciale di serie, che rifà in parte, e male, imitazioni da mandare all’estero, di stili che furono famosi, come quel “garofano” che dicevamo, o il “pavone”. L’unico che non ha resistito al richiamo è stato uno scultore, il giovane scultore Guerrino Tramonti, raro tipo di romagnolo altissimo e magrissimo, che fu molto caro ad Arturo Martini, dei quale, sui vent’anni, rifaceva, in un certo senso, i modi. Tramonti nacque pittore e i suoi primi dipinti furono nature morte con molte mele e paesaggi cittadini, assai chiari e domenicali, con pretenziosi boulevards di provincia, dove certi gelatai venuti dal Friuli pedalavano adagio sotto i platani, spingendo carrettini fatti a forma di cigno e di sirena, dal cui ventre traevano gelati in estate e frittelle di farina di castagne in inverno. Quindi emigrò, mi pare a Milano e poi ad Albisola, vinse dei premi e tornò a Faenza, con alcune casse di scultore. I critici paesani infierirono contro di lui perché quelle teste e quelle statue che faceva erano lunghe e vagamente arcaiche, in una città dove bisognerebbe soltanto canoveggiare, ma anche perché parlava molto forte, ridendo selvaggiamente com’è suo costume, e magari perché vestiva con una eleganza inusitata negli artisti di provincia. Basta, gli anni passarono e Tramonti continuò ad andare e a venire, fra Roma e Milano e Venezia, fino a quando, un anno fa, mise su una sua bottega di ceramica, in un capannone, fuori cento metri proprio dalle Mura delle Maioliche, così dette per le fabbriche che vi ebbero i Ferniani e i Pirota (…). Intorno al capannone, dove ha una piccola muffola, tavoli e torni, scaffali pieni di vasi cotti e crudi e bei blocchi umidi di creta – tutta roba protetta da una fotografia di Picasso a Vallauris – Tramonti alleva un orto di fichi, che d’estate sono carichi di frutti dolcissimi. Dentro alla bottega v’è una certa aria di spezieria, forse per via di un’infinità di vasetti straboccanti di tutti i colori e di catinellette colme di smalti sciolti, blu chiari e scuri, terre d’ombra e gialli girasole violentissimi. Egli vi lavora tutto il giorno, insieme a due suoi operai, un vecchio torniante che esegue i vasi di cui egli ha disegnato le forme, e una ragazza silenziosa, con splendenti seni, che stempera i colori, dopo che lui li ha dosati. Le sue ceramiche sono semplici e tradizionali, le forme, inventate su quelle vecchie di migliaia d’anni, fanno pensare a come dovevano essere, da nuovi, i vasi popolari etruschi o le fiasche dei contadini messicani; Tramonti è un terracottaro di quelli di mille anni fa, nei suoi vasi si sente la terra lontano un miglio, anche sotto il colore, che è quasi sempre semplicissimo come un azzurro sul nero o un giallo sul bianco. La ceramica, come la fanno tanti, oggi, sarà bella, ma non è ceramica; è splendente, d’accordo, luminosa, magari affascinante, come quella di Leoncillo o di Fontana, ma non sa più di terra, e sicuro non piacerebbe ai poeti persiani. Guerrino Tramonti, in principio del suo nuovo lavoro, fu preso anche lui, ed era più che normale, da quelle tentazioni che sono gli smalti metallici, l’oro, le iridescenze. Il vecchio Pietro Melandri era stato maestro insuperabile in questo genere di smalti e Tramonti ne aveva certamente subito il gusto e la tecnica, ma poi e venuto facendone un uso sempre più moderato, finché è arrivato ad adoperarli solo a seconda della natura stessa dell’oggetto, e comunque sempre in stretto legame con la materia vera della ceramica, la terra, e con le ragioni naturali per cui l’arte della ceramica fu inventata. Così i suoi piatti si possono attaccare ai muri, con quelli bianchi e blu nessuno vi vieterebbe di riempire amabilmente le credenze, come nella casa di campagna dell’Inghilterra vittoriana, ma un contadino vi potrebbe tranquillamente mangiare un mazzo di bella lattuga o un’aringa salata, e i suoi vasi si possono adoperare per andare a prendere il vino in cantina o, a volontà, tenere sul tavolo fra i libri. Se la civiltà dei nostri tempi andrà a finire sotto terra, come i denti dei mammut e le costole dei dinosauri, in qualche grotta che scopriranno attorno al punto dove c’è adesso Faenza, magari fra duemila anni, qualche scienziato tirerà fuori anche un vaso o un piatto di Tramonti. Egli e i conservatori dei musei, e la gente che gli andrà a vedere nelle vetrine, diranno che sembrano fatti da un loro contemporaneo, proprio come diciamo noi dei fiaschi degli incas o degli affreschi con bisonti ammazzati, con i quali i primi uomini moderni cominciarono ad abbellirsi le pareti domestiche. Cfr. CASADIO, Aglauco, Tramonti, in: «Fiera Letteraria», Roma, 10 agosto 1952.

   Vicenza, Fiera, Mostra-Concorso Nazionale della Ceramica (dal 30 agosto al 15 settembre), mostra collettiva. Tramonti ottiene il Secondo Premio della “Camera di Commercio ed E.N.A.P.I.” alla Mostra-Concorso Nazionale di Vicenza con il pannello intitolato “Acrobata” che, secondo Ugo Nebbia, è dipinto con gli“spigliati estri policromi d’un faentino di buona razza (…)”. Cfr. NEBBIA, Ugo, Nell’arte della ceramica Vicenza è all’avanguardia, in: «La Ceramica», Milano, a. VII, n. 9, settembre 1952, p. 18.  

  Settembre

  Toledo, Ohio (U.S.A.), Toledo Art Museum, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 7 settembre), ottava tappa della mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

   Novembre

   Buffalo, New York (U.S.A.), Albright Art Gallery, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 27 novembre), mostra collettiva itinerante negli Stati Uniti di America.

   1953

   Guerrino Tramonti diventa il direttore della Scuola d’Arte “F.A. Grue” di Castelli d’Abruzzo (Teramo). La sua presenza a Castelli porta una ventata di novità che dalla scuola passerà alla produzione dell’artigianato locale. “(…) Tramonti dirige da poco la Scuola di Castelli, ma si è subito ambientato. Ha compreso quali erano le tradizioni che vigevano in questo accucuzzolato urbano, ha cercato di essere amico, più che insegnante, nella Scuola. Tramonti ha una visione ben chiara di ciò che potranno essere gli ulteriori sviluppi della Scuola di Castelli. Lo dimostra allorché parla dell’attività passata e di quella sin qui svolta. E lo dimostra ancor più con i fatti. Ha un dire alquanto polemico, Guerrino Tramonti, ma una polemica che tende a creare, senza pensare minimamente alla confusione od a cose del genere. Il futuro della Scuola Statale di Castelli? Lo ha bene delineato nella mente, anche se, come dicemmo, a Castelli lui è nuovo. Un futuro roseo di buone promesse e di speranze, se si terrà conto della corrente creatasi da tempo a questa parte. Una corrente che predilige la teoria moderna agli schemi classici e tradizionali. Futuro oscuro, invece, il prof. Tramonti prevede per l’artigianato ceramico castellano in genere, quello che si effettua nelle diverse “fornaci” casalinghe (…) qualora non si prenderanno provvedimenti atti ad indirizzare l’artigianato locale verso quello stile moderno tanto apprezzato dai critici e tanto richiesto dai mercati d’importazione nazionali ed esteri. (…) La Scuola d’Arte di Castelli, invece, appunto perché Tramonti volle apportare giustamente delle innovazioni nello schema scolastico, sta cercando, con esito che potremmo definire favorevole, di porsi sulla scia della corrente che oggi va per la maggiore, e cioè quella che richiede sui mercati ceramiche di stile moderno. (…)”.      Cfr. N. D., Castelli strizza l’occhio a Picasso!, in: «Il Giornale d’Abruzzo e Molise», Teramo, 18 gennaio 1955.

  Febbraio

  Pittsburgh, Pennsylvania (U.S.A.), Carnegie Art Museum, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 15 febbraio), decima tappa della mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

Marzo

   Firenze, Galleria dell’Illustrazione Italiana,  Mostra degli artisti romagnoli, collettiva presentata da Orio Vergani. Assieme a Tramonti espongono Salietti, Margotti, Servolini, Angelini, Pasquini, Tampieri, Parrini, Zinelli, Biancini e Melandri. Tramonti espone diversi pezzi di ceramica, che secondo un critico milanese “stanno tra il gusto popolare e il gusto picassiano”. Cfr. L. B., Mostre d’arte, in: «Corriere della Sera», Milano, 13 marzo 1953, p. 3.

   Milano, Galleria Cairola, Collettiva dei Romagnoli (da marzo ad aprile). Espongono: Elio Morri, Angelo Biancini, Guerrino Tramonti, Umberto Zimelli e Pietro Melandri. Tramonti presenta diversi  piatti, tra cui “Pesce in gratticola” e  “Cavallo”.

   Milano, Galleria San Fedele, Mostra Nazionale Ceramisti (dal 21 marzo al 4 aprile), collettiva. Sono presenti, tra gli altri, Bertagnini, Biancini, Andrea e Pietro Cascella, Fabbri, Fontana, Leoncillo, Sassu, Scanavino e Tramonti.

Aprile

   Milano, Galleria San Fedele, Testimonianza a Cristo, Mostra Nazionale (dal18 aprile al 31 maggio).

  Maggio

  Baltimora, Maryland (U.S.A.), Baltimora Museum of Art, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 1 maggio), mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

  Giugno

  Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, XI Concorso Nazionale della Ceramica (dal 27 giugno al 12 luglio). Guerrino Tramonti partecipa alla mostra fuori concorso con un piatto giudicato di “notevole” interesse in una recensione pubblicata sul «Giornale dell’Emilia». Cfr. SAVONUZZI, Claudio, L’undicesima edizione del concorso nazionale. In crisi a Faenza la ceramica Italiana?, in: «Giornale dell’ Emilia», Bologna, 2 luglio 1953, p. 3. Secondo Giuseppe Sciortino, l’artista faentino“passa dallo stilizzato all’ornato con simpatica disinvoltura e con proprietà (ha fuori concorso un piatto con pesci interamente colorato e un episodio di storia sacra tutta affidata alla purezza espressiva del disegno)”. Cfr. SCIORTINO, Giuseppe, La Mostra della Ceramica a Faenza. Un’attività viva e vitale, in: «La Fiera Letteraria», Roma, 19 luglio 1953, p. 7. Lo stesso Tramonti scrive diversi articoli critici in cui sottolinea lo scarso livello dei partecipanti al concorso: “Ci sia consentito, benché sia per noi compito ingrato, esprimere un giudizio sereno e obiettivo di carattere generale, prima di soffermarci sulle maggiori opere presentate all’undicesimo Concorso Nazionale d’Arte della Ceramica di Faenza. Il visitatore esperto e intelligente si trova subito disorientato, diremo deluso, per un senso poco sufficiente che spazia quasi dovunque. Infatti vi è una troppo larga partecipazione di ceramisti e di artigiani dilettanti, che chiameremo della domenica, coi quali non è giusto confondere artisti veri e coraggiosi. Riteniamo che sarebbe opportuno si provvedesse a una rigorosa selezione, prima dell’apertura della mostra, per dare a questo concorso una dignità pari al nome di cui Faenza gode. Non è detto che i cento e più espositori costituiscano la base del successo della nostra mostra, ma altresì dovrebbe essere il contributo, il tentativo o meglio i diversi tentativi validi di artisti i quali lavorano in senso serio e concreto per portare questa arte della ceramica a un alto livello, senza scendere a compromessi e senza abusare come avviene da molti anni, della forma per la forma, come elemento unico decorativo, degli accostamento di tono per il tono, dei riflessi metallici o di patine, come di certi smalti troppo spesso adoperati a imitazione di pietre e cose simili. Una buona volta è ora di porre termine alle ormai troppo dilaganti dilettantesche e inespressive decorazioni più affidate al caso che non nate da un’originale fantasia, come spirali, triangoli, cerchietti e altri arabeschi. Pensiamo sia giusto e necessario tornare alla più pura tradizione, e cioè alla ceramica dipinta – forma, disegni e colore – secondo l’indirizzo più valido e tradizionalmente puro. Questo secondo noi, è quanto si deve dire e consigliare; ciò premesso invitiamo i ceramisti a meditare su quanto è brevemente esposto e invitiamo la Commissione a incoraggiare quanto riteniamo giusto e sano. Ed ora diremo delle opere più significative ed espressive di questa XI Rassegna Nazionale. Salvatore Meli si presenta con un gruppo di vasi e piatti di un modernismo d’ispirazione arcaica-ispano-moresco, sostenuto da un mestiere e da un’intelligenza alla quale va unita una sensibilità cromatica che in alcuni pezzi è notevole. Meli ha vinto con Zauli di Faenza il primo premio ex-aequo. Al contrario di Meli, Zauli si abbandona a preziosismi tecnici, a effetti occasionali in quanto affidati al caso del fuoco. Antonia Campi (Laveno) premio Enapi ci conferma una continuità stilistica, un gusto raffinato e fantasioso. I pannelli di Ugo Lucerni sono improntati con un certo brio, ma freddi e più fiacchi di altri visti di recente in altre mostre. Franco Garelli di Torino presenta una serie di suoi cavalli, i quali poco aggiungono a quanto è già stato da altri detto. Rilevante per gusto il cavallo dipinto sul biscotto con segni decisi in bianco e manganese. Le gustose ceramiche del ligure Scanavino, premio Gaetano Ballardini ex-aequo con Belletti, risultano troppo influenzate da tendenze di ceramisti della vicina Valle d’Oro Francese. Di Germano Belletti diremo che si è presentato meglio altre volte; nelle opere qui esposte manca una coerenza stilistica, troppo influenzato com’è da Picasso. Altro Picassiano il Pantieri di Forlì il quale benché abbia possibilità estrose ci sembra in sensibile declino. Nel concorso per una “Acquasantiera” è stato assegnato il premio alla “Mascherella” di Bologna; opera questa ispirata all’arte Bizantina risolta con abilità tecnica notevole. L’“acquasantiera” di Merlone è la più aderente al nostro tempo, ma non presenta un risultato tecnico e cromatico soddisfacente. La “Mascherella” ha pure vinto il premio per i vasi destinati alla stazione di Faenza, opere queste degne di rilievo per impegno, spirito, gusto e tecnica. Numerose scuole statali ed Istituti di Arte per la Ceramica sono presenti a questo Concorso. Quelle che si distinguono e sono state premiate con I premio sono: Faenza e Venezia, con opere notevoli e meritevoli di essere segnalate e indicate come quelle migliori esposte a questa rassegna. Dopo queste, per ordine d’importanza, ricordiamo quelle di Pesaro (premiata), orientata secondo noi, su modelli pittorici poco aderenti allo spirito della ceramica. Però queste opere, pannelli e vasi sono condotti con maestria e sorprendente tecnica. La scuola di Sesto Fiorentino (Richard Ginori) si distingue per tentativi cromatici e dipinti; quella di Fano per intenzioni stilizzatrici. Concludiamo questa rassegna con la speranza che nei prossimi anni gli artisti più espressivi e di buoni intendimenti (quest’anno pochi i presenti) possano trovare a Faenza, culla e madre della ceramica, l’ospitalità e il riconoscimento più sincero e caloroso. Cfr. TRAMONTI, Guerrino, Troppi ceramisti domenicali al Concorso d’Arte di Faenza, in: «La Ceramica», Milano, a. VIII, n. 7, luglio 1953, pp. 12-15. C. Millet parla dell’opera dell’artista faentino su un giornale francese: “(…) En effet, ses oeuvres, très simples de formes, de décoration tout à fait stylisée, rejoignent les poteries traditionnelles, directs descendantes des vases étrusques et proches parentes des fiasques mexicaines : ici, un soleil à visage humain décore le fond d’un plat: là, un chat fait le gros dos sur un fragment de céramique; plus loin des personnages étranges danset sur un vase; ou bien encore des dessins géométriques ornent d’étroits pichets. Mais, quels qu’ils soient, il s’en dégage toujours le même amour de la matière, de cette terre que tout originaire de Faenza porte en soi et qui fait que tôt ou tard il y revient. (…)”. Cfr. MILLET, C., Arts decoratifs, in: «La Revue Moderne», Paris, luglio 1953.

   Agosto

   Vicenza, Fiera, VIII Mostra-Concorso Nazionale della Ceramica (da agosto a settembre). Tramonti vince il Secondo Premio (ex aequo con Antonio Siri) al “Concorso Città di Nove” alla VIII Mostra-Concorso di Vicenza, la cui giuria è composta da Lisa Licita Ponti, Georges e Susanne Ramié, Giuseppe dell’Oro e Tullio Mazzotti. Tra i pezzi premiati si trovano il “grande disco con cavallo” (custodito al Museo di Palazzo Sturn di Bassano del Grappa), il pannello intitolato “Gatta” e il “vassoio con acrobata”.

   München (Germania), Neue Sammlung, Museo Statale per l’Arte Applicata, Moderne Italienische Keramik (dal 11 agosto al 3 ottobre). La mostra collettiva itinerante in quattro città tedesche (München, Stuttgart, Karlsruhe, Düsseldorf) è curata da Adriano Totti, direttore della Galleria Totti di Milano, e presentata da Ugo Nebbia, direttore del Museo del Duomo di Milano. Sono esposte quasi quattrocento opere realizzate da quaranta ceramisti italiani, tra cui Lucio Fontana, Pietro Melandri, Agenore Fabbri, Andrea Cascella, Ugo Lucerni, Angelo Biancini, Antonia Campi, Romano Rui, Guido Gambone, Pompeo Pianezzola e Guerrino Tramonti. L’artista  faentino espone diversi piatti, vasi e bottiglie con decorazioni astratte a leggero rilievo, alcuni pannelli policromati, tra cui il “rilievo a centauri”, nonché una “testa di fauno d’ispirazione antica (…) ricoperta da uno smalto azzurrognolo che dà l’impressione di un riflesso del fuoco infernale”. Cfr. HOTZ, Ceramica d’arte italiana ed artigianato d’arte, discorso inaugurale della mostra, Stuttgart,  Landesgewerbeamt Baden Wuettemberg, 22 ottobre 1953, ora in: Galleria d’Arte Totti. München, Stuttgart, Karlsruhe, Dusseldorf. Recensioni e critiche mostre in Germania, Milano, Galleria Totti, S.d. (1954).

Ottobre

   Roma. Il quattro ottobre, nella Chiesa di S. Pio V alla Madonna del Riposo è inaugurata la statua del “Sacro Cuore” (220 cm di altezza), modellata da Angelo Biancini e ceramicata (con riflessi) da Guerrino Tramonti.

   Providence, Rhode Island (U.S.A.), Museum of Art Rhode Island School of Design, Italy at Work. Her Renaissance in Design Today. Mostra dell’artigianato moderno e delle arti decorative italiane (dal 1 ottobre al 15 novembre), ultima tappa della mostra collettiva itinerante in dodici musei americani.

   Stuttgart (Germania), Landesgewerbeamt Baden Wuettemberg, Moderne Italienische Keramik (dal 22 ottobre al 8 novembre), seconda tappa della mostra collettiva itinerante in Germania.

Novembre

   Milano, V Selettiva Nazionale. Mostra d’arte sacra dell’Angelicum (da novembre a dicembre), mostra collettiva. “(…) Di  Guerrino Tramonti, oltre al piatto con gatto e altre ceramiche di buona fattura, dobbiamo particolarmente elogiare il Pannello con granchio nel quale l’artista realizza difficili accordi di verdi rossi e azzurri, ma su un piano di più decisa modernità e il Pannello con bue che denunzia di primo acchito un risoluto spirito inventivo e una singolare proprietà cromatica. Un piatto con dipinto un pesce sulla graticola e alcuni dei vasi a clessidra completano l’ottima presentazione di Tramonti, il ceramista più impegnato della Mostra. (…)”. Cfr. S.G., All’Angelicum di Milano. Successo della Selettiva, in: «La Fiera Letteraria», Roma, 6 dicembre 1953.

   Karlsruhe (Germania), Palazzo della Orangerie (organizzata dalla Staatliche Kunsthalle e dal Landesgewerbeamt), Moderne Italienische Keramik (dal 27 novembre 1953 al 6 gennaio 1954), terza tappa della  mostra collettiva itinerante in quattro città tedesche.

1954

Febbraio

  Düsseldorf (Germania), Hetjens Museum, Moderne Italienische Keramik (dal 7 febbraio al 21 marzo), ultima tappa della mostra itinerante in Germania.

Settembre

  Vicenza, Fiera, IX Mostra-Concorso Nazionale della Ceramica (dal 4 al 19 settembre), collettiva. La figura artistica di Tramonti continua ad essere messa in risalto dalla critica nazionale, come testimonia l’articolo dedicato da Ugo Nebbia sulla rubrica “Artisti allo specchio” della rivista «La Ceramica»: “Sullo specchio dei nostri ceramisti è di turno Guerrrino Tramonti: turno più che legittimo, anche se la sua rinomanza quale ceramista – sebbene ormai ufficialmente sanzionata pure dal posto che occupa come direttore della Scuola Ceramica di Castelli – è di data piuttosto recente. Si tratta di un autentico romagnolo, sotto ogni punto di vista; generoso ed appassionato, quanto scontroso e insofferente; ingenuo ed ardente, nel suo aspetto di moschettiere longilineo, pronto a rintuzzare ogni contraddizione, con l’aria spavalda e tagliente di chi è disposto allo sbaraglio per far valere le proprie ragioni, specie quando scaturiscono da certe sue intime convinzioni d’artista. (…). Qui, naturalmente, c’interessa anzitutto la sua maturità di ceramista, ossia quanto gli doveva capitare quasi fatalmente, visto che l’essere romagnolo per lui conta anche perché è di nascita, anzi di autentica razza faentina. Diciamo fatalmente, poiché è ben chiaro che l’humus vitale del suo indubbio temperamento d’artista è tutt’uno con quello onde la sua terra ha assunto quel nobile significato, che ovunque da secoli la distingue. Siamo di fronte, dunque, ad uno stimolo fatale, per il quale è del tutto logico che, sebbene il suo casato non sia ancora tradizionale nel multiforme fervore del vecchio o del nuovo artigianato faentino – se la “fornace Tramonti” voglio dire, senza essere certo una delle solite improvvisazioni, è di funzione e rinomanza alquanto recente – la sua naturale ispirazione di darsi all’arte abbia avuto il suo primo nutrimento attraverso le discipline della Scuola Ceramica di Faenza, che l’ha avuto per qualche anno allievo. Stimolo fatale, ripetiamo, per non dire una specie di sfida lanciata a quelli della sua terra che, per averlo preceduto nel cammino della ceramica, si credevano d’averlo sorpassato sotto ogni riguardo tecnico ed artistico, e magari guardavano con sospettosa curiosità questo faentino che si riteneva troppo artista per essere soltanto un ceramista. Si tratta, insomma, di un tirocinio fatto nel periodo più propizio della sua formazione, che egli certo non smentisce; anche se, fino a pochi anni fa, cioè fino al 1947-48, del giovane baldanzoso Tramonti, così fervido di promesse, ma non del tutto sbandato tra le contrastanti correnti artistiche dei tempi nostri sempre pronto cioè a comunicarci la schiettezza della sua sensibilità, tra le meno adatte a compromessi solo intellettuali si parlava con attenzione più che altro come pittore e, più ancora, come scultore. Basterebbe ricordare la simpatia con cui, tra i primi, lo accolsero Arturo Martini e De Pisis, oppure i consensi e le segnalazioni che non gli mancarono in mostre e concorsi (…). Ma una sosta a Vado Ligure e ad Albisola, ossia nel regno di Tullio, attorno al 1938, doveva essere per lui, in certo modo, definitiva per ricondurlo quasi intero alla ceramica. Diciamo quasi intero, poiché Tramonti non nasconde la sua insofferenza a classificazioni troppo precise e definitive, e specialmente la sua predilezione per la scultura. La qual cosa risponde, del resto, al bisogno proprio degli scultori, di veder concretato, quasi eternato dalle cotture e dalle vetrificazioni quanto scaturisce attraverso la viva sensibilità della materia, nel plastico umidore della creta che fiorisce sotto le loro mani. Ecco, insomma, perché anche come ceramista, nel senso più completo della parola, egli poteva rivelarsi alla prima, da solo, senza indugi o perplessità tecniche o spirituali; soprattutto, senza fatue improvvisazioni, col naturale linguaggio d’un artista altrettanto sensibile che maturo, che ci teneva a rivelarsi sotto ogni aspetto degno della sua terra. Sempre schietta appare, infatti, la sua intesa con la materia fondamentale ed i mezzi tradizionali di plasmarla, formarla, decorarla, intensificarla nelle cotture e nelle vetrificazioni; senza vecchi o nuovi compromessi di solo gusto, senza smanie di servirsene per stupire ad ogni costo. Siamo di fronte ancora a forme schiette di vasi, tondi, ciotole, formelle, di logica struttura ceramica; senza deliberate asimmetrie o abbandoni a incompostezze sature di propositi, uso quelle che oggi paiono indispensabili per rivelarsi aggiornati in materia. Nulla di non controllato e di non dosato, anche in certa apparente improvvisazione. Sempre un senso decorativo scaturito da una chiara passione per la materia, in una freschezza di tocco, dove la padronanza del motivo e la piena leggibilità degli elementi che lo compongono, coincidono con la bontà dell’ispirazione, e specialmente, con quell’inconfondibile carattere, che è tutt’uno con ciò che s’intende per ceramica. Il disegnatore, lo scultore, il compositore scaltro ed estroso, libero e spigliato, sensibilmente originale, si rivelano sempre in gamme pure e profonde, senza futili improvvisazioni fine a se stesse. Un ceramista d’istinto e di abilità, in una parola. Uno che anche al di là della sua produzione, diremo corrente, che fin da principio l’ha segnalato come uno dei nostri più fervidi di promesse, seguita a lavorare ed a studiare, specie per non smentire che, anche come ceramista, vuole mostrarsi piuttosto unico nel genere: unico, dico, poiché è evidente fin dove vuole mostrare che si può far della ceramica senza “truccare”. Uno, insomma, che ancora crede alla purezza della forma e del colore; che è quanto dire alla bontà di una causa che ha sposato con perfetta coscienza del proprio compito. Non dimentichiamo, allora, assieme ai consensi che non gli sono mancati ovunque si è mostrato, come alle prove di Faenza, di Milano, di Pesaro, di Messina, Vicenza e così via, ed accanto a ciò che sta facendo ed insegnando a fare, a Castelli in nome di Francesco Antonio Grue, quello che oggi, uscendo dal campo della sua solita produzione, ha voluto mostrare alla Triennale di Milano, con quel vasto soffitto di tabelloni policromi, ossia con quella impresa ceramica di più largo respiro, con cui ha senza dubbio voluto darci, con la sua scuola e sopra uno dei più schietti esempi locali, un’ulteriore misura delle sue possibilità tecniche e decorative. Un ceramista, insomma, che possiamo attendere con fiducia a qualsiasi prova. Cfr. NEBBIA, Ugo, Guerrino Tramonti, in: «La Ceramica», Milano, a. IX, n. 9, settembre 1954, pp. 57-60.

Ottobre

   Faenza, Chiesa dei Cappuccini. Tramonti sposa la giovane Arpalice Carlotta Babini; l’amico Franco Gentilini è testimone alle nozze. Dal matrimonio nasceranno i figli Paolo e Marco.

   Milano, Palazzo dell’Arte, X Triennale. Sotto la direzione di Guerrino Tramonti, la Scuola d’Arte “Francesco Antonio Grue” di Castelli ottiene il “Diploma d’Onore” alla Decima Triennale di Milano, con un “soffitto” a due spioventi, con struttura in legno, composto da 356 tavelle di 50x35 cm. maiolicate con decorazioni policrome. Il soffitto è una citazione contemporanea della cosiddetta “Sistina della ceramica”, vale a dire del seicentesco soffitto maiolicato con decorazioni policrome        della Chiesa di San Donato (1615-1617) di Castelli d’Abruzzo (Teramo).

1955

Giugno

   Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, XIII Concorso Nazionale della Ceramica (dal 25 giugno al 10 luglio). Tramonti vince il “Premio Faenza” (ex aequo con Carlo Negri) al XIII Concorso di Faenza con il “Grande vaso” e il “Grande disco con volti umani” (invetriato a grosso spessore). La giuria del concorso è composta da Afro Basaldella, Anselmo Bucci, Stefano Cairola, Libero De Libero, Gino Frattani, Cesare Piolanti e Toti Scialoja. Sulle pagine dei giornali, la figura del faentino continua ad essere elogiata: “(…) Sulle premiazioni, quest’anno, nulla da eccepire. Sono stati premiati gli artisti migliori. Di Guerrino Tramonti, ad esempio, si è già abbastanza parlato, sul Resto del Carlino, per ripetergli ancora elogi. Tuttavia bisogna dire come Tramonti abbia ancora affinato le proprie capacità: lo si conosceva come un artista vivo, impetuoso, e per questo anche capace di qualche eccesso di entusiasmo. Oggi lo si ritrova ancora più sicuro; e di quella impetuosità è rimasto il calore, mentre le forme sono più serene e precise. Tramonti, com’è noto, insegna alla vecchia e famosa scuola ceramica di Castelli. Dal forzato isolamento nel paesino abruzzese, sembra abbia riportata la calma di una maturazione ancora approfondita. Elogi eccessivi? Non crediamo: basta vedere nel salone centrale dell’esposizione la vetrina con i suoi piatti ed i suoi vasi, quel brillare dei gialli, verdi, viola, quel disegno intelligente, per concludere che il primo premio assegnatogli è più che meritato: avrebbe anzi potuto essergli dedicato – diciamolo pure – interamente. (…)”.  Cfr. SAVONUZZI, Claudio, La XIII Mostra a Faenza. Tramonti e Negri vincitori del premio della ceramica, in: «Il Resto del Carlino», Bologna, 8 luglio 1955, p. 3. Lo stile pittorico delle ceramiche di Tramonti nella seconda metà degli anni Cinquanta,  sarà così ricordato: “(…) In Tramonti, e qualcosa di simile succede in Gentilini, l’impiego della linea, così come era emersa nella pratica di Klee, s’innesta su di una precedente cultura figurativa di tipo novecentista e questo, ad esempio, lo si può ben vedere in alcune sue nature morte dipinte su piatti e vassoi. Tramonti ormai è attratto da una poetica della linea e fa subire al proprio lavoro un repentino cambiamento; un  tempo da scultore si occupava con cura dei volumi, ora da pittore-ceramista privilegia l’immagine piana e priva d’ombra. La linea, a volte, diventa un contorno tanto forte da potere ricordare le cuciture in piombo usate per le vetrate, altre volte invece perde la funzione di contorno per assumere quella di parola scritta. L’artista pare sentire fortemente l’affinità tra disegno e scrittura e non solo perché impiega come elemento pittorico parole e lettere, ma per l’uso che fa delle figure disponendole come fossero parole. Seguendo il principio che l’ordine delle parole crea la frase, egli opera quasi una scrittura pittorica usando un repertorio di immagini fatto di foglie, fette di cocomero, pere, grappoli d’uva, bottiglie e bicchieri, pesci, gatti, lettere e parole. È questo un materiale che impiega tanto ripetutamente che, a volte, viene da pensare che egli giochi con questi frammenti di percezione analitica gettandoli come dadi dentro i suoi grandi piatti perché assumano nuove combinazioni e sintesi. (…)”. Cfr. MINGOTTI, Alberto, Guerrino Tramonti e la disciplina di un artista irrequieto, in: «La Faenza», cit., p. 137.

Ottobre

   Teramo, Grandi maestri castellani. Mostra della ceramica moderna, collettiva. Tramonti, che  espone assieme agli insegnati e agli allievi della Scuola d’Arte “F.A. Grue” di Castelli, ottiene la Medagli d’Oro dell’E.N.A.P.I. L’artista continua ad essere il direttore della scuola, esercitando una notevole influenza persino nella ceramica prodotta dagli artigiani locali. “(…) l’attuale mostra ci precisa che un vento di rinnovamento (…) spira tra le botteghe castellane, (…) aria che viene dalle aule scolastiche della “F.A. Grue”. La via comunque è stata indicata dalla Scuola che ha creato un tipo originale di decorazione, mentre per il colore ha cercato di tener fede ai colori tradizionali. Quello che conta, dunque, per il momento, è che quel primo passo, tanto penoso a compiersi, per passare dall’una all’altra forma artistica è stato compiuto. In questo passo, naturalmente, gli artigiani locali hanno avuto la fortuna di trovare a sorreggerli un Tramonti, questo è vero, “un ceramista d’istinto e di abilità” – come lo definì Ugo Nebbia sulla rivista “La Ceramica” – (…). Un Tramonti che, in breve tempo, ha saputo imprimere alla produzione della Scuola il suo stile e la sua tecnica, un Tramonti, che sente e vive il dramma artistico intimo e delicato di Castelli, cittadina alla quale egli si sente oggi particolarmente legato (…). Crediamo quindi, oggi, che, alla sua opera di convincimento sia da attribuire il tentativo dei ceramisti locali che hanno sposto alla mostra di Teramo, ben riuscito, di battere una nuova strada (senza, s’intende, abbandonare la vecchia). Ci sono poi state le mostre, i successi lusinghieri degli allievi e dei maestri della Scuola, la felice esposizione alla Triennale. Non c’è dubbio che tutti questi fattori abbiano influito enormemente sull’animo di questi artigiani (…)”.  Cfr. STEFANILE, Aldo, Le sorprese di una mostra. Ancora sulle ceramiche castellane, in: «Il Giornale d’Abruzzo e Molise», Teramo, 31 ottobre 1955, p. 3.

Novembre

   Padova, Galleria della Chiocciola, Collages di Titina Rota e ceramiche di Guerrino Tramonti (dal 26 novembre al 9 dicembre). Como annunciato nei giornali, si tratta di “(…) una mostra di collages e disegni di Titina Rota e di ceramiche di Guerrino Tramonti. In accostamento piuttosto audace, poiché tanto sottilmente morbosa, legata ad un gusto tutto personale, edonistico è l’ispirazione di Titina Rota, altrettanto semplice, immediato, ancorato ad un sicuro mestiere è il modo in cui Tramonti costruisce e colora le sue ceramiche. I vasi ed i piatti di Tramonti sono il frutto (…) di un gusto decorativo spontaneo e pulito; le barchette a scacchi colorati, i gatti, gli animali che Tramonti dipinge sulle sue belle ceramiche sono divertenti, luminosi, opera di un vero artista della ceramica (…)”. Cfr. Cronache d’arte, in: «Gazzetta del Veneto», Padova, 2 dicembre 1955. Tramonti è presentato come “(…) uno dei ceramisti oggi più quotati, formatosi a quella scuola che vanta una secolare tradizione artigiana. Molti sono i suoi espedienti tecnici interessanti: vetrificazione della ceramica, ammorbidimenti del colore, ma assai più interessanti sono le sue ceramiche per la bella forma e per il disegno che in essa si risolve. Arie talora di Klee, ricordi di ceramiche antiche, esperienze astratte, tutto risolto in un artigianato sicuro ed aggiornato, senza trucco. (…)”. Cfr. ZANOTTO, Sandro, A Padova, in: «Nostro Tempo», Napoli, novembre 1955.

1956

Febbraio

   Roma, l’editore De Luca pubblica una monografia dedicata all’artista faentino, presentata da Leonardo Sinisgalli, che afferma: “(…) Tramonti ha dietro di sé una tradizione incomparabile. (…)Di Tramonti ho in casa un servizio da caffé: una caffettiera, una zuccheriera, sei piattini e sei tazze. Sono di grandezza giusta, di discreto spessore, hanno forme tranquille e un bel colore intorno a un semplice motivo. So bene che in questi ultimi anni la ceramica non si è fermata inerte alla contemplazione e all’imitazione del museo o del dialetto, che anch’essa ha sentito la scossa del nuovo plasticismo, della nuova ottica, della nuova grafia. Per fortuna nel campo delle arti applicate esistono dei limiti provvidenziali imposti dalla funzione degli oggetti, esistono quasi degli invarianti, dei paradigmi che a mio parere sono di gran giovamento alla fantasia dell’artista, e ci evitano il triste spettacolo della pleiade, dei manierismi, di capolavori dei quattro soldi. Non mi pare che Tramonti si sia fatto stregare da Moore, da Picasso, o da Mirò. La ceramica non ha bisogno di genialoidi, ma di artigiani delicati e astuti. Non abbiamo bisogno di delirare di fronte a una brocca. Forse abbiamo tutti sbagliato, male intendendo gli insegnamenti della Bauhaus, ed esagerando il significato dell’apporto che l’arte poteva dare all’industria, alla bottega. Bisognerà probabilmente rivedere le nostre posizioni nei riguardi dell’arte spontanea, della produzione indigena. Perché è difficile, col puntello di qualche dogma, sbarazzarci degli acquisti lentissimi e sicuri che la comunità tutta intera, un popolo o una tribù, compie soltanto per virtù del suo istinto e d’una conoscenza così completa da toccare la grazia. Penso che noi abbiamo troppo sofisticato intorno ad operazioni semplici che comportavano diletto e devozione, una precettistica che assomigliava a un rituale senza diventare mai tirannia. Avrei voluto farmi dire da Tramonti i suoi segreti, i suoi accorgimenti, farmi raccontare qualche miracolo, farmi portare in sacrestia. Si sa che queste confidenze non vanno sollecitate, devono essere raccolte, e che è necessario un fitto sodalizio, proprio come una lunga pesca paziente, per tirare qualche cosa nella rete. Sono riuscito a sapere qualche cosa negli incontri di questi ultimi giorni. Posso dire che la sua materia prima, la creta di scolo, viene raccolta tra Faenza e Bisighella. Tramonti chiama la farina di maiolica “fritta macinata” e mi precisa che i colori fondamentali, dai quali egli non ha mai derogato, sono il manganese, il blu, il giallo e la “ramina” (il verderame che dà il turchese). Sono gli ossidi della tradizione e Tramonti dice che non gli è mai venuta la tentazione di mischiarli, né mai ha temuto che non gli bastassero. Non cercavo confessioni sensazionali. Ero pago di queste piccole ricette. Nel riguardare i suoi lavori, nel ripassarli rapidamente sfogliando le bozze di questa raccolta, gl’incontri con Martini, con De Pisis, con Gentilini, che sono stati i suoi tutori, sono flagranti. Tramonti può fare ancora col disegno quello che Picasso fa coi colori: “se mi manca il rosso metto un blu intenso”. Ha ancora tanto tempo davanti a sé per chiudersi in una sigla”. Cfr. SINISGALLI, Leonardo, Guerrino Tramonti, Roma, De Luca Editore, s. d. (1956).

   Agosto

   Faenza, Studio Tramonti. Sotto la guida tecnica di Guerino Tramonti, il pittore Franco Gentilini realizza diverse opere in ceramica, tra cui i due vassoi rettangolari (con natura morta e con edificio architettonico) e la tavella policromata con prospetto architettonico, conservati al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

1957

Marzo

Milano, Palazzo Servelloni, Antologia della Ceramica (dal 23 marzo), mostra collettiva. In occasione della mostra e del convegno è pubblicato il volume “Cinquanta ceramisti italiani”, edito dall’Associazione Nazionale degli Industriali della Ceramica. Tra i partecipanti alla mostra si trovano, accanto a Guerrino Tramonti, Lucio Fontana, Tullio Mazzotti, Fausto Melotti, Aligi Sassu, Leoncillo Leonardi, Agenore Fabbri, Nanni Valentini, Guido Gambone, Carlo Zauli ed altri.

   Aprile

   Freiburg im Breisgau (Germania), Kunstverein, Moderne Italienische Keramik (dal 27 aprile al 26 maggio), mostra collettiva organizzata dalla Galleria Totti di Milano. Guerrino Tramonti partecipa alla mostra con Pietro Melandri, Bruno Baratti, Fulvio Nardis, Adolfo Merlone, Armando Castiglioni e Serafino Mattucci.

   Settembre

Gubbio, Palazzo Ducale, II Mostra della ceramica e dei lavori in metallo. Premio Gubbio “Mastro Giorgio” (dal 14 al 27 settembre), collettiva. Tramonti vince il secondo Premio Gubbio.

1958

Guerrino Tramonti diventa il Direttore dell’Istituto Statale d’Arte di Cagli.

Settembre

Faenza, Tramonti inaugura il nuovo studio e l’abitazione di Via Fratelli Roselli n. 8, dove attualmente si trova la Casa-Museo Tramonti.

Novembre

Nasce Paolo, il primogenito di Guerrino Tramonti.

1959

   Tramonti diventa il Direttore della Scuola Statale d’Arte di Forlì, istituita con decreto del Presidente della Repubblica. “(…) Ho diviso con la scuola molti anni e sono stato ceramista a mezzadria (…) La pista dell’insegnamento, del testimoniare la propria idea, le proprie convinzioni estetiche, non solo mediante le realizzazioni pur di livello eccelso, ma soprattutto attraverso la sua scelta di trasmettere, favorisce in Tramonti il passaggio di conoscenze e competenze, dei percorsi espressivi, di itinerari operativi, di metodologie di ricerca e, poi, non ultimi, di slanci passionali, certo essenziali per una scelta di creatività. (…) La sua forte, spesso difficile, ma sempre autorevole presenza, attesta capacità di sollecitare, stimolare, provocare il quieto vivere (di una scuola dove ancora oggi si finisce talvolta per adattarsi allo scontato, al già fatto, alla banale ripetizione di stereotipi) che rimangono certo come un dato di grande significato nel suo percorso artistico. Tramonti, per questa sua peculiarità pratica quasi quotidiana di incitazione e di confronto, di costruttivi contenziosi che trasmise anche nel contesto scolastico, può essere certo accostato ad altri artisti docenti, che esattamente negli stessi anni in cui egli approda all’insegnamento, vissero analoghe esperienze. Tra questi Edgardo Mannucci (…) e poi Giorgio Wenter Marini (…). Nel contesto dell’insegnamento artistico e del “fare scuola” appare consequenziale collocare l’opera di Tramonti in quella generazione di artisti che seppero far coincidere i propri intendimenti creativi con un impegnativo esercizio didattico di forte rivolta concettuale in un contesto scolastico spesso immobile e normalmente poco propenso alle novità. (…)”. Cfr. CATTANI, Silvio, Guerrino Tramonti e l’insegnamento artistico, in: Tramonti, catalogo della mostra, Bologna-Faenza 1993. Faenza, I Quaderni del Circolo degli Artisti, s. d. (1993), pp. 115-118.

1960

   La ricerca artistica di Tramonti raggiunge nuovi sviluppi, passando dalla maiolica decorata con smalti sotto vetrina a grosso spessore ai nuovi materiali ad alta temperatura quali il gres e la porcellana. “Se la invetriatura, a grosso spessore e cavillata, rimanda in qualche misura agli incidenti di percorso di cui fecero singolare virtù i ceramisti d’Estremo Oriente, di Cina, Corea e Giappone, la ceramica di Tramonti (dal 1960 fin verso la fine del decennio) vira decisamente verso “l’assoluto” ceramico. Le forme in gres studiate con virtuosistica caratura, i preziosi smalti monocromi e sfumati – dal bianco “clair de lune” al turchese, dal viola all’azzurro, dal verde celadon al giallo avorio e così via –, gli effetti luminescenti delle cristallizzazioni e iridescenze del tipo “Yao pien” della dinastia Sung risultati in Cina probabilmente fortuiti e in origine dovuti alle incognite della cottura condotti ad alta sofisticazione fattuale; il richiamo alla più grande civiltà ceramica di tutti i tempi, in quel perseguimento già detto della ceramica-ceramica, si realizza in Tramonti con grande padronanza di mezzi. Soltanto alcune esperienze francesi e inglesi già di fine Ottocento e nel corso del nostro secolo, per una lunga tradizione di quei paesi all’esotismo, conoscevano una analoga fattualità. Quanto d’analogo tentarono all’inizio del nostro secolo i faentini fratelli Minardi, e più tardi un Mario Morelli, rimase più o meno allo stadio di sperimentazione. (…)”. Cfr. BOJANI, Gian Carlo, Guerrino Tramonti, in occasione di una antologica, in: «La Faenza», cit., p. 137.

   Settembre

   Forlì, Auditorium Comunale, Prima mostra didattica della Scuola d’Arte di Forlì (dal 4 al 30 settembre). Il direttore della Scuola scrive nella presentazione del catalogo: “(…) I lavori qui sposti sono dunque il primo compendio di uno sforzo comune che attende il benevolo giudizio dei visitatori. Ogni opera, grande o umile, deve respirare l’atmosfera del proprio tempo, perciò abbiamo tentato di inserirci, anche con questi saggi, nella parte più viva e vitale del gusto artistico d’oggigiorno”. Cfr. TRAMONTI, Guerrino, in, Prima mostra didattica della Scuola d’Arte di Forlì, catalogo della mostra, Forlì, 1960. Bologna, Gamma, S.d. (1960). Sono esposti diversi tappeti e fazzoletti di seta disegnati da Tramonti ed eseguiti a mano nelle sezioni di “tessitura” e “stampaggio su stoffa” della Scuola. “(…) Illuminati sapientemente dalle lampade, appesi regalmente alle pareti spiccavano coi loro colori e coi loro disegni astratti, quasi simbolici, i tappeti eseguiti su telaio secondo gli insegnamenti e il gusto del prof. Guerrino Tramonti che è il direttore della Scuola stessa. Ne ammiravo la gamma trionfale del rosso, di cui un cremisi richiama alla memoria l’orifiamma, lo stendardo di seta con fiamma d’oro che gli antichi re di Francia ricevevano dall’abate di Saint-Denis. E poi i gialli, i blu, i bianchi, i celesti che formano la trama compatta su cui s’appoggiano e si distaccano i Soli, le Lune, i germogli di tutti quei segni metafisici. Accanto ai tappeti, anche i fazzoletti di seta stampata mi persuadevano con la loro suggestione, con le maschere umane e i fiori e la frutta stilizzati, ridotti a segni infantili, talvolta bonari, tal altra un poco ironici. Una Mostra, questa di Forlì, abbastanza inconsueta e che fa onore ad una Scuola che non ha ancora un anno di vita. L’estro di Guerrino Tramonti (…) ha trovato un valido collaboratore nell’ottimo prof. Parini, che è il maestro dello stampaggio su stoffa, nonché delle maestre di tessitura Serafina Zanoni e Clelia Ugolini, che sono le accorte e pazienti Penelopi dei telai. (…) Scultore, pittore, ceramista, il faentino Guerrino Tramonti è del parere che ogni lavoro artistico – dal più grande al più umile – respiri l’aria del tempo in cui vive il suo artefice, resti cioè aderente allo spirito della sua epoca. Altrimenti non si farà che ricopiare il passato. Di qui le predilezioni di Tramonti per una modernità anche sconcertante, per una essenzialità che spazia nel mondo seducente e talvolta enigmatico dell’astratto. E lo va appunto dimostrando, in questi giorni, mediante i lavori esposti così felicemente nell’Auditorium. Guardavo i suoi rossi, i suoi blu, i suoi bianchi, che sono il morbido prato sul quale germinano i segni d’una fantasia ricca di allusioni e di ardimenti. Pensavo che, a staccarli dalle pareti, a distenderli sul pavimento, forse avrei provato la stessa soggezione che manifestò Agamennone, nella tragedia di Eschilo, quando fu invitato a calcare i tappeti che Clitennestra aveva disteso davanti alla casa in suo onore”. Cfr. ZANASI, Dario, I tappeti di Forlì. Una bella mostra della Scuola d’Arte, in: «Il Resto del Carlino», Bologna, 2 settembre 1960.

1962

Febbraio

   Ferrara, Galleria d’Arte Montanari, Mostra di ceramisti faentini (dal 20 febbraio). La collettiva è organizzata dal Comune di Faenza e dall’Associazione “Pro-Faventia”. Tramonti espone assieme a Melandri, Gatti, Biancini, Matteucci, Zauli, Zannoni, Baldi, Montuschi, Muki, Fabbri, Fognani, Gaeta, Lega, Rondinini e Sassi. Tramonti, “pittore e ceramista ammirato e discusso come pochi”, presenta tre opere: “Piatto con teiera e bottiglia”, “Piatto con sifone e bottiglia” e “Boccale con testa”, “con le sue stupende armonie di colori, così bene azzeccate”. Cfr. FOLLIERO, Umberto, Faentini a Ferrara, «La Ceramica», Milano, a. XVII, n. 3, marzo 1962, p. 41.

Novembre

Nasce Marco, il secondogenito di Guerrino Tramonti.

1963

Maggio

Copenaghen (Danimarca), Guerrino Tramonti, mostra personale.

Ottobre

   Il professore Guerrino Tramonti, diventa il preside titolare della Scuola di Nove di Bassano (Vicenza).

1964

Agosto

   Tokyo (Giappone), Museo Nazionale, International Exhibition of Contemporary Ceramic Art (dal 22 agosto al 13 settembre). Prima tappa della mostra collettiva itinerante in quattro città giapponesi (Tokyo, Kurume, Kyoto e Nagoya); tra gli artisti italiani partecipanti si trovano Lucio Fontana, Nanni Valentini e Carlo Zauli.

Settembre

   Kurume (Giappone), Museo di Ishibashi, International Exhibition of Contemporary Ceramic Art (dal 23 settembre al 18 ottobre). Seconda tappa della mostra collettiva itinerante in Giappone.

Novembre

   Kyoto (Giappone), Museo Nazionale, International Exhibition of Contemporary Ceramic Art (dal 5 al 29 novembre). Terza tappa della mostra collettiva itinerante in Giappone.

1965

Gennaio

   Nagoya (Giappone), Museo di Aichi, International Exhibition of Contemporary Ceramic Art (dal 12 al 18 gennaio). Ultima tappa della mostra collettiva itinerante in quattro musei giapponesi.

   Rijeka (Jugoslavia), Moderna Galerija, Musee d’Art Moderne, 5 Talijanskih Keramičara. Gaeta, Matteucci, Melandri, Tramonti, Zauli (dal 21 gennaio al 6 febbraio). La mostra collettiva è organizzata dalla Moderna Galerija di Rijeka in collaborazione con l’Associazione “Pro-Faventia” di Faenza. Il catalogo della mostra è presentato da Enrico Docci. Tramonti espone una serie di grandi vasi policromi in grès, denominati “ramina”. In una recensione pubblicata in un giornale jugoslavo, il direttore della Moderna Galerija di Rijeka afferma: “(…) Tramonti cerca di dare una sintesi tra le forme geometriche e i volumi semplici, originali e gli interventi discretamente condotti di natura pittorica. Il tutto è fatto a proposito e bene; soltanto qua e là sprizza qualche ritmo irrequieto, qualche accento discretamente coloristico. Particolarmente riusciti sono i vasi detti dall’autore “ramina” (il verde rame che dà il turchese) che ci fanno immaginare un vetro opaco di colore azzurro, quello simpatico e bonario. Il senso straordinario della misura e del gusto dicono che l’autore domina assolutamente la materia plasmandola con matematica precisione di forme. (…)”. Cfr. VIŽINTIN, Boris, Felice sintesi di tradizione e modernità. La prima esposizione collettiva degli artisti faentini in Jugoslavia, in: «Panorama», Rijeka, febbraio 1965, pp. 24 e 27.

Luglio

   Cervia, Monumentale Ex Magazzino del Sale, 3° Concorso di ceramica d’arte (dal 27 luglio al 12  settembre). Tramonti vince il Primo Premio “Città di Cervia” (ex aequo con Tino Bernabè) con cinque pezzi policromi in gres porcellanato. Secondo la critica, “Le ceramiche di Guerrino Tramonti (…) hanno un preciso carattere dovuto ad una maestria di esecuzione veramente notevole. Sia che Tramonti lavori in maiolica o in gres i risultati sul piano qualitativo sono egregi ed i suoi pezzi sono sempre contrassegnati da un’immediatezza che tiene conto puntualmente dei motivi e della cultura della nostra epoca”. Cfr. LAMBERTINI, Luigi, I ceramisti di Faenza, in: «Le Arti», Milano, a. XI, n. 3, marzo 1966, p. 28.

1966

Luglio

   Cervia, Monumentale Ex Magazzino del Sale, 4° Concorso di ceramica d’arte (dal 24 luglio al 11 settembre). Tramonti, che partecipa con sei pezzi policromi in grès porcellanato, è tra la rosa degli artisti segnalati dalla giuria, assieme a Bonaldi, Muky, Leoni, Chapallaz, Hess, Gaeta ed altri.

   Agosto

Rimini, E.N.A.I.P. Centro di addestramento professionale “S. Zavatta”,  2° Concorso Nazionale di Ceramica e Scultura “Francesca da Rimini” (dal 20 agosto al 18 settembre). Tramonti vince il I Premio con un complesso di “Cinque vasi in grès”: “(…) una serie unitaria di vasi (o forme) (…) dove, non si sa se apprezzare di più la linea formale dell’oggetto o il prezioso rivestimento di  invetriato, mutevole nei suoi delicati passaggi di grigi. Senza dubbio lo smalto di questi pezzi ha conferito notevole preziosità e perfetta coerenza”. Cfr. ETTORRE, Cosimo, 2° Concorso Nazionale di Ceramica e Scultura “Francesca da Rimini”. Impressioni sulla mostra, in: «Ceramicart», Faenza, a. I, n. 2, ottobre 1966, p. 31.

   Gubbio, Convento di San Francesco, IV Biennale della ceramica. XI Premio Gubbio “Mastro Giorgio” (dal 6 agosto al 10 settembre). Tramonti vince il secondo Premio Gubbio (ex-aequo con Franco Garelli) per il complesso dei quattro grandi “vasi doppi” realizzati in gres porcellanato e presentati nella sezione artistica del concorso. Il catalogo della mostra è presentata da Enrico Crispolti.

1967

Luglio

   Cervia, Monumentale Ex Magazzino del Sale, 5° Concorso di ceramica d’arte (dal 23 luglio al 10 settembre). Tramonti partecipa alla rassegna con cinque pezzi policromi in grès porcellanato, di cui tre vasi e due ciotole “a doppio cratere”. La giuria rende omaggio ai maestri della ceramica italiana Guerrino Tramonti e a Guido Gambone conferendo loro le due Targhe d’onore istituite dalla “Città di Cervia” per artisti di chiara fama.

1968

Luglio

   Cervia, Monumentale Ex Magazzino del Sale, 6° Concorso di ceramica d’arte (dal 21 luglio al 8 settembre). Tramonti vince il Premio “Pinarella” con un gruppo di cinque vasi di gres porcellanato.

   Dopo gli innumerevoli successi ottenuti con le arti del fuoco, Guerrino Tramonti decide di abbandonare la ceramica per ritornare a dedicarsi pienamente alla ricerca pittorica. Come lo stesso artista ricorderà in una dichiarazione pubblicata in occasione della mostra antologica del 1994,  “(…) ritenevo di non poter andare oltre a quello che avevo raggiunto”. Cfr. SPADONI, Claudio, Quei piatti come fogli di diario, in: «Il Resto del Carlino», Ravenna, 31 dicembre 1994, p. 19.  Ritenendo di non potere aggiungere nulla di nuovo in quello che Bojani ha definito “assoluto” ceramico, “(…) alla fine degli anni Sessanta, può dirsi che si esaurisca la ricerca ceramistica di Tramonti. Riprese la pittura negli anni  Settanta, in quasi totale solitudine, freneticamente, in queste composizioni pittoriche ritornano, assieme a certi “arcaismi” – come le interpretazioni delle zaffere su maiolica fra Tre e Quattrocento –, elementi di post-cubismo declinati alla materialità di superfici sabbiate, di rapporti cromatici, di forme plastiche di un Fernand Leger, che egli aveva per altro visitato sulla Costa Azzurra. Non mancano citazioni come panneggi leonardeschi, risolte in masse pietrificate; o inserti surrealisti come le sfere alitanti alla Magritte. La ceramica, dopo quel periodo d’eclissi ritorna sia pure in modo non sistematico: come in una rivisitazione di certe esperienze del passato magari sentite come non ancora del tutto concluse, da perfezionare. (…)”.   Cfr. BOJANI, Gian Carlo, Guerrino Tramonti, in occasione di una antologica, in: «La Faenza», cit., p. 137. “Quanto avvenne in ceramica nei decenni successivi, i Settanta e gli Ottanta (…), attiene più ad una riflessione personale dell’artista stesso nella rivisitazione delle tecniche usate soprattutto negli anni Cinquanta. Sarà comunque interessante considerarvi l’uso prevalente della scrittura, che si potrebbe in certo qual modo definire come graffitismo”. Cfr. BOJANI, Gian Carlo, In ricordo di Guerrino Tramonti, in: Guerrino Tramonti, opuscolo della mostra, Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, 1993.

1969

   Marzo

   Madrid (Spagna), Istituto Italiano di Cultura, Exposición de Cerámicas de Faenza (dal 13 al 22 marzo). La mostra è presentata da Giuseppe Liverani, direttore del Museo delle Ceramiche in Faenza. Tra le opere esposte l’artista presenta un grande vaso sferico realizzato in gres porcellanato.

   Settembre

Dubrovnik (Jugoslavia), Umjetnička Galerija, Suvremeni ravenski umjetnici, mostra collettiva. Partecipano Nivio Bedeschi, Angelo Biancini, Umberto Folli, Gaetano Giangrandi, Giuliano Manoni, Domenico Matteucci, Ettore Panighi, Antonio Rocchi, Giuliano Ruffini, Guerrino Tramonti, Francesco Verlicchi e Carlo Zauli. Tramonti presenta cinque vasi di gres porcellanato.

1970

   Agosto

   Kyoto (Giappone), Museo Nazionale d’Arte Moderna, Contemporary Ceramic Art. Europe and Japan, (dal 28 agosto al 11 ottobre). La mostra collettiva è presentata da Yoshiaki Inui; tra i partecipanti si trovano Bernard Leach, Hans Coper, Lucie Rie, Eduard Chapallaz, Carlo Zauli, Nino Caruso, Alessio Tasca e Guerrino Tramonti, che espone cinque grandi “vasi doppi” di gres porcellanato.

1971

   Guerrino Tramonti è presentato dalla critica come una figura artisticamente completa: “(…) Si è trovato ceramista per necessità, dato che nel dopoguerra erano tempi non facili per gli artisti che si danno all’arte pura e la ceramica era un genere di consumo. Ora è uno dei più quotati maestri faentini. (…). È un artista vero, dunque. Con l’estrosità e la genialità che sgorgano senza elucubrazioni. Se Arturo Martini ne rimase entusiasta, quando vide le sculture di lui ragazzo, tanto che lo avrebbe voluto con sé, se Carena, Saetti, De Pisis lo stimavano artista dotato durante il soggiorno veneziano tutto ciò testimonia come Tramonti sia appunto artista completo. Ogni ceramista, oltre che ad essere un buon tecnico, dovrebbe associare le doti dello scultore e del pittore: la scultura ha tanta importanza in un pezzo. Esso deve essere nuovo e valido, portare il marchio di una ispirazione scultorea. Nello stesso tempo, la mano che lo decora deve sapere usare il pennello, conoscere i segreti della pittura, la sicurezza del disegno, l’armonia del colore. Quando nel 1948, a poco più di trent’anni, all’inizio della maturità, Tramonti è nato alla ceramica era avvantaggiato e le istanze della ricerca contemporanea nelle due arti maggiori – della scultura e della pittura – costituivano già il tessuto connettivo. Era fervido di promesse in entrambe. (…) La sua era una scultura che si imperniava di sintesi formali legate alla tradizione antica, specie etrusca. Sapeva stilizzare l’anatomia in forme cilindrate che vivevano della spiritualità del volto del personaggio che raffiguravano. Tramonti pittore sapeva cogliere la magia delle cose, sempre con una straordinaria facoltà di sintesi degli elementi formali. Si vede che il suo pennello era abituato a correre frenetico, con moto nervoso, sulla tela. Ogni forza era definita con singolare intuito nella creatività del gesto. (…). L’affermarsi è stato per lui – artista completo – conseguenza logica. (…). Veramente un artista d’istinto e di abilità. Oggi Tramonti ha lasciato la maiolica nella quale il motivo veniva progressivamente spogliato di tutti gli attributi formali non essenziali e gli oggetti venivano ridotti a forme fondamentali bloccate nello spazio da contorni ben segnati e piani netti. Ricordiamo i suoi acrobati, i suoi pesci, i suoi gatti, che sono frutto appunto di questa sua ricerca nella sintesi. Un’essenzialità che lo ha potuto successivamente portare, quando è passato al gres, a delle realizzazioni significative. Da dieci anni Tramonti si esprime con questa materia orientale i cui risultati non dipendono soltanto dalla cottura ad elevata temperatura, ma anche dall’impasto. Egli afferma che lo si dovrebbe chiamare addirittura porcellana tenera questo suo impasto da gres. Ma l’importanza dell’opera attuale di Tramonti è sempre il felice connubio di forma e colore. È da notare che le forme di Tramonti non  sono vasi o ciotole, ma sono autentiche sculture. “Quando faccio una forma – egli dice – io penso a una scultura”. Esse non si richiamano al vero, a una figura umana, ecc., ma nel gioco degli spazi sono valide e nuove di impostazione. Sono fatte tutte in un pezzo, costruite tutte in blocco – non un pezzo sull’altro – quindi tecnicamente in maniera difficilissima. E la veste è in connubio. Per ogni forma gli smalti adatti, così le macchie cristallizzate sono in armonia col pezzo, applicate nel modo consono a quella determinata forma. È tutto un gioco di sensibilità e l’artista Tramonti è maestro in questo. Pochi colori lo interessano, anche perché i veri colori del gres sono il bianco, il bruno piombo (detto nero), il bleu, il verde e la gamma dei cinesi. È quella sua sintesi degli elementi formali trasmessagli dalla scultura, che fa delle opere di Guerrino Tramonti un ceramista che si afferma in qualsiasi prova. Per questo ora che ha raggiunto il maximum può con fiducia ritornare a quell’arte cui lo indussero i contatti con artisti come Carena e Saetti. Il suo ritorno alla pittura gli può essere foriero di sviluppi futuri. È quello che gli auguriamo insieme al successo per la prossima mostra di ceramica che sta ora preparando. Cfr. PLACCI, Emma, Guerrino Tramonti: pittore, scultore, ceramista. Romagnoli si nasce, in: «La Ceramica», Faenza, n. 6, giugno 1971, pp. 211-214.

1972

   Aprile

   Bologna, Galleria Sanluca, Tramonti, mostra personale (dal 26 aprile). Tramonti presenta un gruppo di forme-scultura in gres porcellanato, realizzate tra il 1960 e il 1970. “(…) La grandezza di Tramonti esplode poi nei grandi vasi bianchi di gres, nei colori puri senza varianti e sfumature che già esigono da soli un peso materico. La forma sale lenta nello spazio, si allarga pigramente sensuale, la materia compatta si leviga e asseconda complice la mano dell’artista che la accarezza e la definisce teneramente e saldamente, in perfetta consonanza col regolare moto circolare del tornio. Si impadronisce dello spazio e ne fa parte, l’impasto forte e pesante, quasi infrangibile, grava eppure lievita nell’aria smaterializzando la sua corporeità. Afferma insomma una tangibile presenza scultorea, la sua tridimensionalità, mentre soddisfa e dà ancora una volta ragione dell’ebbrezza dell’artefice che con gesto antico rinnova la vita della materia”. Cfr. GATTI, Adriano, Guerrino Tramonti: artista aristocratico, in: «Artigianato. Tra arte e design», Milano, a. V, n. 16, gennaio/marzo 1995,  p. 76.

1974

   Maggio

   Ravenna, Galleria Mariani, Guerrino Tramonti, mostra personale (dal 11 al 31 maggio). L’artista espone una ventina di oli che documentano il risultato della sua ricerca pittorica. Il catalogo riporta un articolo di Enzo Tortora pubblicato sul “Resto del Carlino” il 22 aprile 1974. “Solo un romagnolo, e di Faenza per di più, può chiamarti “cocci”, “pentole”, con una punta di forsennato disprezzo (è solo un’altra faccia dell’amore) le forme che dalla ceramica ha ricavato, in anni ed anni di lavoro assiduo, e con risultati che hanno del mirabile. Ma lui no, lui, Guerrino Tramonti, adesso tritura e calpesta anni di esperienze, e quando questo gigante brizzolato mi grida “io non voglio morire pentolaro”, quasi lo abbraccerei, perché proprio nell’insoddisfazione, nell’irrequietezza, nella ricerca condotta ai limiti dell’autodistruzione sta il sigillo inconfondibile degli uomini che contano. Credo, degli artisti veri. Mobile, ansioso, perennemente perseguitato da un’idea (si è confinato in casa per anni, vigilato da gatti, che sono animali metafisici, tigri con filtro, ossessionato dal mistero delle nuvole) Guerrino ha lasciato che al piano di sotto, nei locali della “Ceramiche Tramonti” tutto si svolgesse apparentemente come prima. Clienti, gruppi di turisti, semplici seccatori, ragazzi che imballano e caricano sui camion. Mi spiace non poter riprodurre pari pari i sanguinosi giudizi che Tramonti dà di un certo gusto “ceramicaiolo”: le cose sue più belle, più alte, più segrete (porcellane dalle forme essenziali e assorte, che sembrano arrivarci per miracolo dalle remote dogane delle origini) gliele comprano infatti solo i giapponesi. Qui, plagiati dall’idea del gusto pompieristico (“qualcosa per metterci i fiori”, il “soprammobile”, e altri analoghi, orrendi bidet dell’estetica ornamentale) era fatale che uno come Tramonti, uno che s’arrabbia perché è ancora “oggi” e non è già “domani”, arrivasse quasi per una sfida, una scommessa con se stesso (“con la ceramica avevo detto tutto, tutto quello che potevo e sapevo dire”) a chiudersi nel suo nuovo furore. La pittura. E la sua casa è così diventata un porto, gremito di tele che vi gettano l’ancora, o vi ritornano (Tramonti è già stato pittore, e di qualità rara, poi questo dono s’era come smarrito in altre esperienze) ed ecco il padrone di casa che inciampa quasi nei suoi quadri, ne è invaso, ne allinea interminabili cataloghi. Li osserva, li discute, li interroga. Non sono un critico. Ma ho occhi per vedere “dentro”: e Guerrino Tramonti m’è parso un personaggio autentico, uno di quegli incantevoli “matti veri” che ridanno all’improvviso il gusto del vivere, dell’operare, del creare. A Ravenna, l’11 maggio, esporrà una sua “personale”. Queste note, inquinate da un’irrimediabile amicizia (chi conosce Tramonti è contagiato dalla sua freschezza, dal senso quasi sacro della sua vocazione) hanno solo il senso di una facile, troppo facile profezia: sarà un grosso successo. Di più: Tramonti ha trovato una sua sigla inconfondibile, dopo una ricerca accanita: poche volte m’è capitato in sorte di assistere, da “dietro le quinte” al travaglio di un’opera di pittura: Ora che lo conosco, fiuterei i suoi quadri tra mille: c’è dentro fino al collo. I suoi gatti, le sue nuvole, le sue forme che s’alzano in un volo nuovo, liberatorio: aquiloni che si portano dietro anni ed anni d’esperienze vissute fino alla crudeltà con se stesso. Come quella, estrema, di firmare “Tramonti” il lavoro di un pittore che “sorge”. O che risorge, se volete. Ma che, comunque, durerà”.  Cf. TORTORA, Enzo, Guerrino Tramonti. Non parlatemi più di ceramica: adesso faccio il pittore, in: Tramonti, catalogo della mostra, Ravenna, Galleria Mariani, 1974. Faenza, F.lli Lega, 1974.

1975

Aprile

Faenza, Galleria d’arte SIRE, Tramonti, mostra personale (dal 5 al 24 aprile). L’artista espone diverse opere pittoriche. In un articolo apparso su “Bolaffiarte”, la pittura di Tramonti è definita “surreale”. “Raggiunta una fama internazionale nel campo ceramico, di getto, con tipico atteggiamento del romagnolo genuino, Tramonti afferma di aver chiuso il discorso su quelli che ormai definisce “cocci” e di aver aperto un nuovo dialogo nel campo pittorico. La realtà è però diversa, perché nessuna frattura vi è nell’opera di Tramonti, che non è ceramista, scultore o pittore, ma è solo artista: e l’arte non è forma, ma sostanza, perché è nell’istinto, nel cuore e nell’intelletto; e di qui sgorga impetuosa e violenta, senza possibilità di essere controllata o incanalata in una forma precisa e voluta. Come un vulcano manifesta la propria attività con fuoriuscita di vapori, lapilli o lava, così Tramonti, anch’egli vulcano colmo d’arte figurativa, si è manifestato ed espresso prima, timidamente come pittore, ed oggi ancora, ma questa volta impetuosamente, ancora come pittore: ma tutto ciò ha un senso, perché nella pittura Tramonti non sente i limiti imposti dal “coccio” e libera la sua fantasia realizzando le sensazioni che prova, le forme che intuisce, i colori che sente. Nascono così le sue nuvole, le sue rose, le sue donne, i suoi gatti: tutte espressioni concrete, ma surreali perché filtrate dall’anima di un artista vero, valido e sincero”. Cfr. T. S., Il “surrealismo” di Tramonti, in: «Bolaffiarte», Torino, a. VI, n. 48, marzo/aprile 1975, p. 102.

1976

Ottobre

   Sesto Fiorentino, Rifugio Gualdo, Quinta collettiva di ceramica (dal 2 al 31 ottobre). La mostra mette a confronto la diversità della ricerca ceramica italiana, attraverso le opere realizzate da Bitossi, Bucci, Cipolla, Fabbrini, Fantoni, Galassi, Landi, Lega, Londi, Tsolakos, Tampieri, Tasca, Tramonti, Zauli ed altri. Tramonti espone diversi pezzi in gres porcellanato.

1978

Marzo

Prato, CEPAC, Tramonti (dal 2 marzo ad aprile), mostra personale. Tramonti espone opere di pittura e ceramiche.

Mosca (U.R.S.S.), Istituto di Cultura Italiana, Cultura e società in Emilia-Romagna (dal 4 al 17 settembre), collettiva curata dalla Regione Emilia-Romagna e presentata da Franco Solmi. Nella mostra sono presenti Biancini, Gaeta, Leoni, Ravaioli, Sassi, Tramonti, Tsolakos, Zauli, Lega, Galassi e Rontini. Tramonti espone due grandi “vasi doppi” di gres porcellanato.

Ottobre

Il professore Guerrino Tramonti, preside titolare della Scuola di Nove di Bassano (Vicenza) dall’ottobre 1963, ottiene il congedo definitivo dalla scuola.

1980

   Nella sua storia della ceramica faetina, Roberto Bosi definisce il ceramista nei seguenti termini: (…) oggi Tramonti ha riempito la sua casa di quadri: muto testimone della ceramica d’un tempo, nel cuore ancora i grandi Maestri del passato più recente, il ceramista dedica tutto il suo tempo alla pittura che propone in una nuova serie, lievitata su un’idea misteriosa e nello stesso tempo evidentissima, tangibile, con impeccabile impaginazione di forme calibrate, rugose al tatto come le sue ceramiche d’un tempo. Dallo stesso mare vetrificato e immobile escono le sue figure, i suoi animali dall’occhio fisso e stregato, i suoi drappeggi morbidi, come se continuasse ancora il discorso col fuoco e con la terra. Plastici sono, infatti, le ombreggiature e gli stacchi dei toni di colore e la pennellata è come l’impronta della mano di chi modella la creta. Il ricordo della fiamma che fissava gli smalti e le porcellane è vivo e bruciante, forse come il ricordo che gli avvampa dentro. Cfr. BOSI, Roberto, Storia della ceramica di Faenza, Marradi, Grafiche di Marradi, 1980, p. 122.

1983

   Marzo

   Siena, Palazzo Pubblico, Magazzini del sale, Quaranta anni del Premio Faenza (dal 26 marzo al 30 aprile). La mostra è presentata da Aldo Cairola, Gian Carlo Bojani, Andrea Emiliani e Edmondo Marabini, che fanno il punto della situazione della ceramica internazionale attraverso i vincitori del concorso faentino.

1985

   Ottobre

Parma, Fiera di Parma, Mercantinfiera,  Artisti in ceramica e ceramica di artisti 1947-1964, mostra collettiva a cura di A. Ambrosini, V. Mazzarella, A. Robiony, I. Sacco. Sono presenti le opere di Enzo Assenza, Angelo Biancini, Renato Birolli, Francesco Coccia, Albert Diato, Iole Fossati, Guido Gambone, Guido La Regina, Leoncillo, Pietro Melandri, Salvatore Meli, Salvatore Procida, Amerigo Tot, Guerrino Tramonti e Carlo Zauli. Tramonti espone “un piatto grande con le figure compresse al di là di una spessa vetrificazione e un piccolo vaso verde di forma essenziale”. Cfr. MAZZARELLA, Vincenzo, in: Artisti in ceramica e ceramica di artisti 1947-1964, catalogo della mostra, Parma 1985. Roma, F. Centenari, 1985, p. 10.

1986

   Marzo

Padova, Galleria Adelphi, Guerrino Tramonti. Opere dal 1950 al 1960, mostra personale (dal 7 marzo al 5 aprile). La mostra è presentata da Alberto Corrain, che scrive: “Continuando la presentazione di artisti che si esprimono con quella stupenda materia che è la ceramica, la galleria Adelphi espone ora le ceramiche cristallizzate del faentino Guerrino Tramonti, personalità di spicco del mondo della ceramica contemporanea. Nel 1939 ha lavorato ad Albisola come dipendente di una fabbrica di ceramiche, traendo da questa esperienza la conoscenza con la materia. Tramonti è sempre stato quel che si dice un “caratteraccio” orgoglioso ed indomito, dalla parola franca ed immediata, spesso insolente, guadagnandosi così molti inimicizie ed incomprensioni. Egli si considera un autodidatta ed un isolato, ma quel che è più importante è la testimonianza della sua opera, valida per aver saputo fondere la modernità con una ricerca continua, una tecnica magistrale, ed una indiscussa competenza. È un artista conosciuto ed apprezzato più all’estero che in Italia, ma tenuto vivo da quel famoso spirito d’indipendenza ed autonomia che in questo caso ben gli si addice. Del resto le sue ceramiche parlano chiaro, ed è sufficiente vederle per comprendere quanto la ceramica sia messaggio di bellezza, informazione, modernità e non vada tenuta in considerazione di sottoprodotto delle cosiddette arti maggiori come la pittura e la scultura. L’hanno compresso molto bene da secoli i giapponesi dando ad essa il posto che le compete e tra l’altro invitando Tramonti già due volte a tenere una mostra personale delle sue prestigiose ceramiche”. Cfr. CORRAIN, Alberto, in: Guerrino Tramonti. Opere dal 1950 al 1960, opuscolo della mostra, Padova, Galleria Adelphi, 1986.

Aprile

Belgrado (Jugoslavia), Muzej Primenjene Umetnosti; Novi Sad, Vojvodanshi Muzej; Ljubljana, Narodni Muzej; Sarajevo, Collegium Artisticum, Keramika iz Faence od Srednjeg vega do danas (da aprile a settembre). La mostra itinerante presenta una selezione delle opere più emblematiche della ceramica faentina dal medioevo al ventesimo secolo; è esposto il piatto realizzato da Franco Gentilini in collaborazione con Guerrino Tramonti.

Dicembre

Innsbruck (Austria), Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum (dal 9 dicembre 1986 al 18 gennaio 1987); Salisburgo, Salzburger Museum Carolino Augusteum, (dal 13 febbraio al 29 marzo 1997), Keramik aus Faenza. Von Mittelalter zur Gegenwart. La mostra presenta una selezione delle opere più emblematiche della ceramica faentina dal medioevo al ventesimo secolo; è esposto il piatto realizzato da Franco Gentilini in collaborazione con Guerrino Tramonti.

1987

  Faenza, Tramonti realizza un monumentale “Crocefisso” (238x175 cm) in ceramica refrattaria maiolicata in policromia per la Chiesa del Paradiso. L’opera è un egregio compendio di citazioni e stilemi bizantini e medievali, dalla pittura fiorentina a quella catalana, giocate in chiave strettamente contemporanea. “(…) Il Grande Crocefisso realizzato per la chiesa del Paradiso di Faenza negli ultimi anni della sua operatività è un ottimo esempio di arte sacra che recupera la tradizione medievale senza cadere in quel “medievalismo” forzato degli inizi del nostro secolo; il ricordo va alle immagini bizantine e la sofferenza del Cristo è già “glorificata” secondo la teologia giovannea. Tramonti non ha propensioni drammatiche, per cui la scelta “ipostatica” è congeniale alla sua sensibilità vicina a Sant’Apolinare Nuovo e San Vitale. (…)”. Cfr. PATRUNO, Franco, Ha riscattato la scultura in ceramica dal ruolo di semplice “abbellimento” architettonico, in: «L’Osservatore Romano», Città del Vaticano, 3 marzo 1995, p. 3.

   Settembre

   Nove di Bassano, Museo della Ceramica, Idee per la ceramica, 30 anni di Premi della Fiera di Vicenza (dal 20 settembre al 30 novembre), mostra collettiva presentata da Nico Stringa. È sposto il “piatto in terracotta dipinta e ingobbiata vincitore del “Premio Nove” del 1953.

   Novembre

   Teramo, Aula Magna del Convitto Nazionale “Melchiorre Delfico”, La tradizione del Moderno nella ceramica di Castelli. G. Baitello, G. Saturni, S. Mattucci, A. Visani, G. Tramonti (dal 16 novembre), presentazione del calendario Trecas 1988, a cura di Nerio Rosa.

1989

   Luglio

   Laveno Mombello, Palazzo Perabò, Museo della Ceramica, Terra & Terra. Quattro presenze negli anni Cinquanta (dal 1 luglio al 24 settembre). La rassegna è curata da Gian Carlo Bojani, che presenta la mostra antologica di Antonia Campi e quattro mostre personali, con un catalogo unico, dedicate a Renato Bassoli, Rosanna Bianchi, Rolando Hettner e Guerrino Tramonti. L’artista faentino presenta diversi piatti policromati e invetriati a grosso spessore, realizzati dopo el 1955. “(...) Tramonti, infine: la cui re-invenzione delle “faenze smaltate” e di quelle “dipinte e invetriate” con certo grafismo e colorismo alla Braque e alla Matisse, con impressioni da “papiers collés” e insieme con certi echi fra il metafisico e il surrealista, crea il prodigio di un rinnovamento della tradizione nativa così illustre nei secoli, nelle forme come nella rutilante eppur accordata gamma coloristica che traspare dal fondo di invetriature d’acquario. (...)”. Cfr. BOJANI, Gian Carlo, in: Terra & Terra. Quattro presenze negli anni Cinquanta, catalogo della mostra, Laveno Mombello, 1989. Laveno Mombello, Museo della Ceramica, 1989, p. 5. 

   Ottobre

Atene (Grecia), Pinacoteca Nazionale, 600 XPONIA KEPAMIKH AПO TH ФAENTΣA. Sei secoli di ceramiche di Faenza. La mostra presenta una selezione delle opere più emblematiche della ceramica faentina dal medioevo al ventesimo secolo; sono esposti il vassoio realizzato da Franco Gentilini in collaborazione con Guerrino Tramonti e un tondo con “natura morta” invetriato a grosso spessore del ceramista faentino.

1990

   Giugno

   Faenza, Palazzo delle Esposizioni, Tramonti. Antologica Ceramica-Ceramica  (dal 2 al 24 giugno). La mostra propone un centinaio di pezzi di proprietà dell’artista. In apertura del catalogo della mostra, Tramonti dichiara con amarezza: “Sono autodidatta e anche faentino. Nella mia vita ho avuto sempre contro un branco di “Somari” presuntuosi affiancati da politicanti. Se le beghe mi hanno privato di tutto anche in modo spietato, qualcosa dall’esterno mi è stato riconosciuto e dato. Se ho potuto reggere e lavorare non lo devo certamente alla “mia città”.  Ho prodotto ceramica-ceramica dal 1948 al 1968, ignorato e avversato e sono stato ceramista a mezzadria… Ho sempre disprezzato la “Critica” venduta ai più diversi interessi, che esalta ed applaude con grandi consensi certi venditori di inganni. Ho cessato di fare ceramica (1968) perché ritenevo di non poter andare oltre a quel che avevo già raggiunto. Dal 1970 dipingo in piena tranquillità e solitudine, con grande gioia dei miei…Rivolgo un caro ricordo a Luigi De Luca, Leonardo Sinisgalli e Libero De Libero”. Cfr. Tramonti. Antologica Ceramica-Ceramica, catalogo della mostra antologica, Faenza, Palazzo delle Esposizioni, 1990 (testi di L. Luisi, E. Tortora e G. C. Bojani). Faenza, Litografica Faenza, 1990, p. 1. Luciano Luisi traccia il percorso artistico di Tramonti ripercorrendo idealmente le diverse stanze dove sono conservati ed esposti i suoi dipinti e le sue ceramiche: “(…) mi è capitato più volte, percorrendo le sale del Premio Faenza, dove negli anni sono passati i migliori, di osservare alcuni pezzi, pur belli pur suggestivi nella loro naturale asprezza, ma quasi pervasi dal presentimento, dall’angoscia della morte, per quel loro diventare pietra, scoglio, ossame. In Tramonti invece tutto si accende di una sensuosità inestinguibile, al fuoco di un vitalismo che si alimenta di se stesso. Basta dunque un piatto o un vaso a suggerire  (come ogni autentica opera d’arte) la natura, il ritratto psicologico dell’artista. Ceramica come diario, come confessione, come un continuo esporsi con i propri slanci, gli umori, la rabbia, la tenerezza. A percorrere le sale del suo studio-bottega, dove nelle grandi vetrine Tramonti ha posto il meglio della sua produzione, si può leggere la sua vita: la sua vita di artista, ma anche quella di uomo. Di quest’uomo che è sempre stato fermo nei propri propositi, incapace della minima concessione ad un compromesso, esigente e coerente fino al sacrificio, alla rinunzia. E basterebbe, a dimostrarlo, uscire in cortile a vedere l’enorme cumulo di cocci rotti che mandano bagliori di colore, accensioni di smalti nel sole che li investe, e che rappresentano non solo ciò che il forno, nel gioco imponderabile della cottura (…) ha spaccato, ma anche, e sono più numerosi, quelli che Guerrino ha rifiutato nella sua scontentezza, nel suo rincorrere, con lo stesso fiato e la stessa anima di quando aveva vent’anni, senza requie, la perfezione. Un diario, dicevo. Di grande ceramista scultore e pittore, che ha detto basta con la terra e il fuoco, e ha fatto portar via quei forni sui quali per tanti anni si era chinato interrogativamente nell’ansia di un risultato sempre in parte sorprendente. Così, dismesso quell’abito che gli ha dato tanto successo nel mondo (vengono ancora i suoi affezionati collezionisti dal Giappone) è tornato al suo primo amore. E bisogna entrare in un’altra grande sala del suo studio per scoprirlo. Vi sono, appesi alle pareti e allineati per terra, i suoi quadri. Hanno colori vividi come quelli dei grandi piatti “invetriati”. Sono le figure del suo costante immaginario: ancora i gatti, i pesci, la frutta, gli oggetti d’uso, e certi indimenticabili nudi, irreali pur nella loro sontuosa carnalità, che occhieggiano dal fondo della stanza, come a sfida. Immagini che rivelano la cultura figurativa novecentesca di Tramonti, dal cubismo al surrealismo, nella scandite campiture, nelle equilibrate impaginazioni, e che hanno, come del resto era leggibile in molte sue opere di ceramica, una vibrazione metafisica. Anche in questi quadri della sua alta maturità, Tramonti sembra voler esaltare (mettendo in fuga, negando ogni legge che possa contraddirlo, e tornando per ciò senza malinconia alla sua prima stagione) l’intatto turgore della vita. Quasi di una giovinezza – sembra volerci dire – che non possa spegnersi mai: in cui identifica quella immutabile della poesia, che il tempo non oltraggia, né tradisce”. Cfr. LUISI, Luciano, Tramonti. Ceramica-Ceramica, in: Tramonti. Antologica Ceramica-Ceramica, catalogo della mostra antologica, cit., pp. 13-15.

1991

   Febbraio

Lisbona (Portogallo), Museu Nazional do Azulejo, Ceramica de Faenza. Da idade Média ao século XX (dal 4 al 24 febbraio). La mostra presenta una selezione delle opere più emblematiche della ceramica faentina dal medioevo al ventesimo secolo; Guerrino Tramonti espone il grande tondo invetriato a grosso spessore, vincitore del Premio Faenza del 1955. 

   Settembre

Faenza, Palazzo delle Esposizioni, La ceramica del ‘900. Seconda mostra mercato (dal 14 al 22 settembre). La Galleria Adelphi di Padova espone il piatto dipinto in policromia e invetriato a grosso spessore, raffigurante una ragazza di profilo con pera, del 1968.

1992

   Agosto

Kyushu (Giappone), Museo delle Ceramiche (dal 29 agosto al 4 ottobre 1992); Shigaraki,  Parco Culturale delle Ceramiche (dal 10 ottobre al 23 novembre 1992); Toki, Ceratopia (dal 22 gennaio al 21 febbraio 1993), Ceramiche Italiane Contemporanee 1950-1990, mostra collettiva itinerante curata da Gian Carlo Bojani. La ceramica contemporanea italiana è rappresentata da ottantotto artisti, tra pittori, scultori e ceramisti. Tramonti è rappresentato con il grande tondo del “Premio Faenza” 1955 e un Vaso-scultura del 1963, entrambi conservati presso il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

   Ottobre

   Guerrino Tramonti muore il 17 ottobre 1992.

   Novembre

   Per volontà dell’artista, la famiglia allestisce la “Casa-Museo Tramonti”, nell’abitazione di via Fratelli Roselli 8. Il museo privato custodisce l’intero percorso artistico, dalle sculture sintetiche degli esordi negli anni Trenta ai tondi dipinti con colori sgargianti rivestiti di cristallina a grosso spessore, dai vasi-scultura di grès porcellanato degli anni Sessanta agli olii dipinti su faesite dell’ultimo periodo di attività. “(...) Il museo in casa è situato al piano terra: vi si discende quasi con paura, come si discende nelle “viscere” di qualcosa, o nell’intimità più nascosta di qualcuno. Di Guerrino Tramonti senz’altro: lo rivelano le frasi piene di vis polemica contro precisi personaggi pubblici “gridate” sulle splendide ceramiche dei piatti, senza risparmiare nomi e cognomi. Ma lo provano anche le figure e immagini che si rincorrono da una sala all’altra, testimoniando una tenace fedeltà ai propri temi e al proprio mondo. Sono i gatti, i pesci, i nudi, gli oggetti quotidiani, i panneggi, i fasci di righe, che passano da un’opera all’altra, variamente combinati e trasfigurati. Con una sinteticità e un “turgore” (Luisi) di vita e passione che costituiscono un po’ la cifra di questa casa-museo. E dell’animo di Tramonti, artista e uomo “libero liberissimo”. Cfr. BENINI SFORZA, Luciano, Storia di Guerrino Tramonti “l’uomo libero liberissimo”, in: «Il Messaggero», Edizione Romagna, 1 novembre 1992, p. 31.

1993

   Marzo

   Faenza, Circolo degli Artisti, Tramonti. Pensieri di una vita (dal 7 al 22 marzo), mostra antologica. “(...) Tramonti ha sempre professato la contraddizione fra spirito e raffigurazione, elevandola ad arte, e da essa ha ricevuto.... da sé medesimo.... ironici, a volte comici, riscontri, quelli che maggiormente gli interessavano, e, dei quali, ha fatto spensierata esperiensa creativa, senza mai abbandonarsi agli eccessi dolorosi di tanti suoi amici artisti, fra cui De Pisis, Mafai, Saetti, o ai pianti e alle ferite di una generazione che, dall’ideologia o dall’ordine, è rovinata sulla guerra, sopravvivendo, combattendo,  per poi illudersi di poter ricostruire un’Italia retta dalla giustizia e dall’onore. In ciò, la consapevolezza dell’“omone” Guerrino, la sua ricerca di perfezione, benché fosse conscio della nostra impossibilità di risposte, il suo tornare ben presto in provincia, a Faenza, nonostante l’odio nei confronti degli spazi ristretti, le importanti relazioni artistiche, la fraterna amicizia con Gentilini, e gli anni trascorsi tra Roma, Venezia e Milano: quindi riconoscendosi in primo luogo pittore e scultore, l’accanirsi nel praticare la ceramica (che, del resto, ha sempre definito, con vera sincerità ideale, quale “arte minore”) e, attraverso le innovazioni tecniche da lui scoperte, e l’applicazione delle (così dette) “nuove” tendenze, sfidare l’esterno, cercando il più possibile di divertirsi, di favoleggiare, rappresentando rebus irrisolvibili, lune, angurie, pesci, numeri, a fianco di personaggi e gatti dallo sguardo stupefatto, fisso, incantato, ipnotizzato dalla materia in cui la sua mano li ha sospesi, in cui li ha imprigionati, dividendone la sorte. E, appunto, dopo un lungo pomeriggio di reciproche confessioni – davanti a una delle sue donne che reggono la perla, ci siamo salutati, per mai più rivederci in vita. “La purezza ce l’hai in mano – sentenziò – così come il tuo destino, ed è sabbia che diviene oro nel ventre della conchiglia. È il mistero di una margherita che sboccia dal grembo della terra, per farsi sfogliare da quella ragazza che anche tu incontri… non puoi negarlo… allorquando ti siedi alla scrivania”. Di certo quella ragazza – caro Guerrino – che nella domanda ha già la prova dell’amore: la chiave del poetico inganno, e del perdurare tra notte e giorno”.  Cfr. MANZONI, Ruggero, Reggere la perla (per ricordare Guerrino Tramonti), in: Tramonti, catalogo della mostra, Bologna-Faenza 1993, cit., pp. 11-13.

   Bologna, Galleria d’Arte Moderna, Pittura (dal 5 al 26 marzo).

   Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, Ceramica e porcellana (dal 13 marzo al 26 giugno). Nella mostra sono esposte le opere di Tramonti appartenenti alle collezioni del MIC. Nella presentazione, Gian Carlo Bojani dedica un testo in ricordo dell’artista: “(…) Ricordo alcuni momenti significativi del suo percorso: quando in gioventù, negli anni Trenta, privilegiava la scultura in terracotta nell’ambito di un magistero come quello di Arturo Martini; nel secondo dopoguerra, e per tutti gli anni Cinquanta, il suo dedicarsi alla “decorazione” della ceramica intesa come ricerca di rivestimenti preziosi sia sulle plastiche sia sul vasellame rivisitato in sintonia con quanto avveniva a Faenza e altrove in Italia: qui ricordo soltanto certi momenti di affinità con Angelo Biancini che operava con Anselmo Bucci nel maiolicare le sculture, e assai più con Domenico Matteucci: mentre una personalità come Guido Gambone da Vietri e poi da Firenze attivava la sua incondizionata ammirazione che mantenne intatta fino agli ultimi istanti della sua vita; infine, il suo virare negli anni Sessanta risolutamente in quella che amava definire “ceramica-ceramica”, dedicandosi esclusivamente all’arte vasaria in materiali (che indicava come “gres porcellanati”), forme e rivestimenti che si rifacevano –  reinventati  in certa sintonia con il design di quegli anni – alle più raffinate tradizioni estremo-orientali, assai rare in Italia. Si deve considerate particolarmente eloquente questa sua ultima scelta controcorrente, quando ormai si diffondeva anche in ceramica ogni sorta di contaminazione fra le arti, i loro materiali, quelli tradizionali o altri del tutto inusuali. Lui, che si sentiva soprattutto pittore e scultore, intendeva con tale virata del tutto consapevolmente ridare alla ceramica il suo specifico, in quella intelligenza e sensibilità atemporali in cui Cina, Giappone, Corea sono considerati i paesi guida. Ed è su questa sua intenzione fattiva – la quantità e la qualità del suo lavoro negli anni Sessanta lo sta a dimostrare –, che occorre darsi una pausa di riflessione, (…), per riproporsi, anche al di là dei pur altissimi esiti dell’opera, il ruolo di grande rilievo che Guerrino Tramonti ha avuto anche se apparentemente estraniato dall’attualità, nel dibattito sull’arte ceramica di questo secolo. (…)”.   Cfr. BOJANI, Gian Carlo, In ricordo di Guerrino Tramonti, in: Guerrino Tramonti, opuscolo della mostra, Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, 1993.

   Agosto

   Arenzano (Genova), Vicolo Capuccini e Galleria Nastré, Figuriamoci un gatto, Prima rassegna internazionale dell’immagine del gatto, a cura di Gino Paoli. Nella mostra collettiva, allestita in tre sedi diverse, sono esposti tre piatti dell’artista faentino. Il cantautore, amico di Tramonti, afferma: “Un feeling felino mi ha avvicinato a Guerrino Tramonti. Perché negarlo? Anche lui era un gatto. Matto quanto me e forse anche un po’ di più. Quel giorno di quattro anni fa quando sono entrato per la prima volta nella sua bottega ho riconosciuto in lui un gattofilo, l’uomo libero, la persona vera che vive e parla  solo secondo se stessa. (...) Un giorno Guerrino Tramonti mi ha regalato una delle sue piastrelle: portava una sorta di testamento. Lo condivido personalmente fino in fondo: “Io sono un uomo libero liberissimo e lo sarò fino alla fine. Ho pagato duramente più volte ma non me ne pento. Odio i conformisti i cortigiani gli imbecilli i mafiosi che sono un oceano infinito”. Cfr. PAOLI, Gino, Gino Paoli e le “affinità elettive” con Guerrino Tramonti. “Uniti dall’amore per i gatti”. Un “feeling felino” nato nella bottega del ceramista recentemente scomparso, in: «Il Resto del Carlino», Ravenna, 13 ottobre 1993, p. VI.

1994

   Maggio

   Sulla copertina interna del compact disk di Gino Paoli, intitolato “King Kong”, sono riprodotti “due gattoni paffuti e diffidenti” tratti da un “disco” di ceramica decorata in policromia realizzato da Guerrino Tramonti. “Conoscevo bene Guerrino Tramonti – spiega Paoli motivando la sua scelta di caratterizzare le facce del cd con i gatti di Tramonti – mi piaceva molto come persona e avevo una grande considerazione della sua arte. (...) Poi il gatto è per me una specie di bandiera e Guerrino ne faceva tanti di gatti. Fellini misteriosi e indecifrabili, gattoni raggomitolati su se stessi ma pronti a balzare... (...)” Cfr. GIORDANI, Elide, “Libertà vuol dire diventare un gatto”. Faccia a faccia con Gino Paoli, in: «Il Resto del Carlino», Bologna, 5 maggio 1994.

   Agosto

   Castelli d’Abruzzo, Museo delle ceramiche di Castelli, La tradizione del Moderno nella ceramica di Castelli. Mostra antologica dei maestri: Giorgio Baitello, Giorgio Saturni, Serafino Mattucci, Arrigo Visani, Guerrino Tramonti (dal 1 agosto al 30 settembre), mostra collettiva a cura di Nerio Rosa. Sono esposte alcuni tondi dipinti in policromia e invetriati a grosso spessore,  realizzati da Tramonti verso la metà degli anni Cinquanta, tra cui “Gemelli”, “Natura morta”, “Cavallo rosso”, “Cavallo blu” e “Pesce”. “La funzione di Guerrino Tramonti (…) a Castelli è molto significativa. (…) Tramonti era già un ceramista affermato quando venne a dirigere nel 1953 la Scuola d’Arte di Castelli; gli va riconosciuto il merito di aver intuito l’importanza operativa del clima castellano. Infatti egli, che mai risiedette stabilmente a Castelli, pur non integrandosi con la quotidianità castellana, ne apprezzò di fatto il significato culturale. Gli allievi lo ricordano rigoroso e fattivo. Non v’è dubbio che, alla metà degli anni cinquanta, egli abbia rappresentato il collegamento giusto tra la matrice faentina della ceramica castellana contemporanea e un suo positivo prosieguo nelle realtà contemporanee. Poche sono le opere che Tramonti ha lasciato in Abruzzo; ma non è da sottovalutare il suo impegno tendente a tenere l’aura castellana ad un livello nazionale, senza sconvolgimenti e nel più assoluto rispetto di una tradizione operativa aperta all’innovazione. Tramonti, pur dotato di grande temperamento e di notevole personalità, seppe condurre per cinque anni la scuola di Castelli verso uno sperimentalismo utile e coerente e, soprattutto, verso un approfondimento sistematico, evitando dispersioni e dannose genericità espressive. Non è cosa da poco; anzi con Tramonti la cultura contemporanea di Castelli ha avuto una prima puntuale verifica ed un consistente assestamento. (…)”. Cfr. ROSA, Nerio, La tradizione del moderno nella ceramica di Castelli, catalogo della mostra, Castelli 1994. Teramo, Editrice Andromeda Multimedia, 1994, p. 28.

   Novembre

   Bologna, San Giorgio in Poggiale (dal 25 novembre 1994 al 8 gennaio 1995). La Fondazione Cassa di Risparmio e il Circolo degli Artisti di Faenza promuovono la mostra antologica dedicata all’artista faentino, intitolata Guerrino Tramonti: artista aristocratico, a cura di Andrea Emiliani e di Franca Varignana. La rassegna presenta più di sessanta ceramiche, tra cui alcune terrecotte degli anni Trenta, numerosi olii e diversi arazzi. “(…) L’aristocrazia di Tramonti è da individuare in una sorta di isolamento polemico nei confronti di ogni costrizione formale sia accademica sia politica. Questo atteggiamento appare chiaro già dagli anni giovanili e si accentua durante il ventennio fascista, malgrado le mediazioni di Bottai ed il tentativo della Sarfatti di “salvare” dalla retorica imperante una tendenza che si rifacesse agli etruschi, Giotto e Piero della Francesca più che ad una fraintesa “arte romana dell’impero”. (…)”. Cfr. PATRUNO, Franco, Ha riscattato la scultura in ceramica dal ruolo di semplice “abbellimento” architettonico, in: «L’Osservatore Romano», Città del Vaticano, 3 marzo 1995, p. 3. Inserendo l’opera dell’artista in un contesto internazionale più ampio, il curatore della mostra afferma: “(…) Tramonti ammirava Martini ed avvertiva in Drei, come in Rambelli stesso, una fecondità formale inesauribile, mescolata inoltre ad un grado di figurativismo accettabile, plausibile anche davanti agli scopi della decorazione. Il trasferto della forma plastica in quella forma cromatico-plastica che vien garantito intimamente dalla ceramica, è una operazione da seguite intensamente, ed ha luogo in modi analoghi a quelli che, contemporaneamente, è Angelo Biancini a produrre. Biancini vi si impegna anche più corposamente, poiché intende restare scultore e ceramista insieme. Tramonti si esilia con più sollecitudine nell’unicum formale dell’oggetto, nella foggiatura esclusiva e nella pervasione cromatica che ne afferra il volume e lentamente lo immerge nel suo umore, preparandone quella resurrezione – ovvero quell’altro trasferto vale a dire travestimento – che è il fuoco. (…) La ceramica, tra tutte le tipologie materiali e tra tutte le forme espressive, è quella che più di ogni altra si offre all’infinito, incessante variare dei campi tecnici e dunque degli ambiti stilistici. L’incedere ha inizio con la materia primaria, un’argilla morbida e pronta ad ogni avventura; e diviene esaltante, magico e perfino alchemico nella fase del fuoco. Ogni artista sa bene quali siano le carte da giocare in questa difficile partita, ma ne attende il risultato con un’ansia mai repressa. Ne modifica le qualità con una selezione assoluta, col sacrificio di molti risultati rifiutati. (…) Tramonti non segue un itinerario stilistico compatto. Probabilmente, si tratta di valutare meglio il momento – negli stessi difficili anni ’40 – nel quale egli si rifugia  deliberatamente dentro l’esempio della pittura. La segregazione politica in casa di De Pisis, nel ’43 (…). La aemulatio di Tramonti nei confronti di Pippo veneziano è fenomeno tra i più singolari, e non ha nulla di volgare, anzi. Così come è apparso, esso scompare e svanisce, lasciando semmai il posto ad un decorativismo di valore solare, cromaticamente imbevuto d’una forma mediterranea, al quale si affaccia lo stesso Picasso provenzale. Ma subito, insieme, riaffiora un vecchio fascino novecentista italiano (Saetti, ad esempio, oppure qualche parte di Sironi, di Spazzapan, di Mannucci). Io credo che l’entità formale che prevale nell’espressione tra il ’50 ed il ’60, periodo durissimo anche per la protesta libellista che sembra prevalere sul significato poetico, o quanto meno ridurne l’assolutezza, sia proprio quello che abbiamo chiamato provenzale e che porta con sé un connubio ormai avvenuto – secondo larghissimi orizzonti decorativi – anche con l’Ecole de Paris. E tuttavia, tra tutti, Tramonti sceglie il pittore-innovatore più complesso, quel Ferdinad Léger cui sembra affidato il compito grave di trasferire il secondo cubismo cromatico e tricolore verso un paesaggio meno mentale e intellettuale, fino a prediligere la forma libera. Le ciminiere delle navi, i dadi tripartiti come una bandiere, le chiavi inglesi in mano agli operai del primo socialismo marinaio: e quegli azzurri smozzicati fino alò blu acceso del vessillo e quel rosso di carena e di porto, conditi con il nero del cantiere affumicato, sono tutte componenti che giungono agli ossidi della tavolozza di Tramonti con la felicità d’una stagione piena di sensualità. E par quasi che le scritte della protesta siano l’ultima sigla di uno sciopero nel bacino di carenaggio. Di Léger, e della sua segmentazione cilindrica e conica, delle sue amputazioni meccaniche ammassate nel fondo di qualche sentina navale, Tramonti – credo – amasse un certo appetito della materia, quella grossolanità fiorita e colorita e, alla fine, quel senso forte della materia ferrosa e verniciata che ne faceva un fumista di alto bordo, di grande carpenteria metallica. Come nelle lastre d’acciaio piegate e arrotondate, scintillanti di rossi e blu che accerchiano il bianco, corre la ruggine  e ogni scrostatura sembra una ferita aperta sul fianco enorme della nave, così le infinite ragioni di degrado, di erosione della superficie ceramica si fanno grazia espressiva. La forza di Tramonti addotta per giunta una superficie vetrificata che si sgretola in parti infinitesimali, e che sotto l’incidenza della luce per quasi rimandare la mente all’organizzazione musiva, alle sue rifrazioni brillanti. (…) Probabilmente ci sarà da chiedersi che cosa abbia indotto Tramonti ad entrare, intorno agli anni ’60 e a coltivare con tanta necessità e ardore e, infine, con un’eleganza malata, l’ultima stagione della sua ceramica: e per giunta di una ceramica che, come per un doppio salto mortale, si traveste da maiolica ma continua a vivere la sua foggiatura artigiana, l’antica dimensione rotante del tornio anziché apprestarsi all’atto – così improprio, così improponibile dalle nostre parti – della colatura. (…) Se è difficile comprendere quale sia la volontà terminale di Tramonti in questa stagione nella quale – pieni anni ’60 – è semmai più facile scorgere tutto attorno il segno d’una alterazione espressiva, la nevrosi dell’insofferenza alla tradizione e una specie di tarlo ideologico che anche a Faenza rodeva l’idea dell’arte trasformandola, o tentando di farlo, di un adulterio industriale e moltiplicativo. (…) Questa è la stagione in cui Tramonti tenta di raggiungere il sublime della ceramica, trasferendone per giunta una parte dell’accesso formale ben dentro i territori della maiolica e contraddicendo così lo spettatore, cui ogni volta è necessario e saggio far constatare il valore della “meraviglia” del trasferto. In effetti, in questo decennio confuso della società, l’impronta di Tramonti possiede il nitore di un microcosmo perfetto, la serenità di un messaggio naturalistico che non prevede quasi neppure la presenza dell’uomo, la necessità di un rapporto con lui: ma solo il filtrare della luce, il suo divenire delicato, il discoprirsi di altri orizzonti, nella corrosione, nell’evanescenza. Dopo stagioni dichiarate e impulsive, concesse come abbiam visto perfino al clamore dell’eloquenza politica, ogni forza si riunisce nell’osservazione e nell’incanto della natura. E qui, ogni ammiratore potrà davvero sciogliere la sua emozione, ispirare la sua poesia naturale. È raro vedere come tecnica e capacità possano convivere prima in un ardore creativo e poi ricomporsi come fossero la stessa cosa, un agio che risorge dal profondo d’una nuvola che, lacerandosi, discopre sotto il suo lieve velo un’erosione ancora, un battito d’ala, e un’altra trama appena. Sempre più luce traspare, fino all’apparire d’una superficie che è come il cielo stesso che s’è aperto un varco oltre le nubi, dentro il forame. Grande ceramica, senza più confini. Il saluto di Tramonti, dopo il novecento delle avanguardie commemorate, è nel segno dell’assoluto. Cfr. EMILIANI, Andrea, in: Guerrino Tramonti: artista aristocratico, catalogo della mostra, Bologna 1994. Faenza, Circolo degli Artisti, 1994.

1996

   Marzo

   Bologna-Savignano-Camerino, Concerto di Gino Paoli. L’immagine del “Gatto” dipinto da Guerrino Tramonti su un tondo di ceramica, decorata in policromia e smaltata con cristallina a grosso spessore, compare in trasparenza proiettata sul palcoscenico durante tutto il concerto. La ceramica è conservata nella collezione Paoli.

1997

Kecskemét, Kecskeméti Galéria; Budapest, A Faenzai Kerámia 600 Éve. Sei secoli di ceramiche di Faenza. La mostra presenta una selezione delle opere più emblematiche della ceramica faentina dal medioevo al ventesimo secolo; è esposto il piatto realizzato da Franco Gentilini in collaborazione con Guerrino Tramonti.

   Settembre-novembre

   Apre al pubblico la “Casa-Museo Tramonti” in via Fratelli Roselli n. 8 a Faenza.

1998

   Maggio

   Cairo (Egitto), Centro Hanaguer, Ceramica di Faenza. Selezione di opere dal Medioevo ad oggi (dal 23 maggio al 22 giugno). La mostra presenta una selezione delle opere più emblematiche della ceramica faentina dal medioevo al ventesimo secolo; è esposto il grande tondo di Tramonti vincitore del Premio Faenza del 1955. 

   Novembre

Melburne (Australia), The George Adams Gallery (dal 14 ottobre al 1 novembre); Sydney, Hotel Intercontinental (dal 20 novembre), Maiolica of Faenza from fhe 14th century to the 20th century. La mostra presenta una selezione delle opere più emblematiche della ceramica faentina dal medioevo al ventesimo secolo; è esposto il grande tondo idi Tramonti vincitore del Premio Faenza del 1955. 

Dicembre

Cervia, Sala Rubicondo Magazzini del Sale, Verso un’Arte maggiore (da dicembre 1998 a gennaio 1999). Nella mostra sono presenti i vasi-scura di gres porcellanato premiati nelle diverse edizioni del Concorso di Ceramica d’arte “Città di Cervia” dal 1968 al 1970; il catalogo è presentato da Gian Ruggero Manzoni.

2002

   Febbraio

   Bologna, Carisbo, Guerrino Tramonti. Artista Aristocratico (dal 15 febbraio al 14 giugno).

2005

Dicembre

Faenza, Circolo degli Artisti, Tramonti. Dal periodo veneziano ai primi anni ’50 (dal 4 dicembre 2005 al 21 gennaio 2006). Il catalogo, che  si apre con uno scritto di Nevio Casadio, presenta un testo critico di Josune Ruiz de Infante, dove la studiosa delinea il percorso pittorico dell’artista in relazione ai suoi molteplici interessi artistici.  “(…) L’interesse di Tramonti per la pittura risale al lontano 1929, quando l’artista, chiamato dalla musa del colore, inizia la frequentazione dello studio dell’amico Franco Gentilini, dove nascono i suoi  primi due quadri. Il tema della natura morta, ampiamente utilizzato durante gli anni Quaranta da Guerrino Tramonti, era già stato inaugurato dal nostro pittore nel decennio precedente, come testimoniano le parole di Carlo Savoia che, nella recensione di una mostra faentina del 1932, elogia il “giovanissimo, vergine d’ogni grigiore di scuola: Guerrino Tramonti” il quale “dimostra chiaramente che la pittura, pur essendo soprattutto colore, è anche forma e volume. Belle le sue nature morte con le mele; coloratissime e plasticissime” (SAVOIA, Carlo, La Mostra dei G.U.F. Romagnoli a Faenza, in: «L’Assalto», Bologna, aprile 1932.). Le tematiche legate alla “natura morta” sono quindi oggetto di attenzione da parte dal giovane Tramonti sin dalle prime esperienze nel campo della pittura, e si può addirittura constatare una sorta di trasversalità tematica nell’intera produzione bidimensionale dell’artista, compresa quella della ceramica e della produzione pittorica degli anni della maturità. D’altra parte, è noto che la natura morta costituisce un tema ricorrente nell’iconografica dei diversi gruppi di artisti che lavorano in Italia negli anni Trenta fino alla fine del secondo conflitto mondiale, a cominciare dai “Chiaristi lombardi”, passando dai “Sei di Torino”, agli artisti di “Corrente”, senza trascurare gli esponenti della “Scuola romana”. Come si è già delineato, il giovane artista faentino, sin dall’inizio del suo percorso nella vita dell’arte, non prenderà mai posizioni esclusive (o escludenti) da pittore oppure da scultore; al contrario, la peculiarità, e la ricchezza del suo approccio aperto e a volte  persino eclettico nei confronti delle arti, è quella di non riuscire ad “essere fedele” ad un’unica musa, accarezzando ora la plastica e la pittura, poi la pittura e la ceramica, domani la ceramica, la grafica e di nuovo la pittura, attraverso un accostamento policentrico, sempre consapevole e vivace. Ad eccezione di una piccola tela sulla quale si legge la data 1943, raffigurante una “natura morta con pera, melograni, vaso e monumentale panno piegato” in primo piano, la cui impostazione l’artista riprenderà ad usare, con taglio spigoloso e sintetico, negli anni della sua maturità, le tele presenti nella mostra del Circolo degli Artisti sono realizzate tutte nella seconda metà degli anni Quaranta, fondamentalmente nel periodo compreso tra il 1945 e il 1948. Si tratta di opere che a volte ricordano l’impaginazione post-metafisica dell’amico De Pisis, con il quale Tramonti ha occasione di misurarsi nel suo soggiorno lagunare, come appare documentato nel piccolo dipinto firmato a Venezia nel 1945, raffigurante una “natura morta con selvaggina appesa ad un filo e disegno” attaccato ad un freddo muro grigio, la cui idea rimanda ai “bodegones” seicenteschi di Sanchez Cotán. Lo stesso muro cinereo fa da sfondo ad una “natura morta con caraffa di maiolica” centrata sul piccolo tavolino, dalla quale fuoriesce, come nei fuochi  d’artificio, un’esplosione multicolore di petali, foglie, rametti e fiori, con la stessa data e lo stesso luogo: Venezia 1945. I toni grigi pervasi da una luminosità fredda, che sembra ammuffire la pelle vellutata e carnosa delle “pesche centrate sul piatto” in primo piano, caratterizzano un altro piccolo saggio della metà del decennio. Le composizioni delle tele dipinte da Tramonti nel 1945 iniziano ad accendersi con colori vivaci e sovraeccitati, che attuano da contrappunto al grigiore tipico degli sfondi, e si riempiono di citazioni colte, di quadri nel quadro, di tele rovesciate sulle quali si legge la firma dell’autore, che a volte si moltiplica in diversi foglietti di carta sparsi in qua e in la nel dipinto, creando degli abissi, come in un surreale gioco degli specchi. È il caso della “natura morta con vaso di fiori e conchiglia”, poggiata su un fondale costituito da diversi quadri sovrapposti, dove un cielo plumbeo da paesaggio marino lotta per la supremazia sulla figura femminile situata dietro al vaso in primo piano. Alla stessa tipologia formale e concettuale appartengono, tra gli altri, tre dipinti del 1947: il primo è una “natura morta con vaso di vetro, fiori di pesco e tele accatastate” sullo sfondo, mentre il secondo, eseguito sul verso di una tela dipinta, è costituito dalla coloratissima “natura morta con vaso di fiori, conchiglia e nudo femminile alla Manet; il terzo dipinto invece è la “composizione con album di stampe di Matisse, quadro, bicchiere, pipa e calamaio”, dove Tramonti appone la sua firma sulla stessa superficie su cui è dipinto il nome del maestro francese, quasi come premonizione della “virata” verso la sintesi nello stile pittorico che il faentino darà alla sua pittura, da lì a pochi anni, attraverso la mediazione del “picassismo” e della decorazione ceramica. Tramonti continua a dipingere le sue ricche composizioni d’interni dopo il rientro a Faenza nel 1947, come documentano gli articoli sui giornali che commentano le mostre personali e collettive tenute dall’artista a Ravenna e nella sua città natale, dedicandosi all’arte della pittura “con passione, dimostrando sensibilità, serietà d’intenti, probità” (MORELLI, Angelo, Guerrino Tramonti, in: «Bandiera Rossa», Faenza, 2 agosto 1947.). Al periodo pittorico faentino risalgono alcune nature morte dagli accostamenti azzardati e spaessanti, che sembrano essere state collocate in primo piano sul davanzale di una finestra, imponendosi per monumentalità e drammaticità, sullo sfondo di un cielo grigio da tempesta. Queste tele di Tramonti, tra cui emergono la “natura morta con aringa, uva e pesca” del 1947, oltre alla “natura morta con triglie, conchiglia e agrumi” del 1948 e “la natura morta marina con aragosta e frutta” dello stesso anno, sono pervase di una luminosità bianca che amplifica le tinte squillanti degli elementi organici rappresentati. Nel 1948 l’artista si trasferisce ancora per un breve periodo a Vado Ligure e ad Albisola, con la volontà di fare appello alla musa “ceramica” già chiamata in causa dieci anni prima; per ritornare alla sua attività di ceramista, mentre continua ad esporre le sue pitture in diverse mostre personali e collettive. In effetti, nella personale tenutasi a Ravenna, presso la casa Oriani, sono esposte una trentina di “belle e vibranti opere del pittore e scultore faentino”; in una recensione, Walter Magnavacchi parla di “pittura di uno stile essenziale e deciso, aliena di pentimenti come priva di tristezza, che sgorga da una corrente indubbiamente sana”, in cui “le ben impostate e potenti strutture indicano vaste possibilità e una sensibilità ora per ora affinata (…)” (MAGNAVACCHI, Walter, Pittura di Tramonti a Ravenna, in: «Bandiera Rossa», supplemento dell’«Eco di Romagna», Faenza, 22 maggio 1948, p. 4.). (…) Le opere pittoriche realizzate tra il 1948 e la fine del decennio saranno caratterizzate da una più veloce pennellata, unita ad una maggiore libertà compositiva, che fa uso di tagli obliqui, di scorci, di ribaltamenti di piani, di grovigli di oggetti posizionati in modo casuale e disordinato sulla scena coloratissima del dipinto, come nel caso delle “composizioni con carte da gioco, pipa, ed altri oggetti”, datate tra il 1948 e il 1949. Con la fine del quinto decennio del Novecento si chiude per Tramonti il primo capitolo della sua sperimentazione strettamente pittorica, per aprirsi, con l’arrivo degli anni Cinquanta, di un periodo in cui la pittura sarà utilizzata con un approccio d’arte applicata alla ceramica, attraverso la quale avverrà anche una svolta linguistica all’insegna della sintesi formale e della scelta di una tavolozza squillante, timbrica e pura, vale dire quella che si addice in modo “naturale” ai colori degli smalti ceramici. Prima del salto definitivo verso la pittura su supporto ceramico, tipico della produzione dell’artista durante tutta la decade dei Cinquanta, Tramonti farà una “visita veloce” alla musa della scultura. Con lei si rifarà, tramite la plastica in terracotta smaltata in monocromia, allo stile di quella statuaria arcaistica trasognata, già utilizzata dall’artista (in opere come “Leda e il cigno” e “Orfeo”) nella produzione tridimensionale realizzata a cavallo tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta, ritrovando così l’iconografia dei miti classici e cristiani, come può riscontrarsi dall’analisi di opere come “Madonna con Bambino”, “Orfeo che incanta le belve” del 1949 e “Cavaliere che suona il liuto” del 1951. La stagione della policromia sarà innescata dalla musa della “ceramica” da lì a pochi anni; sotto la sua influenza avverrà una trasposizione del linguaggio pittorico icastico, utilizzato da Tramonti nei suoi dipinti su tela, verso una sorta di “raffreddamento” iconico, di segno prettamente sintetico. Attraverso questa sintesi l’artista – il pittore-scultore-ceramista –  codificherà tutti gli stilemi della sua pittura, in una sorta di “enciclopedia” iconografica da cui attingerà il proprio repertorio di immagini che lo  accompagneranno verso la strada del successo nazionale e internazionale nel campo della ceramica; con la docenza e con la direzione di prestigiose scuole d’arte e di ceramica, come quelle di Civita Castellana, di Castelli d’Abruzzo e di Forlì, ma soprattutto con la partecipazione alle mostre internazionali accanto a firme come Fontana, Melotti, Leoncillo, Scanavino e Fabbri, oltre ai riconoscimenti ufficiali, tra cui spicca la doppia vincita del Premio Faenza nel 1952 e nel 1955. Successo ottenuto grazie al “bacio” polifonico, amplificato, contemporaneo e unisono delle sue tre amatissime muse. Cfr. RUIZ DE INFANTE, Josune, Tre muse per Guerrino Tramonti, in: Tramonti. Dal periodo veneziano ai primi anni ’50, catalogo della mostra, Faenza 2005-2006. Faenza, I Quaderni del Circolo degli Artisti, 2005.

Tramonti. Dal periodo veneziano ai primi anni ’50, Faenza, Circolo degli Artisti, 4 dicembre 2005-21 gennaio 2006, presentazione di Josune Ruiz de Infante.

Guerrino Tramonti. Dalla tavola dei colori ai colori dalla tavola, Faenza, Circolo degli Artisti, 16 dicembre 2006 – 31 gennaio 2007.

Tramonti. 40 anni della sua ricerca, Pieve di Cento, 11 maggio -29 luglio 2007, a cura di V. Coen, E. Mazzotti.

. La figurazione di Guerrino Tramonti tra pittura e ceramica Galleria San Marino (palazzo Arzilli) A Cura di Giancarlo Bojani 10 Aprile-6 Maggio 2009.

Ceramica contemporanea, Fano, Palazzo Montevecchio, a cura di Giancarlo Bojani, 21 dicembre 2008.

Magiche Policromie Roma Museo Nazionale di Palazzo Venezia –Galleria Camponi Roma 22 Ottobre-8 Novembre 2010.

Terra Incognita: Italy’s Ceramic Revival The Hockemeyer Collection of 20th Century Italian Ceramic Art Londra, 30 settembre - 20 dicembre 2009.

Tramonti Guerrino ,tra pittura e ceramica Art Gallery Santa Teresa Fano a cura di Giancarlo Bojani 25 Aprile-8 Maggio 2010.

“ceramiche in terra d’Urbino” Casa natale di Raffaello (bottega di Giovanni Santi) Urbino a cura di Giancarlo Bojani 2-30 settembre 2010.

Creatività Ceramica Italiana Dailininku Sajungos Galerja Vinlius (collettiva) 5-22 Novembre 2010 a cura di Giancarlo Bojani.

Il Terzo Cielo Di Castelli (edizione moderna del soffitto di San Donato,realizzato alla scuola Grue di Castelli d’Abruzzo da Guerrino Tramonti (direttore),Arrigo Visani e Serafino Matucci) Teramo, Archivio di Stato 6 novembre 2010-31 gennaio 2011 a cura di Selene Sconci.

Guerrino Tramonti Maioliche e grès Galleria Terre d’Arte Torino 18 novembre 2010-15 gennaio 2011 a cura di Marisa Falzone.

55° edizione Salone Internazionale d’Arte Contemporanea Béziers (Francia) 7-14 Maggio 2011 (collettiva).

10 /9/2011 Museo Nazionale di Arte Moderna Tokyo

10/12/2011 Hagi Uragami Museum (Hagi)

7/4/2012  Ontani Memorial Art Museum

9/6/2011  Seto City Art Museum (Seto)

17/11/2013 La Magia del Colore Museo Internazionale Ceramiche di Faenza

Mostre collettive

I Mostra d’Arte Moderna, Ferrara, giugno 1930.

Mostra Regionale di Forlì, Forlì, luglio 1930.

Mostra didattica degli allievi della Scuola, Faenza, Regia Scuola di Ceramica, 5-7 giugno 1931.

La Prima mostra dei GUF Romagnoli, Faenza, Sala del Palazzo Zacchia, 17-30 aprile 1932.

Mostra d’Arte e dell’Artigianato, Faenza, Sala del Palazzo Zacchia,  26 giugno-10 luglio 1932.

I Concorso d’Arte Premi Rubicone, Rimini, agosto 1932.

Concorso Premi Rimini di Pittura e Scultura, Rimini, agosto 1932.

II Mostra Sindacale d’Arte della Emilia-Romagna, Forlì, Scuola “Rosa Maltoni Mussolini”, dal 30 ottobre 1932.

Mostra Nazionale Sindacato Belle Arti, Firenze, maggio 1933.

III Mostra d’Arte Moderna Emilia-Romagna, Ferrara, Palazzo Sant’Anna, 4 giugno-27 luglio 1933.

Mostra Interprovinciale d’Arte e i Premi Rubicone  di pittura scultura e bianco-nero, Rimini, Sale dell’Asilo Baldini, luglio-settembre 1933.

Mostra Sindacale d’Arte, Ravenna, settembre 1933.

I Mostra Provinciale d’Arte, Ravenna, Sala di Via Mariani, maggio 1934.

II Concorso d’Arte Premi Rubicone, Rimini, Kursaal, 1 agosto-30 settembre 1934.

II Mostra d’Arte Moderna, Ravenna, Casa Oriani, 13-30 settembre 1936.

I Concorso Nazionale della Ceramica, Faenza, 26 giugno-10 luglio 1938.

Mostra Bagutta. Prima mostra del paesaggio spotornese, Spotorno, luglio 1938.

V Mostra Sindacale, Savona, ottobre 1938.

II Concorso Nazionale della Ceramica, Faenza, Ex-Convento di S. Maglorio, 25 giugno-15 luglio 1939.

Concorsi Speciali in margine alla VII Mostra Interprovinciale d’Arte, Faenza, 25 giugno-9 luglio 1939.

VII Mostra Interprovinciale Faenza d’Arte Faenza, Faenza, Ex Convento di S. Maglorio, 25 giugno-9 luglio 1939.

Mostra Collettiva, Ravenna, Casa del Mutilato, ottobre 1940.

Ventuno Artisti Faentini, Faenza, Dopolavoro Montuschi della Casa Littoria, 21 giugno 1941.

Mostra di Artisti Romagnoli, Forlì, Salone d’Arte del Dopolavoro Provinciale, ottobre-novembre 1941.

Mostra di Artisti Romagnoli e Lombardi, Forlì, Salone d’arte del Dopolavoro Provinciale, gennaio-febbraio 1943.

IV Quadriennale d’Arte Nazionale, Roma, Palazzo delle Esposizioni, maggio-luglio 1943.

Mostra dei Maestri Faentini Contemporanei, Faenza, Istituto A. Oriani, 21 dicembre 1947-7 gennaio 1948.

IV Esposizione Interregionale d’Arte Contemporanea, Ravenna,  5-26 settembre 1948.

VIII Concorso Nazionale della Ceramica, Faenza, Museo Internazionale della Ceramiche, 26 giugno-17 luglio 1949.

Mostra Nazionale Selettiva dell’artigianato artistico, Milano, Centro Nazionale dell’artigianato e dell’Angelicum, 10-30 novembre 1949.

Mostra-Concorso Nazionale della Ceramica, Vicenza, Fiera, agosto-settembre 1950.

II Mostra Nazionale Selettiva dell’Artigianato Artistico, Milano, Centro Nazionale dell’Artigianato Angelicum, 10-30 novembre 1950.

III Mostra Nazionale Selettiva dell’Artigianato Artistico, Milano, Centro Nazionale dell’Artigianato “Angelicum”, 10-30 novembre 1951.

IItaly at Work. Her renaissance in design today, mostra itinerante in U. S. A.: New York, Brooklyn Museum, 22 novembre 1950; Chicago, Art Institute, 7 marzo 1951; San Francisco, De Young Memorial Museum, 18 giugno 1951;  Portland, Portland Art Museum, 5 settembre 1951; Minneapolis, Art Museum, 27 novembre 1951; Houston, Museum of Fine Arts, 13 febbraio 1952; St. Louis, City Art Museum, 4 maggio 1952; Toledo, Toledo Art Museum, 7 settembre 1952; Buffalo, Albright Art Gallery, 27 novembre 1952; Pittsburgh, Carnegie Art Museum, 15 febbraio 1953; Baltimora, Baltimora Museum of Art, 1 maggio 1953; Providence, Museum of Art Rhode Island School of  Design, 1 ottobre 1953. 

I Mostra della Ceramica d’Arte Italiana, Messina, Fiera, 21 giugno-13 luglio 1952.

X Concorso Nazionale della Ceramica, Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, 29 giugno-13 luglio 1952.

III Mostra Nazionale della ceramica, Pesaro, 3-24 agosto 1952.  

Mostra–Concorso Nazionale della Ceramica, Vicenza, Fiera, 30 agosto-15 settembre 1952.

IV  mostra nazionale selettiva dell’artigianato artistico, Milano, Centro Nazionale dell’Artigianato “Angelicum”, 8-30 novembre 1952.

Mostra degli artisti romagnoli, Firenze, Galleria dell’Illustrazione Italiana, marzo 1953.

Mostra Nazionale Ceramisti, Milano, Galleria San Fedele, 21 marzo-4 aprile 1953.

Testimonianza a Cristo, Mostra Nazionale, Milano, Galleria San Fedele, aprile 1953.

Artisti di Romagna, Milano, Galleria Cairola, aprile 1953.

XI Concorso Nazionale della Ceramica, Museo Internazionale delle Ceramiche, Faenza, 27 giugno-12 luglio 1953.

VIII  Mostra-Concorso Nazionale della Ceramica, Vicenza, Fiera, agosto-settembre 1953.

Moderne Italienische Keramik, München (Germania), Neue Sammlung, Museo Statale per l’Arte Applicata;  Stuttgart, Landesgewerbeamt Baden Wuettemberg; Karlsruhe, Orangerie; Düsseldorf, Hetjens Museum, agosto-ottobre 1953.

V Selettiva Nazionale. Mostra d’arte sacra dell’Angelicum, Milano, 10-30 novembre 1953.

IX Mostra-Concorso Nazionale della Ceramica, Vicenza, Fiera, 4-19 settembre 1954.

X Triennale, Milano, Palazzo dell’Arte, ottobre 1954.

XIII Concorso Nazionale della Ceramica, Faenza, 25 giugno-10 luglio 1955.

Grandi Maestri Castellani. Mostra della Ceramica Moderna, Teramo, ottobre 1955.

Collages di Titina Rota e Ceramiche di Guerrino Tramonti, Padova, Galleria della Chiocciola, 26 novembre- 9 dicembre 1955.

Antologia della Ceramica. Cinquanta Ceramisti Italiani, Milano, Palazzo Serbelloni, marzo 1957.

Moderne Italienische Keramik, Freiburg (Germania), Kunstverein Freiburg im Breisgau, 27 aprile-26 maggio 1957.

II Mostra della Ceramica e dei Lavori in Metallo, Premio Gubbio “Mastro Giorgio”, Gubbio, Palazzo Ducale, 14-29 settembre 1957.

Prima Mostra Didattica della Scuola d’Arte di Forlì, Forlì, Auditorium Comunale, 4-30 settembre 1960.

Meister der Keramik aus Faenza, Colonia (Germania), 7-14 maggio 1961.

Mostra di Ceramisti Faentini, Ferrara, Galleria Montanari, 20 febbraio 1962.

International Exhibition of Contemporary Ceramics Art, Tokyo (Giappone), Museo Nazionale, 22 agosto-13 settembre 1964; Kurume, Museo Ishibashi, 23 settembre-10 ottobre 1964; Kyoto, Museo Nazionale, 5 – 29 novembre 1964; Nagoya, Nuseo Aichi, 12-18 gennaio 1965.

5 Talijanskih Keramičara (Gaeta, Matteucci, Melandri, Tramonti, Zauli), Rijeka (Jugoslavia), Moderna Galerija, Musee d’Art Moderne, 21 gennaio-6 febbraio 1965.

3° Concorso di Ceramica d’Arte, Ex magazzino del Sale, Cervia, luglio-settembre 1965.

4° Concorso di Ceramica d’Arte 1966, Cervia, Ex magazzino del Sale, 24 luglio-11 settembre 1966.

IV Biennale d’Arte della Ceramica. IX Premio Gubbio “Mastro Giorgio”, Gubbio, Convento di San Francesco, 6 agosto-10 settembre 1966.

2° Concorso Nazionale di Ceramica e Scultura “Francesca da Rimini”, Rimini, Centro Zavatta, 20 agosto-18 settembre 1966.

5° Concorso di Ceramica d’Arte 1967, Cervia, Ex magazzino del Sale, 23 luglio-10 settembre 1967.

6° Concorso di Ceramica d’Arte 1968, Cervia, Ex magazzino del Sale, 21 luglio-8 settembre 1968.

Exposiciòn de Ceràmicas de Faenza, Madrid (Spagna), Instituto Italiano de Cultura, 13-22 marzo 1969.

Suvremeni Ravenski Umjetnici, Dubrovnik (Jugoslavia), Umjetnička Galerija, settembre 1969.

Contemporary Ceramic Art. Europe and Japan, Kyoto (Giappone), The National Museum of Modern Art, 28 agosto-11 ottobre 1970.

V Collettiva di Ceramica, Sesto Fiorentino, Rifugio Gualdo, 2-31 ottobre 1976.

Cultura e Società in Emilia Romagna, Mosca (Unione Sovietica), Istituto di Cultura Italiana, 4-17 settembre 1978.

Quaranta Anni del Premio Faenza, Siena, Palazzo Pubblico, 26 marzo-30 aprile 1983.

Artisti in Ceramica e Ceramica di Artisti 1947-1964, Parma, Mercantinfiera, ottobre 1985.

Keramikaniz Faence od Srednjeg Veka do Danas iz Medunarodnog muzeja keramike u Faenci, Belgrado (Jugoslavia), Muzej Primenjene Umetnosti; Novi Sad, Vojvodanski Muzej; Ljubljana, Narodni Muzej; Sarajevo, Collegium Artistucum, aprile-settembre 1986.

Keramik aus Faenza. Vom Mittelalter zur Gegenwart aus dem Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Innsbruck (Austria), Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, 9 dicembre 1986-18 gennaio 1987; Salisburgo, Salzburger Museum Carolino Augusteum, 13 febbraio-29 marzo 1987.

Idee per la Ceramica, 30 Anni di Premi della Fiera di Vicenza, Nove di Bassano Salisburgo, Museo della Ceramica, 20 settembre-30 novembre 1987.

La Tradizione del Moderno nella Ceramica di Castelli, G. Baitello, S. Mattucci, A. Visani, G, Tramonti, Teramo, Aula Magna del Convitto Nazionale “Melchiorre Delfico”, 16 novembre 1988.

600 XPONIA KEPAMIKH AПO TH ФAENTΣA. Sei secoli di ceramiche di Faenza, Atene (Grecia), Pinacoteca Nazionale e Museo Alessandro Sutsu, 11 ottobre 1989.

Terra & Terra. Quattro presenze negli anni Cinquanta Laveno Mombello, Palazzo Perabò, Museo della Ceramica, 1 luglio - 24 settembre 1989.

Faenza Seramikleri Sergisi. Mostra di Ceramiche di Faenza, Istanbul (Turchia), Istituto di Cultura Italiana, 8 Okak-12 Subat 1990.

Cerâmica de Faenza. Da Idade Média ao Século XX, Lisbona (Portogallo), Museu Nacional do Azulejo, 4-24 febbraio 1991.

Ceramica de Faenza. De l’Edat Mitjana al Segle XX, Valencia (Spagna), Museu Nacional de Ceràmica Gonzalez Martì, 4 marzo-4 aprile 1991; Barcelona, Museu de Ceràmica, 18 aprile-2 giugno 1991.

La Ceramica dell’900. Seconda Mostra Mercato, Faenza, Palazzo delle Esposizioni, 14-22 settembre 1991.

Ceramiche Italiane Contemporanee 1950 – 1990, Kyushu (Giappone), Museo delle Ceramiche, 29 agosto-4 ottobre 1992; Shigaraki, Parco Culturale delle Ceramiche, 10 ottobre-23 novembre 1992; Toki, Ceratopia, 22 gennaio-21 febbraio 1993.

Figuriamoci un gatto, Arenzano, Galleria Nastré, agosto 1993.

La Tradizione del Moderno nella Ceramica di Castelli, Castelli d’Abruzzo, Museo delle Ceramiche, 1 agosto-30 settembre 1994.

I Maestri dell’Arte. XXXV Mostra della Ceramica, Castellamonte, Rotonda Antonelliana, 4 agosto-3 settembre 1995.

A Faenzai Kerámia 600 Éve. Sei Secoli di Ceramiche di Faenza, Kecskemét (Ungheria), Kecskeméti Galéria, 1997.

Ceramica di Faenza, Cairo (Egitto), Centro Hanaguer, 23 maggio-22 giugno 1998.

Maioliche di Faenza dal Trecento al Novecento. Maiolica of Faenza from the 14 century to the 20 century, Melbourne (Australia), The Geouge Adams Gallery, 14 ottobre-1 novembre 1998; Sydney, Hotel Intercontinental, 7-20 novembre 1998.

Verso un’arte maggiore, Cervia, Sala Rubicone Magazzini del Sale, dicembre 1998-gennaio 1999.

Coree-Italie. Art contemporain: tableaux, Parigi, Galleria Deburaux Aponem, céramique, 13-19 ottobre 2008.

La figurazione di Guerrino Tramonti tra pittura e ceramica Galleria San Marino (palazzo Arzilli) A Cura di Giancarlo Bojani 10 Aprile-6 Maggio 2009.

Ceramica contemporanea, Fano, Palazzo Montevecchio, a cura di Giancarlo Bojani, 21 dicembre 2008.

Magiche Policromie Roma Museo Nazionale di Palazzo Venezia –Galleria Camponi Roma 22 Ottobre-8 Novembre 2010.

Terra Incognita: Italy’s Ceramic Revival The Hockemeyer Collection of 20th Century Italian Ceramic Art Londra, 30 settembre - 20 dicembre 2009.

PREMI

1932. Secondo Premio Rubicone per la Scultura (ex-aequo con Gaetano Brighi), Rimini.

1933. Primo Premio Rimini per la Scultura (ex-aequo con Piero Bagli e Angelo Biancini), Rimini.

1934. Primo Premio Rubicone per la Scultura, Rimini.

1934. Premio di incoraggiamento della Reale Accademia d’Italia, Roma.

1938. Quarto Premio al I Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza (Testa di  Fanciulla, Manifattura La Casa d’Arte, Albisola Capo, Modello di Guerrino Tramonti).

1949. Segnalazione al VIII Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza.

1950. Premio “Angelicum” per la ceramica, Milano.

1950. Quarto Premio (ex aequo) al “Concorso Città di Nove” alla Mostra-Concorso Nazionale di Vicenza.

1951. Premio “Angelicum” Ministero Industria e Commercio, Milano.

1952. Premio “Faenza” al X Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza, Guerrino Tramonti – Antonio Scordia.

1952. Secondo Premio. “Camera di Commercio ed E.N.A.P.I.” alla Mostra-Concorso Nazionale di Vicenza. (Premiato il pannello “Acrobata”).

1952. Premio “Mortelle” alla Prima mostra della ceramica d’arte italiana di Messina.

1952. Primo Premio (“Piatto Decorativo”) alla Mostra Nazionale della Ceramica di Pesaro. (Premiato il grande piatto con pesce dorato su fondo azzurro).

1953. Secondo Premio (ex aequo) al “Concorso Città di Nove” alla VIII Mostra-Concorso Nazionale di Vicenza.

1955. Premio “Faenza” (ex aequo) al XII Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza.

1955. Medaglia d’oro E.N.A.P.I. alla Mostra Ceramica di Teramo.

1957. Secondo Premio alla II Mostra della Ceramica e dei lavori in metallo, Premio Gubbio “Mastro Giorgio” di Gubbio.

1965. Premio “Città di Cervia” (ex aequo con Tino Bernabè) al 3° Concorso di ceramica d’arte di Cervia.

1966. Primo Premio al 2° Concorso Nazionale di Ceramica e Scultura “Francesca da Rimini”, Rimini.

1966. Secondo Premio (ex aequo) alla IV Biennale d’Arte della Ceramica. IX Premio Gubbio “Mastro Giorgio” di Gubbio.

1967. Targa d’Onore al 5° Concorso di ceramica d’arte di Cervia.

1968. “Premio Pinarella” al 6° Concorso di ceramica d’arte di Cervia.

OPERE IN MUSEI

Le opere di Tramonti sono esposte in una mostra antologica permanente  presso il Museo Guerrino Tramonti di Faenza, sito in via Fratelli Roselli 8. Le opere dell’artista faentino sono conservate in numerose collezioni private ed esposte in musei in Italia e all’estero.



Londra, Victoria and Albert Museum

Kyoto, Museo d’Arte Moderna

Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche

Faenza, Circolo degli Artisti

Faenza, Pinacoteca

Castelli d’Abruzzo, Museo della Ceramica

Atene, Pinacoteca

Amburgo, Museum fur Kunst und Gewerbe

Colonia, Museum für Angewandte Kunst

Roma, Città del Vaticano

Ginevra

Parigi

New York

Pesaro, Musei Civici

Vicenza

Firenze, Museo dell’Artigianato

Firenze, Museo degli Istituti e Scuole d’Arte

Nove di Bassano, Museo della Ceramica

Bassano del Grappa, Palazzo Sturm, Museo della Ceramica

Barcellona, Amsterdam, Ginevra, Oslo, Stoccolma


Museo Arte Moderna Tokyo

Hagi Uragami Museum di Hagi

Otani Memorial Art Museum di Nishinomiya

City Art Museum di Seto

Museo Ceramiche orientali Osaka